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Turismo della spesa, si profila una battaglia sull’IVA

Una delle mete privilegiate del turismo degli acquisti confederato.
Una delle mete privilegiate del turismo degli acquisti confederato. © Keystone / Ti-press / Pablo Gianinazzi

Berna e Roma intendono agire sulle quote di esenzione fiscale sugli acquisti effettuati oltre frontiera per tutelare le loro rispettive categorie di commercianti.

Per rendere meno conveniente la spesa oltre frontiera e tutelare il commercio indigeno il Dipartimento federale delle finanze (DFF) ha messo a punto un disegno di legge che prevede l’abbassamento, da 300 a 150 franchi, della soglia di esenzione dall’IVA per gli acquisti all’estero.

Il progetto, già anticipato dai media nelle scorse settimane, è stato messo in consultazione fino al 15 marzo 2024.

In sostanza le e i residenti che si recheranno all’estero dovranno dichiarare in dogana, a partire dal gennaio 2025, la loro spesa, se questa supererà i 150 franchi, e successivamente pagare la relativa imposta.

La proposta del DFF dà così seguito a una mozione approvata in Parlamento nell’autunno del 2021 e a due iniziative cantonali sullo stesso tema promosse da San Gallo e Turgovia.

Il compromesso del Governo

In realtà il Consiglio federale due anni fa aveva proposto di respingere la mozione, sostenendo che un limite di franchigia più basso avrebbe comportato un aumento notevole degli sdoganamenti di poco conto e, di conseguenza, un onere sproporzionato per l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) e per i cittadini.

Nella sua versione l’esecutivo il Dipartimento della sangallese Karin Keller-Sutter propone di ridurre il limite della franchigia a 150 franchi per persona poiché a suo giudizio una soglia di esenzione inferiore o l’eventuale adeguamento alla soglia in vigore nel Paese di provenienza incrementerebbero in modo eccessivo gli sdoganamenti e i controlli.

Oltre a modificare l’Ordinanza federale in vigore, osserva il DFF, occorrerà sviluppare le operazioni di sdoganamento delle merci assoggettate all’IVA in modalità digitale, presumibilmente attraverso l’app QuickZoll.

Il percorso non si presenta però del tutto lineare. La proposta ha già ricevuto le critiche, tra le altre, delle associazioni di difesa dei consumatori, che hanno fatto notare come si tratti di un provvedimento facilmente aggirabile, oltre onerosa a livello amministrativo-burocratico. Per eluderla, è stato fatto notare, basterebbe intensificare i transiti oltre frontiera o farsi accompagnare da più persone.

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Intanto, più o meno nello stesso periodo, in Italia si sta pensando, per ottenere l’effetto opposto e non far perdere fatturato ai propri commerci a ridosso del confine, di ridurre dagli attuali 154 a 70 euro la soglia a partire dalla quale l’acquirente extra UE è esonerato dal pagamento dell’IVA (o può chiederne il rimborso).

Una proposta in tal senso è contenuta nella legge di bilancio all’esame in queste settimane in Parlamento a Roma e dovrebbe entrare in vigore già dal prossimo anno.

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Nella guerra delle franchigie che si sta profilando, a tutela delle rispettive categorie di negozianti, non può però passare inosservata la diversa entità dell’IVA applicata nei due Paesi, che inevitabilmente va a incidere sulla portata del provvedimento. In Svizzera l’imposta sui consumi è al 7,7% (8,1% dal prossimo gennaio) mentre in Italia l’aliquota ordinaria è al 22%.

Se ne saprà comunque di più al termine della procedura di consultazione del progetto emanato da Berna.

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