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Venti lupi uccisi in Vallese

Nel mirino.
Nel mirino. Keystone / Alexandra Wey

Superato l'obiettivo minimo posto dalle autorità cantonali per frenare la diffusione del predatore e ridurre preventivamente le aggressioni agli ovini.

Il traguardo dei 20 lupi uccisi dal primo dicembre, data del primo giorno di caccia secondo il regime di “regolamentazione proattiva” emanato da Berna, è stato raggiunto in Vallese.

Il ventesimo predatore è stato abbattuto il 30 dicembre e il ventunesimo lunedì, entrambi appartenenti al branco di Toules. Si tratta di due giovani lupi soppressi da un guardiano della fauna selvatica o da un guardiacaccia, secondo l’ultimo rilevamento pubblicato oggi sul sito web del Servizio vallesano per la caccia, la pesca e la fauna selvatica (SCPF).

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All’inizio di dicembre le autorità vallesane avevano affermato che sarebbe stato già “un grande successo” se il Cantone fosse riuscito a uccidere “tra i 10 e i 15 lupi” nei mesi di dicembre e gennaio, vale a dire i due mesi in cui Berna aveva dato il via libera agli abbattimenti per regolare la popolazione del predatore alpino.

In realtà il Vallese ha ricevuto l’autorizzazione dell’Ufficio federale dell’ambiente (Ufam) per l’eliminazione completa di sette branchi: questo corrisponde a circa 34 lupi su una popolazione stimata tra i 90 e i 120 animali.

I branchi nel mirino di guardacaccia e cacciatori autorizzati sono quelli di Nanz, Augstbord, Hérens-Mandelon, Le Fou-Isérables, Les Toules, Les Hauts-Forts e Chablais.

Ma le cose non sono filate lisce. A metà dicembre il Tribunale Amministrativo Federale ha infatti bloccato l’abbattimento preventivo di tre di questi branchi (Hauts-Forts, Nanz e Le Fou-Isérables), a seguito di un ricorso presentato da diverse organizzazioni ambientaliste.

Questo non ha impedito però ai guardacaccia di eliminare esemplari di altri branchi, come poi è effettivamente avvenuto.  

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