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Super-ricchi e super inquinatori?

sdraio su yacht di lusso
Il lusso sfrenato inquina di più... Keystone / Sebastien Nogier

Le differenze nelle emissioni di CO₂ tra le classi più povere e quelle più benestanti sono enormi. Lo dimostra un'analisi dei dati relativi alla Svizzera. 

La disparità tra ricchi e meno ricchi non si valuta solo da quanto denaro una persona abbia nel conto in banca (nel 2022 l’1% della popolazione svizzera possedeva il 44% della ricchezza totale della nazione), ma anche su quanto CO₂ produca e, poco sorprendentemente a dire il vero, i più ricchi inquinano (molto) più di chi ha meno risorse finanziarie. A dimostrarlo, presentando uno studio, è il quotidiano Tages-Anzeiger in un articolo pubblicato giovedì sul suo sito.  

Nella Confederazione ogni anno vengono prodotte 132 megatonnellate di CO₂. Ossia una media di 15 tonnellate per abitante. La media però non rispecchia la realtà: ci sono persone che producono molta più anidride carbonica di altre.  Ed esiste uno studio che lo dimostra: secondo il Climate Inequality ReportCollegamento esterno (CIR) 2023, a cura del World Inequality Lab, in Svizzera una persona con basso reddito emette 9 tonnellate di CO₂ all’anno, ossia poco più della metà della media nazionale. Una frazione molto piccola di quanto emette ogni persona appartenente all’1% più ricco della Confederazione: 195 tonnellate. Il quadro generale che emerge dai dati del CIR è che il 10% più ricco della popolazione inquina più del 50% dei più poveri.  

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Come è possibile? Più si è benestanti, più si tende a guidare automobili grandi e potenti, a vivere in case grandi, a viaggiare in aereo, a consumare di più e a investire il proprio denaro in attività che emettono grandi quantità di anidride carbonica. Risultato: si emettono, direttamente e indirettamente, molti più gas a effetto serra.  

Più le persone sono povere, maggiore è l’impatto dei costi energetici sul loro portafoglio, sottolinea il ricercatore Lucas Chancel del World Inequality Lab. Secondo lui non serve a nulla guardare alle medie nazionali. Per sapere chi deve ridurre le proprie emissioni, quanto velocemente e quando, è molto più utile conoscere i livelli di emissioni dei diversi gruppi sociali all’interno di un Paese. 

Le emissioni svizzere non sono così elevate come quelle di Cina, India o Stati Uniti, ma secondo uno studio pubblicato nel 2022 dalla società di consulenza McKinseyCollegamento esterno rappresentano comunque il 2-3% del totale del CO₂ emesso. Valori molto alti vengono raggiunti se si considera il livello di singoli individui: in particolare i ricchi svizzeri sono tra i maggiori inquinatori al mondo. 

Tassare di più chi può permetterselo 

In un momento in cui il riscaldamento globale sta diventando sempre più tangibile, alcuni propongono che il patrimonio dei Paperon de’ Paperoni venga messo al servizio dell’ambiente. È il caso della consigliera nazionale bernese Natalie Imboden (Verdi), che lo scorso settembre ha presentato una mozione per introdurre una tassa progressiva sul CO₂. L’idea di partenza è semplice: più si è benestanti, più si inquina e quindi più si dovrebbe pagare. “Quando le disuguaglianze aumentano, dobbiamo adattare il sistema fiscale. La tassa colpisce i ricchi, ma anche chi inquina. Le due cose sono correlate”, ha detto la deputata al quotidiano svizzero-tedesco. Il Parlamento dovrà ora occuparsi della proposta, ma questo probabilmente non avverrà prima delle elezioni federali di ottobre. 

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Imboden sta nel frattempo perfezionando le sue argomentazioni. Cita, per esempio, un rapporto di OXFAMCollegamento esterno, un’alleanza internazionale di organizzazioni non profit che si dedicano alla riduzione della povertà globale attraverso aiuti umanitari e progetti di sviluppo. Lo studio rivela che, a livello mondiale, un miliardario emette in media un milione di volte la quantità di gas serra emessa da qualcuno che si collochi nel 90% più povero della popolazione mondiale. La stessa OXFAM ha invitato i Governi mondiali a sviluppare politiche fiscali che affrontino contemporaneamente la crisi climatica e le disuguaglianze. Un’idea che è stata discussa anche all’ultimo Forum economico mondiale (WEF) di Davos: un gruppo composto da decine di milionari e miliardari ha chiesto ai Governi di tassarli di più “per il bene comune”Collegamento esterno con lo slogan “In Tax we Trust”Collegamento esterno. Tra questi anche Abigail Disney, erede del papà di Topolino. Un solo nome svizzero è presente tra le e i firmatari della richiesta: Anne Pintus, una specialista in marketing digitale che lavora in ambito farmaceutico.  

Altri sviluppi

Il tempo stringe per poter raggiungere l’obiettivo dell’accordo di Parigi, ricorda Imboden: al momento la Svizzera non ha gli strumenti che le permetterebbero di ridurre del 50% le sue emissioni entro il 2030 come previsto.  

Anche i Giovani socialisti si sono occupati della questione, lanciando un’iniziativa che propone di tassare in futuro le grandi eredità per finanziare la lotta contro la crisi climatica. Questo perché gli svizzeri più ricchi sono anche tra i maggiori inquinatori d’Europa: solo l’1% dei lussemburghesi ha un impatto ancora più marcato. Per contro, se ci si allineasse sulle emissioni dei più poveri la Svizzera avrebbe già raggiunto l’obiettivo climatico del 2030. 

Un’iniziativa fondamentalmente lodevole, secondo il consigliere nazionale friburghese Jacques Bourgeois (PLR, destra liberale), presidente della Commissione dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’energia (CAPTE) del suo ramo del Parlamento, ma di difficile applicazione. Né l’Ufficio federale dell’ambiente né quello di statistica dispongono infatti di dati riguardanti le emissioni delle diverse fasce della popolazione. Un monitoraggio delle emissioni sarebbe “impensabile”. 

Il fatto che la politica ambientale elvetica, scrive dal canto suo il Tages-Anzeiger, si limiti a misure che non tengono conto delle differenze di reddito potrebbe essere anche uno dei motivi del “no” alla legge sul CO₂ nel giugno 2021. Secondo chi vi si è opposto, infatti, la normativa penalizzava eccessivamente i redditi medio-bassi. Sarebbe costata molto alle popolazioni rurali e montane, a fronte di un beneficio climatico modesto. 

Insomma, per cercare di aiutare l’ambiente sembrerebbe necessario anzitutto migliorare i calcoli statistici.  

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