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Ecco perché il termovalorizzatore non fa più discutere in Ticino

Messo in esercizio nel 2009, l'impianto di Giubiasco oggi non è più oggetto di discussioni o critiche. tvsvizzera.it

La costruzione di un termovalorizzatore a Roma ha rilanciato la discussione sull’incenerimento dei rifiuti. In Ticino, dopo lotte intestine durate decenni, da 12 anni è attivo l’impianto a Giubiasco. La scelta di allora non fa più discutere anche se c’è chi resta vigile, soprattutto per quanto riguarda le emissioni. E noi siamo andati a visitare l’impianto per capire come funziona.

Questo contenuto è stato pubblicato il 12 giugno 2022 - 12:00

“L'inceneritore brucia semplicemente i rifiuti e non ne sfrutta il potenziale. I termovalorizzatori, invece, sfruttano l’incenerimento dei rifiuti per produrre energia elettrica, che viene immessa nella rete, e calorica che viene utilizzata per scaldare l'acqua per il teleriscaldamento”. Sono le parole di Claudio Broggini, direttore generale dell’Azienda cantonale dei rifiuti che gestisce l’impianto di Giubiasco, oggi un quartiere della capitale ticinese Bellinzona.

Letta così, la soluzione del termovalorizzatore sembrerebbe la quadratura del cerchio: rispetto a un vecchio inceneritore, ha l’indubbio vantaggio di utilizzare il calore sprigionato dall'incenerimento dei rifiuti per trasformarlo in energia da utilizzare. “Tutta l’energia necessaria per far funzionare il nostro termovalorizzatore – racconta Broggini – è interamente prodotta dall’impianto stesso. Non solo, ogni anno vendiamo energia elettrica per quasi 10 milioni di franchi, ciò che equivale al fabbisogno di 22'000 economie domestiche”.

Il direttore Claudio Broggini ci accoglie nella sala operativa del termovalorizzatoreLink esterno. Arrivando abbiamo visto diversi camion scaricare rifiuti, abbiamo notato le ciminiere che quasi non fumano. Dimenticate odori pungenti o altro ancora. Qui regna la totale pulizia. Ma non è oro tutto ciò che luccica. Abbiamo sentito anche l’Osservatorio della gestione ecosostenibile dei rifiuti (Okkio), nato proprio per tenere sott’occhio il funzionamento dell’impianto. Seppur accettato, per Okkio quello di Giubiasco rappresenta una soluzione datata, che allora ha risolto un problema contingente, ma che oggi non avrebbe più senso prendere:

La questione romana

Il tema dell’incenerimento dei rifiuti è entrato di prepotenza nell’agenda politica italiana dopo che il 20 aprile scorso Roberto Gualtieri (Partito democratico), sindaco di Roma, ha annunciato di voler costruire nella capitale un termovalorizzatore.

L’idea di Gualtieri – fanno sapere i pentastellati – non troverà mai il consenso del M5s, perché un inceneritore di tale portata di ecologico non avrebbe proprio nulla. Le posizioni in campo sono principalmente due. Da un lato il sindaco Gualtieri, il Pd, ma anche i partiti di centrodestra, sostengono che l'inceneritore sia fondamentale per risolvere l'ormai annoso problema dei rifiuti a Roma. Dall'altro lato il M5s, secondo cui questa soluzione disincentiva la raccolta differenziata ed è potenzialmente dannosa, con la produzione di emissioni inquinanti.

Gualtieri ha deciso di andare in avanti e il termovalorizzatore a Roma si costruirà. Almeno secondo il volere del sindaco. Ma la lotta politica non è che agli inizi.

Non è una novità che lo smaltimento dei rifiuti faccia discutere. Prima di arrivare alla costruzione del termovalorizzatore di Giubiasco, il tema dei rifiuti ha letteralmente incendiato la politica ticinese per decenni. E anche la soluzione presa infine dal Parlamento cantonale non ha certo fatto l’unanimità. Ecco una cronistoria:

Un po' di storia ticinese

Pochi temi come lo smaltimento dei rifiuti hanno influenzato e infiammato così tanto la politica ticinese degli ultimi 30 anni.

Il tormentone rifiuti in Ticino comincia nel 1993, quando i cittadini ticinesi dicono no, in votazione popolare, alla concessione di un credito per la costruzione di due forni a griglia, la tecnologia più diffusa e sperimentata nella combustione dei rifiuti solidi urbani. Entra allora in scena Thermoselect che partecipa al concorso indetto nel frattempo dal governo ticinese. L'azienda del milionario tedesco Günther Kiss gestisce un impianto sperimentale e innovativo a Fondotoce, in Provincia di Novara, inaugurato nel marzo 1992.

Arriviamo così alla vigilia delle elezioni cantonali del 1995. Il governo uscente non si esprime sul concorso e rimanda ogni decisione al nuovo esecutivo nel quale entra per la prima volta un membro della Lega dei ticinesi. Il nuovo governo decide di puntare dapprima all'unanimità su un'altra ditta e poi, con tre voti a due, su Thermoselect.

La Lega dei Ticinesi, un movimento nato nel 1991, non è estranea alla decisione. C’è infatti chi ritiene che la Lega sia cresciuta anche sull'onda di una campagna di sponsorizzazione di Thermoselect, dalla quale sarebbe stata foraggiata lautamente. A nulla valgono l'indicazione dei tecnici, la questione morale dei finanziamenti in nero, un rapporto tedesco che mette in guardia sulla immaturità e pericolosità della nuova tecnologia. Ad inizio luglio 1995, come detto, il governo ticinese, su spinta della Lega, dà l'appalto a Thermoselect.

Da allora è stato un tira e molla continuo. Thermoselect non ha infatti mai dimostrato la validità della sua tecnologia. In particolare, il grande impianto in Germania di Karlsruhe - tenuto sott'occhio dal Ticino - non ha mai funzionato a pieno regime.

Si arriva alla decisione clamorosa nel settembre del 2000. Davanti alla scarsa affidabilità del consorzio Thermoselect (l’impianto di Fondotoce è stato nel frattempo chiuso nel 1999 per problemi di inquinamento), il governo ticinese decide di gettare definitivamente la spugna.

A quel punto lo smaltimento dei rifiuti ticinesi è assicurato solo fino alla fine del 2002. Peggio. I finanziamenti promessi dalla ConfederazioneLink esterno (attorno ai 50 milioni di franchi) per la costruzione di un impianto di smaltimento in Ticino sono in scadenza. Così già nel dicembre 2000 il governo decide di puntare su un termovalorizzatore dando l’incarico a un consorzio di ingegneri.

Anche in questo caso l’opposizione è forte. Fino ad arrivare il 20 ottobre 2005 quando viene presentata in Ticino un’iniziativa popolare '28 inceneritori bastano!' (il numero di inceneritori attivi allora in Svizzera). I firmatari dell’iniziativa chiedono in particolare la proibizione dell’edificazione sul territorio del Cantone di impianti per lo smaltimento dei rifiuti per almeno 10 anni e, in questo periodo di moratoria, la promozione di una politica di riciclaggio che permetta una riduzione massiccia del quantitativo di rifiuti.

L’iniziativa viene bocciata dal parlamento cantonale due anni dopo. Nel frattempo, il Tribunale federale definisce anticostituzionale la proposta di moratoria. Dopo un lungo e acceso dibattito, anche il Gran Consiglio ticinese dichiara nel novembre 2007 irricevibile l'iniziativa "28 inceneritori bastano!" con 48 voti contro 36, impedendo di fatto ai ticinesi di esprimersi sulla costruzione del termovalorizzatore di Giubiasco. 

Si arriva così alla costruzione dell’impianto messo in esercizio nell’agosto 2009.

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Oggi il termovalorizzatore non fa più discutere. Ha risolto il problema dello smaltimento dei rifiuti in Ticino ed è un impianto redditizio anche dal punto di vista economico. Ogni anno entrano nelle casse del cantone 2 milioni di franchi.

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Nonostante ciò, Daniele Polli qualche dubbio ancora ce l’ha: “gli inceneritori sono proprio il simbolo di un’economia lineare che vede la produzione di un bene per poi dismetterlo e bruciarlo. Noi siamo per un’economia circolare, dove niente viene gettato o bruciato e tutto viene riciclato per dare a questi materiali una nuova vita”. Tradotto, progettato venti anni fa l'impianto di Giubiasco ha dato buona prova di sé ma oggi un termovalorizzatore, o inceneritore con recupero energetico come preferisce chiamarlo Daniele Polli, non ha più senso.

Meglio riciclare che bruciare

Riciclare, riciclare, riciclare. Questa, dunque, la parola d’ordine oggi secondo Daniele Polli (sostenuta per altro anche dall’azienda cantonale dei rifiutiLink esterno). La posizione di Okkio è sposata da Legambiente che teme pure che con un impianto da 600'000 tonnellate, i romani siamo meno incentivati alla raccolta differenziata.

E proprio per quanto riguarda la raccolta differenziata, dopo una votazione cantonale nel 2017, in tutto il Ticino è entrata in vigore la tassa mista per lo smaltimento dei rifiuti, ovvero una tassa base uguale per tutti e una tassa sul singolo sacco dei rifiuti, dove si paga per quanto si produce (mediamente un franco per un sacco da 35 litri).

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Con questa tassa, lungamente contestata soprattutto a Lugano (dove è entrata in vigore solo il primo gennaio 2020Link esterno dopo una votazione cantonale), i rifiuti solidi urbani sono diminuiti ed è aumentata la raccolta differenziata, per altro già molto sviluppata.

Nel corso degli ultimi anni, fa infatti notare lo stesso direttore del termovalorizzatore di Giubiasco Claudio Broggini, si nota una diminuzione dei rifiuti trattati, verosimilmente proprio a causa dell’introduzione della tassa sul sacco.

Secondo i dati in mano a Daniele Polli, i rifiuti solidi urbani privati sono scesi quasi del 30% grazie alla tassa sul sacco. “Per questo motivo noi di Okkio avevamo chiesto che la tassa sul sacco venisse introdotta prima della messa in funzione dell’impianto di Giubiasco, così da incentivare da subito la raccolta differenziata”.

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Vi è poi l’altro tema sottolineato da Legambiente: “immaginare che un termovalorizzatore del genere possa provocare un impatto ambientale sostanzialmente nullo come abbiamo letto, è chiaramente falso”. 

Su quest'ultimo punto, nel caso dell’impianto di Giubiasco i timori sollevati da Legambiente non sembrano confermarsi, almeno per quanto riguarda le emissioni. "Sul portale del canton Ticino www.ti.ch/oasiLink esterno, vengono pubblicati puntualmente tutti i dati riguardanti le immissioni nell’atmosfera dei due camini del termovalorizzatore", spiega Claudio Broggini. E a oggi, tutti i dati sulle immissioni sono sotto i parametri di legge.

Spesso su posizione critiche, lo stesso Okkio ritiene che l’impianto di Giubiasco sia all’avanguardia per quanto riguarda i filtri che purificano i fumi causati dalla combustione.

I rifiuti dei rifiuti

Resta però un unico vero punto di domanda per il futuro. L’incenerimento riduce il volume dei rifiuti del 90% e il peso del 75-80%. Questo significa che le scorie, ossia le componenti che resistono alla combustione, devono essere depositate da qualche parte. Per sempre. Nel 2020 questi rifiuti dei rifiuti ammontavano a 29'407 tonnellate solo per l’impianto di Giubiasco. Queste scorie, altamente contaminate come ci racconta Daniele Polli, vengono raccolte e trasferite in una discarica, in questo caso a Lostallo (Grigioni), dopo il recupero dei metalli. Questi depositi speciali, un po’ come quelli per le scorie radioattive, devono resistere per anni, anzi per secoli e secoli.


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