Mobilità transfrontaliera: nuovi accordi, vecchi limiti
Regione Lombardia e Canton Ticino rilanciano la mobilità transfrontaliera con un nuovo accordo su treni, autobus e integrazione tariffaria. Ma mentre le istituzioni parlano di sostenibilità, oltre l’80% dei frontalieri continua ad attraversare il confine da solo in automobile.
L’accordo siglato martedì 16 giugno a Palazzo Lombardia tra Regione Lombardia e la Repubblica e Cantone Ticino si propone di ridisegnare il traffico di confine all’insegna della sostenibilità e dell’intermodalità. Ma dietro i toni ottimistici dei comunicati stampa ufficiali (TicinoCollegamento esterno, LombardiaCollegamento esterno), si celano criticità storiche, ritardi infrastrutturali e un’utenza ancora fortemente legata all’uso dell’automobile privata.
L’intesa del 2026: promesse di potenziamento
Il documento, che aggiorna la precedente intesa del 29 aprile 2020 e consolida una collaborazione in atto da 15 anni, è stato firmato a Milano dai rappresentanti dei due territori. L’obiettivo dichiarato è rafforzare un sistema di trasporti sempre più integrato, capace di rispondere alla crescente domanda di mobilità tra Lombardia e Ticino.
In ambito ferroviario, sono previsti il consolidamento delle linee transfrontaliere esistenti e l’introduzione di nuovi collegamenti, in particolare sull’asse Lugano–Varese–Malpensa, oltre a un aumento delle frequenze nel lungo periodo, come nel caso del Regio Express Milano–Locarno.
I nuovi servizi programmati:
– Il prolungamento della linea S10 da Bellinzona fino a Merone-Erba;
– Lo sdoppiamento della S50 nella nuova RE50 (per garantire maggiore velocità tra Lugano e l’asse Varese/Malpensa);
– L’introduzione della S90 dalla Svizzera per Como e Molteno;
– Nel lungo termine l’incremento della frequenza del Regio Express RE80 Milano-Locarno a una corsa ogni 30 minuti (rispetto all’attuale cadenza oraria);
– Sono inoltre in fase di studio l’instradamento diretto della S50/RE50 da Gallarate a Malpensa sulla nuova linea e la sua prosecuzione fino a Novara.
A questo si aggiunge la volontà di completare l’integrazione tariffaria tra i due territori, con biglietti e abbonamenti validi su entrambi i lati del confine – per gli spostamenti sia sui treni sia sugli autobus del trasporto pubblico locale – e una progressiva digitalizzazione dei sistemi di accesso al trasporto pubblico.
La svolta su gomma
Se sul fronte ferroviario l’accordo si inserisce in un percorso già tracciato – in particolare con il successo della rete TILO, nata nel 2004 come joint venture paritetica tra FFS e Trenord – ma la vera novità riguarda il trasporto su gomma. Il Presidente del Consiglio di stato ticinese Claudio Zali ha definito “innovativa e rivoluzionaria” la possibilità di estendere la collaborazione in questo settore.
Questa apertura è resa possibile dall’abolizione del divieto di cabotaggio nei servizi di trasporto pubblico transfrontaliero, sancita da un accordo tra Italia e Svizzera firmato a Roma nell’ottobre 2024 e recentemente approvato dal Consiglio dei ministri italiano.
>>I dettagli dell’accordo:
Altri sviluppi
Bus senza frontiere, accordo tra Italia e Svizzera per una mobilità condivisa
Fino a ieri, le regole impedivano a un autobus italiano diretto in Svizzera (e viceversa) di far salire e scendere passeggeri alle fermate intermedie oltre confine, una rigidità paradossale che penalizzava fortemente i pendolari, limitando l’efficienza e la capillarità del servizio. Con le nuove regole, si punta a rafforzare e ampliare la rete degli autobus transfrontalieri, creando nuovi collegamenti tra le province di Como e Varese e il Canton Ticino.
L’obiettivo è favorire una mobilità più intermodale, accompagnata da strumenti come i parcheggi di interscambio (park and ride) e incentivi al car pooling (più persone condividono un viaggio nella stessa auto) e al car sharing (noleggio condiviso di veicoli).
I numeri: un sistema ancora centrato sull’auto
Nonostante gli sforzi istituzionali e il successo innegabile della rete TILO – che nel 2023 ha registrato il record assoluto di 22,8 milioni di passeggeri, quasi il doppio rispetto al 2016 – la realtà quotidiana dei valichi di frontiera racconta una storia diversa. I dati più recenti (fine 2025) indicano che in Ticino lavorano 78’809 frontalieri. Di questi, la stragrande maggioranza proviene dalle province di Como (circa il 48% degli spostamenti) e Varese (41%).
>>L’auto il mezzo preferito per varcare la frontiera:
Altri sviluppi
Il viaggio quotidiano dei frontalieri, l’automobile resta la prima scelta
Il problema fondamentale resta la modalità di spostamento. Secondo i rilevamentiCollegamento esterno del Dipartimento cantonale del territorio ticinese, oltre l’82% delle auto in ingresso in Ticino è occupato da una sola persona, percentuale che sale all’87% per i veicoli immatricolati in Italia.
Alle principali dogane, come Chiasso Strada o Brogeda, questo si traduce in code quotidiane, congestione e impatti ambientali significativi. Alla domanda sul perché si utilizzi l’automobile, quasi la metà degli intervistati indica la “mancanza di alternative”, segno di un’offerta di trasporto pubblico ancora insufficiente nei collegamenti di adduzione (bus locali, linee regionali che si collegano alle linee principali).
Infrastrutture e tempi lunghi
Le ambizioni dell’accordo si scontrano con un altro limite strutturale: i tempi delle infrastrutture. Molti degli interventi citati – dalla linea Malpensa T2-Gallarate al quadruplicamento Rho-Parabiago, fino all’elettrificazione della Como-Lecco – sono progetti già avviati, ma con orizzonti temporali medio-lunghi.
Va rilevato, inoltre, che l’obiettivo di portare il RE80 a una corsa ogni 30 minuti sull’intera tratta Milano-Locarno è classificato come intervento di “lungo termine”, senza una data precisa di attuazione.
Nel frattempo, i pendolari continuano a confrontarsi con un sistema spesso segnato da ritardi, cancellazioni e congestione delle tratte principali. Il Presidente Fontana ha ricordato che la Lombardia movimenta oltre 200 milioni di passeggeri all’anno, ma proprio questi volumi rendono il sistema particolarmente vulnerabile a guasti e colli di bottiglia.
Una transizione ancora incompiuta
L’intesa tra Lombardia e Ticino segna un passo avanti nella cooperazione transfrontaliera e mette sul tavolo strumenti concreti, dalla liberalizzazione del trasporto su gomma all’integrazione tariffaria.
Ma la sfida resta quella di cambiare le abitudini di mobilità di decine di migliaia di persone. Per riuscirci, non basteranno nuovi accordi o interventi puntuali: serviranno tempi certi per le infrastrutture, una maggiore affidabilità del servizio e una rete capillare che renda il trasporto pubblico competitivo anche sull’ultimo miglio.
Fino ad allora, però, la mobilità tra Lombardia e Ticino resterà, nei fatti, un sistema costruito attorno all’automobile.
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