La televisione svizzera per l’Italia

Umorismo da festival, cinico e sfacciato

Il compianto clown Dimitri con la figlia Masha durante uno spettacolo.
Il compianto clown Dimitri è stato per molti decenni icona dell'umorismo alla svizzera. Keystone / Carlo Reguzzi

L'arte di prendersi in giro senza peli sulla lingua.

Tutto quello che volevate sapere sulla Svizzera, ma non avete mai osato chiedere. In chiave ironica e sfruttando gli archivi storici della televisione elvetica di servizio pubblico, la serie “Il miracolo svizzero” svela abitudini e manie nazionali. Prodotta dalla Radiotelevisione svizzera di lingua francese (RTS), la serie è stata adattata in italiano ed è disponibile in libero accesso sul sito della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (RSI).

Non siamo famosi per il genere, e invece l’umorismo in salsa svizzera ha una serie di caratteristiche molto peculiari. Anzitutto la passione per un certo cinismo, con battute che capisci solo se hai passato almeno qualche anno nella Confederazione. E poi una processione di scherzi ripetitivi, che solo una svizzera o uno svizzero troveranno davvero divertenti.

Il gusto di prendere in giro le altre regioni

Una vera ossessione nazionale riguarda la burla su accenti e abitudini delle diverse regioni linguistiche del Paese. Ognuna ha i suoi nomignoli per prendere in giro le altre. Così nella Svizzera italofona le persone di lingua tedesca vengono chiamate “zucchini”, mentre in quella germanofona si considera incomprensibile, e quindi comico, il dialetto svizzero tedesco che si parla in Vallese.

Per lo stesso pallino, tipicamente confederato, di essere una nazione eppure rivendicare di continuo le differenze fra le diverse aree del Paese, in Svizzera si fanno battute caustiche sulla presunta lentezza delle persone che vivono a Berna. D’altronde, nessuno si offende nei cantoni della Svizzera centrale se li chiami “primitivi”, con un gioco di parole un po’ scontato, ma sempre di successo, fra l’essere stati i primi a creare una sorta di Stato che unisse diverse regioni, e il fatto che – visti dai mondi vicini e lontani della francofonia e italofonia – sono considerati meno eleganti e meno cosmopoliti.

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La sfacciataggine degli anni Ottanta

È stata un’epoca di brillantini, musica pop e vestiti sgargianti. E gli archivi della Radiotelevisione svizzera di lingua francese mostrano che anche in TV, negli anni Ottanta si osava. Per esempio, con la beffa improbabile di mostrare in prima serata un attore che in strada fingeva di arrostire piccioni, e registrava quindi le reazioni di chi passava. Ma anche parolacce gridate, fino all’utilizzo di escrementi e budelli animali per sketch comici che a vederli ora, bisogna ammetterlo, non fanno tanto ridere.

Raccontano i comici elvetici di essere talvolta vittime all’estero di un sottile pregiudizio. Rivela ne “Il miracolo svizzero” Brigitte Rosset che quando spiega che lavoro fa a colleghi e colleghe di altri Paesi, con stupore le chiedono se è allora “davvero svizzera”. In verità, nella Confederazione c’è una tradizione di professionisti e professioniste del mestiere.

Dai Festival ai consiglieri federali

Dal compianto clown Dimitri, che in decenni di carriera ha peraltro formato centinaia artiste e artisti nella sua scuola di Verscio, in canton Ticino. A Massimo Rocchi, un italiano emigrato a Berna i cui spettacoli esilaranti giocano sui luoghi comuni elvetici, e di come talvolta le abitudini svizzere possano risultare davvero stranianti per chi arrivi dall’Italia.

Il comico italo-svizzero Massimo Rocchi durante un suo spettacolo.
Due passaporti e due identità talvolta in bonario conflitto. Il comico italo-svizzero Massimo Rocchi. Keystone / Arno Balzarini

Da oltre un trentennio, poi, due festival dedicati alla risata e all’ironia sono di casa in Svizzera. Il “Festival dell’umorismoCollegamento esterno” in lingua tedesca si svolge in dicembre ad Arosa, nei Grigioni. Assegna alcuni riconoscimenti, fra cui il premio “Pala dell’umorismo” dedicato a chi nel mondo dell’intrattenimento o dello sport sia riuscito a far ridere il Paese. E il trofeo “Pupazzo di neve” alla personalità pubblica che si sia distinta per l’involontaria comicità. Per la lingua francese invece l’appuntamento annuale è il festival “Montreux comedyCollegamento esterno“.

E poi c’è l’autoironia, che secondo molte persone resta un tratto distintivo e d’orgoglio della cultura popolare in Svizzera. L’autoironia che attraversa la serie “Il miracolo svizzero”, e che non risparmia neanche i pezzi grossi della politica. L’esempio più luminoso della storia recente è l’allocuzione dell’allora presidente della Confederazione Johann N. Schneider-Amman. Registrò un videomessaggio per la giornata del malato, tutto imperniato sul valore curativo della risata. Peccato che avesse un tono di voce e un’espressione da funerale. La clip divenne emblematica dell’umorismo involontario “alla svizzera” ed ebbe una tale circolazione, in Svizzera e in altri Paesi, che Schneider-Amman infine finì per mostrare in Parlamento di saper ridere.

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