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UBS archivia il 2023 non senza critiche per gli stipendi troppo alti

Il logo di UBS all'entrata della St.Jakobshalle, luogo dell'assemblea generale.
Nell'incontro annuale presso la St. Jakobshalle di Basilea, numerosi oratori hanno espresso sorpresa e disappunto per l'elevata retribuzione di Ermotti, KEYSTONE/© KEYSTONE / GEORGIOS KEFALAS

Archiviata la prima assemblea generale di UBS dopo l'acquisizione di Credit Suisse. A Basilea non pochi azionisti hanno criticato gli stipendi dei top manager e in particolare del Ceo Sergio Ermotti. Da parte sua la dirigenza ha parlato di importanti progressi nell'integrazione di Credit Suisse.

Nell’incontro annuale presso la St. Jakobshalle di Basilea, durato diverse ore, numerosi oratori hanno espresso sorpresa e disappunto per l’elevata retribuzione di Ermotti, che nel 2023 ha incassato 14,4 milioni di franchi per un mandato di solo nove mesi.

L’esponente dell’associazione Actares (azionisti per un’economia sostenibile) ha accusato il consiglio di amministrazione di prendere in conto una perdita di reputazione e di fiducia con tale retribuzione. Il rappresentante di Ethos, fondazione attenta agli investimenti socialmente responsabili, ha fatto riferimento anche all’adeguamento dei parametri per il raggiungimento degli obiettivi di bonus, che potrebbero portare il compenso di Ermotti a lievitare a oltre 20 milioni.

A nome del consiglio di amministrazione il presidente Colm Kelleher ha invece difeso la remunerazione del Ceo, riconoscendogli una “straordinaria performance”. “Sergio Ermotti ha probabilmente il compito più difficile nel settore finanziario a livello mondiale”, ha sostenuto il 66enne. A netta maggioranza il rapporto sulle remunerazioni è stato approvato dall’83,5%.

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È comprensibile che l’acquisizione di Credit Suisse abbia innescato un nuovo dibattito in Svizzera sulle modalità di regolamentazione delle banche, ha affermato Colm Kelleher. UBS sostiene molte delle raccomandazioni formulate dalle autorità di vigilanza e dagli organismi di esperti, comprese quelle contenute nell’ultimo rapporto del Consiglio federale sulla stabilità bancaria.

Al capitolo fusione, Sergio Ermotti ha detto di vedere già “molti progressi” nell’integrazione di Credit Suisse. Sono però ancora necessarie significative misure di ristrutturazione e ottimizzazione, prima che la grande banca possa sfruttare appieno i vantaggi dell’acquisizione.

L’integrazione è “una maratona, non uno sprint”, ha sostenuto Ermotti che in gioventù ha accarezzato l’idea di fare il calciatore, prima di propendere per l’apprendistato bancario. A suo avviso il 2024 sarà un anno decisivo per la grande banca. Le priorità più importanti per la prima metà del 2024 comprendono la fusione delle due società madri e il trasferimento delle attività statunitensi a un’unica holding intermedia. “La fusione delle nostre banche elvetiche dovrebbe avvenire entro la fine del terzo trimestre”.

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