Il Consiglio federale deve poter derogare ai criteri di autorizzazione per l'export di materiale bellico in caso di eventi straordinari e per preservare gli interessi del Paese. Lo prevede una modifica di legge inviata mercoledì in consultazione fino al 4 settembre.
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tvsvizzera.it/mrj con Keystone-ATS
Una modifica della legge federale sul materiale bellico messa in consultazione dal Governo elvetico fino al 4 settembre prevede un maggiore margine di manovra per il Consiglio federale nelle esportazioni di materiale bellico.
Viene così dato seguito a una mozione presentata un anno fa, promossa dagli ambienti borghesi, ma combattuta dalla sinistra. Per i primi, una deroga è necessaria tenuto conto dei cambiamenti nella situazione geopolitica mondiale. Ma anche per cercare di evitare reazioni negative, come quella della Germania che, quando si è vista negare il permesso di riesportare verso l’Ucraina armamenti acquistati in Svizzera, aveva minacciato di non acquistare più materiale bellico prodotto nella Confederazione.
Per la minoranza che si era opposta (composta da sinistra e Partito verde liberale PVL), un cambiamento del controprogetto all’iniziativa popolare “Contro l’esportazione di armi in Paesi teatro di guerre civili (Iniziativa correttiva)”, approvato appena tre anni fa, è antidemocratico.
Mantenuti gli obblighi internazionali
Se la modifica dovesse essere accettata, gli obblighi internazionali della Confederazione e i principi della sua politica estera dovrebbero comunque essere ancora rispettati: la facoltà di deroga non potrà né essere applicata alle esportazioni di materiale bellico che violano il diritto della neutralità in un contesto di conflitto armato internazionale né essere utilizzata per autorizzare esportazioni verso Paesi che violano in modo grave e sistematico i diritti umani.
Stando all’Esecutivo, però, il margine di manovra richiesto è necessario per consentire la salvaguardia degli interessi essenziali di politica estera e di sicurezza in presenza di eventi straordinari e di garantire in questo modo il mantenimento, in Svizzera, di una capacità industriale adeguata alle esigenze della sua difesa nazionale.
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