Il sanatorio di Agra, il tempo del sospetto fra Italia e Svizzera
Costruito con denaro tedesco e manodopera dalla Germania. Frequentato per lo più da pazienti tedeschi, assistiti da personale medico pure tedesco. Alla vigilia della Prima guerra mondiale, il monumentale sanatorio ticinese finì al centro delle paure italiane, in un’epoca segnata dalla sfiducia nella vicina Svizzera.
Una stazione meteorologica, un’emittente radiofonica, un giornale. Decine di camere con vista mozzafiato, terrazze panoramiche e un giardino strepitoso, per una struttura specializzata nella cura delle malattie polmonari comuni all’inizio del Novecento. Il sanatorio di Agra fu costruito nel 1912 sulla Collina d’Oro. Un angolo del canton Ticino in cui il territorio svizzero si insinua profondamente in quello italiano.
“C’era un clima di profonda diffidenza fra i due Paesi. Dal lato italiano del confine, si temeva che la Svizzera avrebbe fatto passare le truppe tedesche, o che sarebbe addirittura scesa in guerra al fianco della Germania”, racconta Enrico Fuselli. Docente di materie letterarie in un istituto tecnico in Italia e appassionato studioso di storie di confine, Fuselli nel 2009 ha pubblicato con la Fondazione culturale Collina d’Oro e l’editore Giampiero Casagrande il saggio “Agra 1914–1918. Il respiro del sanatorio”, scritto insieme a Lucio Bucher e Paola Costantini. Fuselli conosce bene la storia dell’imponente struttura che finì per togliere il sonno a generali e governanti italiani, e che costrinse i due Paesi a molti confronti diplomatici.
Sospetti, bufale e propaganda
“La paura era che la Germania avrebbe sfruttato la Svizzera per raggiungere Milano. La Confederazione insisteva col professarsi neutrale, ma intanto fortificava il Gottardo e Sankt Moritz. In un tale clima, era facile pensare che un edificio di quel tipo non solo fosse un covo di spie, ma che potesse ospitare infrastrutture militari e depositi di armi. Erano timori molto diffusi”, spiega Fuselli, che cita un adagio di altri tempi: “In tempo di guerra, più balle che terra”. Venivano in quel momento storico, insomma, “propagate le bufale più inverosimili, soprattutto nei popolari ambienti nazionalisti, che mestavano nel torbido per ingigantire l’incertezza che attanagliava la popolazione”.
Costruito su progetto dell’architetto svizzero Edwin Wipf, il sanatorio aprì i battenti nel 1913 e venne subito ribattezzato “la casa dei tedeschi”. Si mormorava che per l’impegnativo cantiere non fossero state accettate maestranze ticinesi, e che quelle importate ad hoc dalla Germania venissero licenziate dopo appena otto giorni di lavoro. Pure germanica era la maggioranza di chi si recava al sanatorio per soggiorni di cura e riposo. Ospiti che spesso arrivavano nel cuore della notte, fatto che contribuiva ad alimentare il sospetto che in verità si trattasse di spie e non di pazienti.
Nuove ombre
Baciata dal sole, la Collina d’Oro nei secoli conquistò il mondo dell’arte. Un suo grande ammiratore è stato lo scrittore Herman Hesse, che vi trascorse quattro decenni. Non c’è da stupirsi, allora, che ai primi del Novecento fosse sembrata un luogo ideale per un sanatorio. Ma il clima prebellico complicò decisamente la sua storia. “Le autorità italiane non potevano certo varcare il confine per indagare, ma ci sono tracce negli archivi di infiltrati, inviati a studiare la situazione”, continua Fuselli. “Da parte elvetica, si cercò di combattere la paura italiana con ispezioni della polizia nei locali del sanatorio di Agra, a sorpresa e anche in ore notturne. Non emerse nulla che potesse confermare i sospetti”.
In quei difficili anni, la Svizzera era assai frequentata da spie dei Paesi europei coinvolti nelle tensioni continentali. Lungo il tratto di confine sorvegliato dalla Guardia di Finanza italiana, conferma Fuselli, “c’erano spesso fermi di agenti nemici. Questo non contribuì a placare i dubbi sul ruolo del sanatorio ticinese”. Le rassicurazioni svizzere non sortivano l’effetto desiderato anche perché il Paese, in virtù della sua maggioranza germanofona, veniva visto come vicino al nemico. E perché la maggior parte dell’esercito elvetico parlava tedesco.
Dopo la Prima guerra mondiale, una nuova ombra travolse la struttura. Nel 1922, la direzione della clinica fu assegnata allo pneumologo di Dresda Hanns Alexander, che mai nascose il suo orientamento politico filonazista. La moglie del medico trasformò il parco del sanatorio in un lussureggiante giardino botanico e furono proprio quelli gli anni d’oro della clinica, fra proiezioni cinematografiche, concerti e mille iniziative ludiche e culturali per intrattenere gli ospiti. Ma il sostegno di Alexander alla causa nazista finì per riportare la struttura al centro dei sospetti.
>> Il programma Rebus della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana RSI, il 15 dicembre 1997 ha trasmesso questo affascinante documentarioCollegamento esterno sulla storia del sanatorio di Agra. Contiene filmati d’epoca e interviste a persone che ci lavorarono.
Tempi moderni
Chiuso nel 1969, per tre decenni il cadente, enorme edificio rimase disabitato, trasformandosi in un rifugio per scorribande giovanili, per installazioni artistiche e per graffiti. Il sanatorio di Agra finì così nei cataloghi internazionali che approfondiscono splendori e miseria delle reliquie architettoniche abbandonate, mentre il dibattito su cosa farne salì regolarmente alla ribalta delle cronache in Ticino.
>> Le immagini del sanatorio abbandonato, nel servizio trasmesso dal Quotidiano della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana RSI il 17 maggio 2010:
Dopo l’acquisto nel 2004 per sette milioni di franchi dall’imprenditore ticinese Silvio Tarchini, il complesso tornò ancora una volta al centro di polemiche e controversie. Dall’iniziale progetto che prometteva un profondo restauro, con la conservazione delle strutture d’epoca, per trasformarle in un albergo, si arrivò alla sua totale distruzione e ricostruzione, per la quale fu necessaria una modifica del piano regolatore comunale.
>> Le controversie dei primi anni Duemila raccontate in un servizio del Quotidiano, trasmissione della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana RSI, trasmesso il 28 ottobre 2004:
Nel frattempo, Agra fu accorpata a Gentilino e Montagnola, e le tre località dal 2004 insieme compongono il Comune di Collina d’Oro. La ricostruzione durò diversi anni: solo nel 2013 fu inaugurato il Resort Collina d’Oro, un albergo di lusso con SPA. Dell’antica struttura è rimasto solo un volume architettonico, che richiama lo stile della facciata principale dello storico sanatorio.
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