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La scomparsa della torpediniera Locusta, un mistero fra Svizzera e Italia

Cartolina d'epoca.
La torpediniera fotografata alla fine dell'Ottocento sul Lago Maggiore. Archivio storico nazionale Guardia di Finanza.

In 130 anni, molte spedizioni hanno tentato di individuare sul fondale del Lago Maggiore il relitto del mezzo utilizzato nel XIX secolo dalla Regia Guardia di Finanza per pattugliare i laghi di confine. La torpediniera e il suo equipaggio sono scomparsi nel nulla.

Secondo le cronache, la sera dell’8 gennaio 1896 c’erano “cielo sereno e lago calmo, con una fredda brezza spirante da nord dalla vicina Svizzera. All’improvviso, verso la mezzanotte, sul Lago Maggiore si scatenò una violenta burrasca. “A Laveno dovettero fermare i carri merci, perché oscillavano sui binari. A Cannobio saltò la copertura di una fabbrica”, racconta l’appassionato studioso di storie di confine Enrico Fuselli. Quella notte, la Regia Guardia di Finanza italiana era in servizio di pattugliamento delle acque del lago con la torpediniera T19, nome in codice Locusta.

“Il controllo dei laghi di confine era da sempre un problema. Inizialmente, la Regia Guardia di Finanza aveva delle barche piccole, lente e piuttosto pericolose. Poi, entrarono in gioco le torpediniere”, spiega Fuselli. I “battelli incrociatori” erano popolari in quegli anni in tutte le Marine europee: armati di siluri, venivano calati in acqua da grandi imbarcazioni. Ben presto, però, “ci si rese conto che non erano adatti alle battaglie navali. Così, la Finanza acquisì dalla Regia Marina dieci torpediniere di produzione inglese, da impiegare nel servizio anticontrabbando. Furono adattate, togliendo i lanciasiluri, e aggiungendo su un lato un grande proiettore elettrico per illuminare la superficie dell’acqua”.

La tempesta sul lago

La sera dell’8 gennaio 1896, la Locusta lasciò la darsena di Cannobio, diretta verso la svizzera Brissago. A bordo c’erano otto marinai, quattro agenti, un tenente della Regia Guardia di Finanza e un elettricista civile. Quest’ultimo sbarcò poco dopo la partenza a Piaggio Valmara, insieme al tenente, per effettuare un’ispezione. Una casualità che salvò la vita ai due uomini. Intorno a mezzanotte, infatti, il lago fu spazzato dalla tempesta. Le fonti dell’epoca riportano che la Locusta si diresse verso Punta Cavalla, nel tentativo di trovare riparo. Da Cannobio in molti videro per l’ultima volta il potente faro della torpediniera puntare all’improvviso verso il cielo. Poi, il buio.  

foto di un lago in bianco e nero.
Veduta di Ascona e del lago Maggiore, nel 1924. Archivio del Centro di dialettologia e di etnografia, Bellinzona.

La torpediniera gemella T21, nome in codice Zanzara, fu mandata in soccorso ai naufraghi, mentre palombari specializzati arrivarono di gran carriera da Genova. Nei giorni successivi, come racconta nei dettagli questo ricco articoloCollegamento esterno, continuarono le ricerche anche con barche private e persino alcuni piroscafi di linea. Nonostante gli sforzi, non fu trovata traccia del relitto, né degli uomini. La Locusta e il suo equipaggio sembrerebbero essere stati inghiottiti dal lago da ormai 130 anni.

Sconfinamento di luce

A vedere oggi le foto della torpediniera, si stenta a immaginare che potesse navigare. Era quasi un’asse, che emergeva per 50 centimetri dalle acque. “Sull’efficacia del servizio, poi, all’epoca c’erano dubbi. In condizioni di oscurità, guardando nel raggio luminoso prodotto dal faro, dopo pochi minuti la vista faceva cilecca”, spiega Fuselli.

Antonio Fogazzaro nel romanzo “Leila” (1910) descrive “il saettar di lampi dalla torpediniera” sul lago di Lugano. 

La poesia “TerrazzaCollegamento esterno” di Vittorio Sereni (1941) menziona “Siamo tutti sospesi / a un tacito evento questa sera / entro quel raggio di torpediniera / che ci scruta poi gira se ne va”.

Sereni menziona le torpediniere anche in “Inverno a LuinoCollegamento esterno” (1942) “Di notte il paese è frugato dai fari, / lo borda un’insonnia di fuochi / vaganti nella campagna, / un fioco tumulto di lontane / locomotive verso la frontiera”.

Piero Chiara ne “La stanza del vescovo” (1976) fa riferimento a “bolle che risalgono sulla superficie del lago”, evocando le anime dei caduti della Locusta.  

“Torpediniera T19 Locusta. Pattuglia senza ritorno”, di Elio Motella, Editore Macchione (2020) ricostruisce il mistero e contiene immagini d’epoca. Al centro del romanzo c’è la storia d’amore fra una maestra elementare e un fuochista della Marina.

Quanto al contrabbando, si ritiene che le torpediniere avessero più che altro un effetto dissuasivo. Il loro raggio di luce, d’altronde, suscitò vibranti proteste da parte delle popolazioni dei villaggi ticinesi affacciati sui laghi e persino delle autorità federali.

Foto del 1919.
Il lago di Lugano nel 1919. Monte San Salvatore, veduta verso Porlezza. In servizio su questo lago c’erano le torpediniere T7 Tersicore e T20 Grillo. Archivio del Centro di dialettologia e di etnografia, Bellinzona.

Fuselli racconta che “il raggio del proiettore spesso non rispettava i confini e dal nord venne definito ‘molesto e inopportuno’. Tecnicamente, potremmo dire in maniera un po’ fantasiosa che si trattò di uno.. sconfinamento del raggio luminoso. Ma c’era anche un’altra ragione – meno nobile. Il contrabbando era fondamentale per le popolazioni locali, e l’esportazione, pur se illegale, portava denaro all’erario elvetico”. Le pattuglie sul lago, insomma, non erano ben viste. Le precarie imbarcazioni ebbero, tuttavia, anche un’altra funzione: soccorrere le persone. “I laghi prealpini sono pericolosi e le torpediniere hanno salvato molta gente che vi si era avventurata in condizioni non ottimali. Quindi, c’è stato un risultato di servizio”, conclude Fuselli.

copertina giornale antico.
“Drammatico salvataggio sul lago di Lugano durante una fiera burrasca: fra una torpediniera e una barca sperduta”. Disegno di A. Beltrame. Si ringrazia la Fondazione Corriere della Sera per i materiali tratti dall’archivio storico.

Un mistero irrisolto

I tentativi di individuare il relitto e i resti dell’equipaggio furono portati avanti nel Novecento e negli anni Duemila. Si organizzarono ricerche nella zona di Punta Cavalla, a 200 metri di profondità e tra fondali melmosi. La prima spedizione dei tempi moderni si svolse nel 1975 con un gruppo di sommozzatori romani, in collaborazione con la Marina militare. Negli anni Ottanta ci provò il celebre esploratore svizzero Jacques Picard. Nel 2015 grandi speranze furono riposte nella spedizione guidata dall’ingegnere di Lugano Guido Gay, noto per le sue straordinarie scoperte subacquee. Niente da fare.

>>> Falò, il settimanale della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana RSI, ha trasmesso il 23 dicembre 2025 un documentario sulle esplorazioni di Guido Gay:

Contenuto esterno

Nel 2018 ci riprovò un altro ingegnere appassionato di esplorazioni nelle profondità dei mari, il varesino Roberto Mazzara, che al quotidiano La PrealpinaCollegamento esterno disse di aver individuato la posizione del relitto. Nel 2024, però, un’altra squadra svizzera, il Nautic Discovery Team, tornò sui luoghi del mistero e si calò nel Lago Maggiore addirittura con un sommergibile. Risultato? Nessuna traccia della Locusta.

>>> Nel 2024, il programma Einstein della Radiotelevisione svizzera di lingua tedesca SRF ha filmato la spedizione del Nautic Discovery Team alla ricerca vana della Locusta. Il documentario è disponibile in questa paginaCollegamento esterno.

Negli anni, sono state fatte molte ipotesi sulle cause del naufragio. La più quotata attribuisce il disastro alle condizioni del lago, le cui onde avrebbero inghiottito la precaria imbarcazione. Altre fonti hanno ipotizzato l’esplosione della caldaia. Il 7 gennaio del 1991, un articolo del giornalista Libero D’Agostino, pubblicato su L’Eco di LocarnoCollegamento esterno, riaprì il caso con una testimonianza anonima che cambiava le carte in tavola.

Sul letto di morte, un contrabbandiere avrebbe rivelato che in quella fatidica notte, per evitare un controllo, “un enorme barcone dalle vele quadre” avrebbe speronato la Locusta. Un intero villaggio conoscerebbe la vicenda. Versione inverificabile, che però contribuisce ai mille misteri e leggende che circondano la torpediniera scomparsa nel nulla. Oggi le 12 vittime sono ricordate da una lapide in riva al lago, nei pressi del porto militare della Guardia di Finanza a Cannobio.

tre uomini di profilo
9 gennaio 2026. La cerimonia di commemorazione per i 130 anni dall’affondamento della Locusta a Cannobio (VB), dove una lapide sul lago ricorda i caduti. Guardia di Finanza.

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