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I finanzieri che disobbedirono per salvare perseguitati dal nazifascismo

Due uomini, uno con il cappello
A sinistra Domenico Amato, a destra Tullo Centurioni. Archivio del Museo Storico della Guardia di Finanza.

La tragica vicenda di due finanzieri italiani, che negli anni bui del nazifascismo disobbedirono agli ordini di servizio, per aiutare persone perseguitate a passare clandestinamente il confine fra Italia e Svizzera.

Bussarono alla porta alle prime luci dell’alba, nell’autunno del 1944. Tutta la famiglia scese di corsa la scala del palazzo, nel villaggio di Dolcè, in provincia di Varese, per raggiungere l’uscio. Erano ancora in pigiama. Il finanziere Tullo Centurioni era senza divisa. Ai suoi fianchi, due guardie armate.

Disse ai parenti di essere passato per un saluto, ché veniva trasferito per servizio a Bolzano. “Vero che era diretto a Bolzano. Ma non per lavoro. Bensì, per essere internato nel campo di concentramento bolzanino”, racconta Enrico Fuselli.

Docente di materie letterarie in un istituto tecnico italiano, Fuselli nel 2010 ha scritto insieme all’allora direttore del Museo storico della Guardia di Finanza, Gerardo Severino, “Gli eroi del Ceresio. Storia di due medaglie d’oro al merito civile”. Un’opera dedicata alla tragica parabola di Tullo Centurioni e del suo collega, l’appuntato Domenico Amato. I due finanzieri italiani persero la vita per aver aiutato persone in fuga dal nazifascismo a passare il confine – per cercare rifugio in Svizzera.

Scelta di coscienza

Fuselli ci tiene a precisare che sul titolo del libro lui e il suo coautore hanno a lungo esitato, perché “ai giorni nostri ‘eroe’ è un termine inflazionato, usato con leggerezza. Viene definito tale persino un calciatore che scende in campo dopo aver preso un antidolorifico”, sostiene. La vicenda dei due finanzieri, tuttavia, merita l’epiteto e fa venire la pelle d’oca.

È una storia di abnegazione, sacrificio, altruismo – e disobbedienza agli ordini in nome di una scelta di coscienza.

Erano anni bui e tempestosi nel Vecchio continente. Anni di guerra, di paura e di violenza diffusa. Il confine fra Italia e Svizzera era clandestinamente attraversato da persone perseguitate, che cercavano scampo dalla minaccia di essere arrestate, torturate, o internate.

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Racconta Fuselli: “Ho scritto tanti libri, ma questa è la storia che più mi ha coinvolto emotivamente. Centurioni e Amato erano giovani ed erano entrambi sposati. Uno aveva già tre figlie. Hanno scelto di contravvenire agli ordini, ordini che erano ben precisi: arrestare quelle persone e consegnarle ai nazisti. Invece le hanno salvate, e per averlo fatto hanno perso la vita. Si sono sacrificati in nome della solidarietà e della giustizia”.

La vicenda dei due finanzieri si incardina fra le tante tragedie individuali che in quei tormentati anni toccarono il confine italo-svizzero. La sua conformazione irregolare e difficile da controllare lo rese un potenziale rifugio, ma anche una zona di grande pericolo. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, il Nord Italia precipitò nel caos. L’esercito tedesco occupò rapidamente le posizioni chiave e il confine divenne teatro di fughe di massa: nell’Alto Varesotto in una sola notte migliaia di persone riuscirono a passare in Svizzera.

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“Per parecchi anni, figure di vario genere aiutarono chi era perseguitato a lasciare il Paese. Gli spalloni lo facevano in genere per denaro e talvolta abbandonavano i malcapitati nei pressi di una caserma, perché fossero arrestati. I pescatori sappiamo che l’hanno spesso fatto gratuitamente, o dietro un piccolo compenso volontario, dato loro per esprimere gratitudine. Da quanto mi risulta, i finanzieri lo hanno sempre e solo fatto per spirito di servizio e per opposizione alle politiche fasciste”, continua Fuselli.

Una barca su un lago
Anche i pescatori ticinesi aiutarono persone a rifugiarsi in Svizzera. Museo del Malcantone di Curio

La Guardia di Finanza antifascista? Confesso a Fuselli un certo stupore. Il docente non si scompone e rilancia: “Assolutamente sì. I finanzieri erano anzitutto legittimisti e fedeli al re. Diffidavano dei repubblichini fascisti e, di conseguenza, anche dei nazisti. Tranne rare eccezioni, in quegli anni la maggior parte dei finanzieri aveva una posizione chiara al riguardo. Ci furono persino alti ufficiali che in segreto lottavano a fianco della Resistenza e piani segreti per far disertare in massa interi reparti”.

Col favore delle tenebre

La diffidenza con i sostenitori di Benito Mussolini era reciproca. Durante il primo congresso del Partito fascista repubblicano, a gran voce si chiese lo scioglimento della Guardia di Finanza, accusata di favorire l’espatrio di chi dissentiva, “il che era considerato al tempo il più grave dei reati”.

In quegli anni, i laghi erano la via di fuga privilegiata verso la Svizzera. Si sceglievano i punti meno sorvegliati del confine, attraverso i quali scappare in maniera rocambolesca, col favore delle tenebre.

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Per decenni, la storia di Centurioni e Amato è rimasta chiusa in un cassetto. Secondo Fuselli, “c’era una sorta di ritegno. I finanzieri sono per definizione assai discreti, tutto quanto riguarda le attività di servizio non viene divulgato neanche in famiglia. Forse ha costituito un freno anche il fatto che i due avessero disobbedito a ordini superiori”.

Il punto di svolta è stato il lancio della Giornata della Memoria, che ha consentito di cominciare a riscoprire e raccontare le piccole e grandi vicende umane dell’epoca. Ma, come sottolinea il docente, “sarebbe riduttivo concentrarsi solo sulla Shoah. In quegli anni sono morti anche molti prigionieri di guerra, politici e tanti disgraziati, colpevoli di essersi ritrovati nel momento e nel luogo sbagliato. E persone che, come questi due finanzieri, si sacrificarono per aiutare il prossimo”.

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Domenico Amato fu deportato a Mauthausen e morì nel sottocampo di Gusen nel febbraio 1945. Tullo Centurioni, dopo il campo di concentramento di Bolzano, passò per diverse prigioni e per altri campi, finendo anch’egli a Mauthausen. “Probabilmente Centurioni era vivo al momento della liberazione di quel campo. Ma di lui si è persa ogni traccia – si presume sia morto di stenti”, conclude Fuselli.

Nel 2008, i due finanzieri sono stati insigniti della medaglia d’oro al merito civile dalla Repubblica italiana per il coraggio e le azioni umanitarie. Cerimonie hanno da allora continuato ad onorarne la memoria, un monito sull’importanza delle scelte individuali di coscienza – e del coraggio di opporsi alle ingiustizie durante i periodi più bui della storia.

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