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Scaramucce sull’IVA tra Italia e Svizzera per combattere il turismo della spesa

Una guardia di confine controlla il baule di un atomobile con la spesa fatta oltre confine.
Un limite di franchigia più basso comporterà un aumento degli sdoganamenti di poco conto e un onere sproporzionato per l'Ufficio federale della dogana. Keystone / Salvatore Di Nolfi

Una petizione della Fondazione per la protezione dei consumatori della Svizzera tedesca (Stiftung für Konsumenteschutz) vuole impedire al Governo elvetico di abbassare dagli attuali 300 a 150 franchi il limite di esenzione dall'imposta sul valore aggiunto (IVA) per le merci comprate oltre confine. Intanto l’Italia passa al contrattacco.  

Per gli acquisti all’estero fino a 300 franchi, attualmente non è necessario pagare l’IVA quando si entra in Svizzera. Questa situazione è destinata però presto a cambiare. Il Parlamento ha incaricato il Consiglio federale di abbassare il limite di esenzione dall’imposta. La “ministra” delle finanze federali Karin Keller-Sutter propone ora di dimezzarlo a 150 franchi allo scopo di diminuire l’attrattiva dello shopping fuori dal territorio elvetico.  

Contro questa decisione, la Fondazione per la protezione dei consumatori della Svizzera tedesca ha lanciato una petizione Collegamento esternosostenuta dall’Associazione dei consumatori della Svizzera italiana (ACSICollegamento esterno): “Chiaramente la petizione è in tedesco – fa notare Ivan Campari redattore responsabile della Borse della Spesa, la rivista dell’ACSI – ma i consumatori e le consumatrici della Svizzera italiana che vogliono firmare questa petizione conoscono il tema per cui la lingua non rappresenta in questo caso un ostacolo”. 

“Anziché costringere i consumatori ad acquistare prodotti più cari, i distributori dovrebbero ridurre i propri margini di guadagno e rendere i prezzi più competitivi”.

Ivan Campari, redattore responsabile della Borsa della Spesa, ACSI

Chi vuole questo cambiamento? La forza trainante di questa modifica sono i venditori al dettaglio svizzeri infastiditi dal fatto che molti consumatori e consumatrici acquistano all’estero prodotti che costano decisamente meno che in Svizzera. Come fa notare Ivan Campari, il motivo del cosiddetto turismo degli acquisti non è il limite di ‘duty-free’, ma i prezzi molto più alti in Svizzera: ”L’ACSI ha sempre promosso un consumo responsabile, con attenzione agli spostamenti, alla freschezza dei prodotti e all’impatto sociale e ambientale delle nostre scelte. Il contesto dimostra però che i consumatori e le consumatrci svizzeri pagano prezzi più elevati anche per prodotti identici rispetto ai loro omologhi dei Paesi confinanti. Per questo motivo è comprensibile che ci siano persone che decidono di fare una parte dei loro acquisti all’estero”.  

Risparmiare soldi sulla spesa, in questo momento, non è cosa da poco. Ci troviamo in un periodo inflazionistico e i premi di cassa malati e costi dell’energia continuano a salire vertiginosamente. “Anziché cercare di costringere i consumatori ad acquistare prodotti più cari ‘con la forza’ – sottolinea ancora Campari –, i distributori attivi nel nostro paese dovrebbero ridurre i propri margini di guadagno e rendere i propri prezzi più competitivi”.  

Nel frattempo, si è mossa pure Roma. In questa che potremmo chiamare più che guerra una ‘scaramuccia’ sull’IVA, l’Italia sta pensando, per ottenere l’effetto opposto e non far perdere fatturato ai propri commerci a ridosso del confine, di ridurre dagli attuali 154 a 70 euro la soglia a partire dalla quale gli e le acquirenti extra Ue sono esonerati dal pagamento dell’IVA, la famosa “tax free”. 

Una proposta in tal senso è contenuta nella legge di bilancio 2024 all’esame proprio in questo periodo in Parlamento a Roma e dovrebbe entrare in vigore già dal prossimo anno. 

Progetto svizzero 

La volontà di apportare questa modifica è stata annunciata dal Dipartimento federale delle finanze (DFF) pochi giorni fa. Per conoscere l’opinione di Cantoni, associazioni e parti interessate, il Consiglio federale – come sua consuetudine – ha avviata una procedura di consultazione che si concluderà il 15 marzo 2024. 

Uno studio di Credit Suisse sottolinea che fare la spesa oltre confine comporta una perdita di fatturato in Svizzera di circa 500 milioni di franchi all’anno.

Il recentissimo progetto del DFF scaturisce in realtà dalla volontà del Parlamento, che nell’autunno del 2021 ha accolto una mozione sul tema e dato seguito a due iniziative cantonali di San Gallo e Turgovia, due cantoni di frontiera a ridosso di Germania e Austria. Gli interventi avevano l’obiettivo comune di contrastare il turismo degli acquisti. 

Va aggiunto che durante il 2020 con il confinamento dovuto alla pandemia, e la conseguente impossibilità di fare la spesa all’estero, il commercio al dettaglio elvetico aveva decisamente rivisto al rialzo il proprio fatturato. Solo allora si è capita la vera entità del turismo della spesa. Uno studio di Credit Suisse sottolinea che fare acquisti oltre confine comporta una perdita di fatturato in Svizzera di circa 500 milioni di franchi all’anno.  

Con la fine della pandemia e la riapertura delle frontiere, i cittadini e le cittadine elvetiche hanno ricominciato a fare parte della spesa oltre confine e il fatturato dei commerci elvetici è di nuovo calato. Da qui gli interventi in Parlamento del 2021. 

Aumento della burocrazia 

Va detto che il Consiglio federale a suo tempo aveva proposto di respingere la mozione. Il motivo era, però, un altro: un limite di franchigia più basso avrebbe comportato un aumento notevole degli sdoganamenti di poco conto e, di conseguenza, un onere sproporzionato per l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) nonché per i cittadini e le cittadine. Una posizione che condivide l’ACSI.  

Il Governo federale è dunque conscio di questo problema e ritiene che servano misure di incentivazione, così che le operazioni vengano effettuate in futuro principalmente in modo digitale. A tal fine è necessario in particolare adeguare l’apposita app “QuickZoll” onde evitare inutili file alla dogana. Secondo una stima dell’Università di San Gallo citato da tio.ch, circa il doppio degli acquisti rispetto al passato dovrà essere dichiarato (e quindi tassato) alla dogana.  

Fatta la legge, trovato l’inganno 

Come dice bene il detto popolare, l’eventuale decisione di abbassare il limite di esenzione dall’imposta sul valore aggiunto per le merci comprate oltre confine, può essere facilmente aggirato.

“Chi vorrà aggirare la misura basta che aumenti i propri viaggi all’estero con il conseguente aumento del traffico, l’ultima cosa di cui la nostra regione ha bisogno”.

Ivan Campari, redattore responsabile della Borsa della Spesa, ACSI

“Per chi vorrà aggirare la misura – fa notare Campari – restando sotto i 150 franchi di spesa basta che comperi meno, così da non sforare il tetto massimo permesso, e che aumenti i propri viaggi all’estero con il conseguente aumento del traffico, l’ultima cosa di cui la nostra regione ha bisogno”. 

Non solo. Dato che il tetto fissato viene calcolato per persona, basta farsi accompagnare da qualcuno o spostarsi in famiglia per far salire questa franchigia a un multiplo di 150 franchi. 

In generale – conclude Campari – “si tratta di convincere i consumatori e le consumatrici a fare la spesa nel nostro caso in Ticino. Ma questo è possibile solo attraverso prodotti di qualità a prezzo concorrenziale. Forzare le persone con misure quasi coercitive, che secondo noi sono sempre inefficaci, non è certamente la via da percorrere”. 

Gli unici veramente soddisfatti sono i commercianti al dettaglio. Per l’associazione mantello di categoria, la Swiss Retail FederationCollegamento esterno, questo è solo il primo passo. Il valore della franchigia, dicono, deve essere ulteriormente abbassato come già proposto in passato a 50 franchi svizzeri. 


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