Cippi e scaramucce, la saga del confine fra Svizzera e Italia
La definizione del confine meridionale della Confederazione è stata lunga, complessa e travagliata. Un’avventura ricca di trattati, discussioni e polemiche a cavallo dei secoli. Dalle lapidi di pietra al trattato di Schengen, dai diritti di pesca e legnatico a surreali sconfinamenti istituzionali, e involontari.
C’è chi l’ha definito, con un tocco d’iperbole, il confine più pazzo del mondo. La Confederazione elvetica, incastonata nel cuore del continente, nel corso dei secoli ha fatto non poca fatica per definire i margini del suo territorio. Parentele strette, culturali e linguistiche, la legano ai Paesi circostanti. I confini d’epoca con queste nazioni hanno lasciato in dote 7’132 termini o cippi: lapidi in pietra, talvolta in ottone. Ma erano comuni anche incisioni sulle rocce, così come pali o chiodi. Nei tempi antichi, si usavano pure i riferimenti al paesaggio: indicazioni di alberi, vallate e sentieri che venivano menzionati nei documenti ufficiali per stabilire le linee di confine.
“I cippi non rivestivano solo un ruolo importante sul piano amministrativo. Avevano anche una forte valenza politica e simbolica, perché segnalavano dove iniziava l’autorità dello Stato, quindi un territorio dove vigono leggi, almeno in teoria, valide per tutti”, sottolinea Enrico Fuselli, docente di materie letterarie in un istituto tecnico in Italia e appassionato studioso di storie di confine. Quanto al limite meridionale, che oggi misura 800,22 chilometriCollegamento esterno, la faccenda è stata travagliata. Anche perché tracciare linee per separare Ticino, Grigioni e Vallese, dalle italiane Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia e Trentino-Alto Adige, ha implicato spartire montagne, valli e laghi.
>> In questo video dai nostri archivi partiamo alla scoperta dei cippi e della “ramina”, la rete metallica che per decenni ha diviso Italia e Svizzera, in compagnia dello storico Adriano Bazzocco:
Zuffe e rappresaglie
Racconta Fuselli, che la divisione del territorio con l’attuale Lombardia è stata un’avventura lunga e complicata. Nel 1543, il Ticino passa dal Ducato di Milano a quelli che venivano chiamati “i lodevoli cantoni”. Il Lago Maggiore e il Ceresio “diventano così ‘promiscui’, e questo favorirà il contrabbando, oltre a dare origine a dispute sui diritti di pesca che si protrarranno per centinaia di anni. La cosa singolare è che si trattò di un accordo che non venne definito sul terreno: si usarono mappe, e non sopralluoghi”. A mettere mano alla faccenda fu l’imperatrice Maria Teresa d’Austria, che nel Settecento avviò “trattative complicatissime con la Svizzera. C’erano enormi problemi per le popolazioni di quelle regioni, in un’epoca in cui si cominciò a dare importanza ai confini non solo dal punto di vista politico, ma anche di quello dei dazi. Così, un contadino svizzero che doveva condurre il bestiame sui terreni magari di sua proprietà in territorio italiano, era obbligato a transitare attraverso la dogana. C’erano grandi controversie anche per i diritti di legnatico e pascolo. Le questioni di confine sfociavano in usurpazioni, rappresaglie e zuffe”, rievoca Fuselli.
L’imperatrice asburgica si diede da fare, e “si dimostrò più malleabile e disponibile dei 12 cantoni elvetici. Cercò di risolvere casi eclatanti, come quello della Val Poschiavo, che si incunea profondamente nella Valtellina. Invano”. Il risultato delle discussioni fu il Trattato di Varese del 1752. Ma la questione continuò a essere oggetto di successivi accordi fra i due Paesi, tanto che uno dei primi atti importanti del nuovo Stato italiano, nel 1861, fu proprio la firma di una convenzione con la Svizzera per la definizione del confine fra Lombardia e Ticino. “L’accordo pose fine alle dispute riguardanti dieci territori e il Comune di Campione d’Italia, exclave italiana in territorio elvetico”, dice Fuselli. Le due nazioni ne continuarono tuttavia a discutere, fino alla metà del NovecentoCollegamento esterno. Commenta Fuselli: “Il confine fra il Ticino e Lombardia è innaturale. Non tanto per le ovvie questioni di lingua e cultura. Lo è soprattutto sotto il profilo militare. Il territorio elvetico arriva a 40 chilometri da Milano. Ma in caso di conflitto, per la Svizzera sarebbe assai difficile difendere quella regione”.
>> Come nasce il confine fra Ticino e Italia? Dettagli e immagini in una puntata della trasmissione La storia infinita della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana RSI, andata in onda il 20 ottobre 2025:
Sconfinamenti involontari
In altre parole: tanta vicinanza, senza barriere geografiche, non è certo problematica in tempo di pace. Ma in tempo di guerra, diventerebbe un rompicapo per le strategie militari. Se oggi un conflitto fra Italia e Svizzera è inimmaginabile, ben altra era la musica al tempo delle due Guerre mondiali, quando c’erano diffidenza e sospetti reciproci, come abbiamo raccontato in questo articolo dedicato al sanatorio di Agra. Nonostante gli sforzi di regolamentare la spinosa materia, non mancarono episodi curiosi di sconfinamento istituzionale, seppur involontario. “Nel 1864 un gruppo di 150 militari svizzeri armati fino ai denti passò la frontiera di Fornasette per imbarcarsi da Luino per Locarno. Al ritorno, i militari rosso-crociati ripeterono lo sconfinamento”, rievoca Fuselli. “Il ministro italiano degli Esteri, La Marmora, inviò il 16 novembre 1864 un dispaccio a Jocteau, rappresentante italiano a Berna, dove scrisse: ‘Siffatto procedere è totalmente contrario a tutti gli usi invalsi anche tra paesi vicini ed amici, e il Real Governo non saprebbe astenersi dal farne al Governo Elvetico le debite osservazioni’”.
Gli sconfinamenti avvenivano anche in direzione opposta: nella maggior parte dei casi erano agenti della Guardia di Finanza che tentavano di arrestare contrabbandieri, che a loro volta cercavano di scampare all’arresto passando in Svizzera. Continua Fuselli: “Poco prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale, un ordine diramato dal Comando generale della Guardia di Finanza tornò sull’argomento, a dimostrazione di come la questione fosse ancora attuale: “(..) È da tener presente: a) che ogni militare deve essere in grado di orientarsi con le caratteristiche del terreno, in modo da non incorrere in errore nemmeno quando l’oscurità o la neve rendono poco visibili i cippi (..)”. E ancora, nel 1941, quattro soldati svizzeri a bordo di una barca a remi venivano fermati dalle guardie italiane sul Lago Maggiore. Si legge negli archivi storici: “Interrogati in merito all’espatrio essi dichiararono di essere incorsi in un… errore geografico”. Commenta Fuselli: “Oggi questi episodi ci fanno sorridere, ma all’epoca erano presi con estrema serietà dai rispettivi Governi, che scambiavano piccanti missive sul tema”.
>>> Il nostro dossier dedicato al contrabbando tra Italia e Svizzera:
Altri sviluppi
L’epopea del contrabbando
Reliquie e memoria
Ai giorni nostri, i confini conservano un valore simbolico e politico. “Quel genere di conflitti può sembrarci ridicolo. Non passi più con delle truppe per invadere il territorio di un altro Paese”. Le guerre sono piuttosto economiche, e sono ipertecnologiche. In Europa, poi, dopo Schengen i controlli sono a campione e dinamici. Ragiona Fuselli: “Il confine fra Italia e Svizzera c’è ancora, ma è stato depotenziato. Anche perché la montagna ha perso importanza dal punto di vista economico. I furibondi scontri per i diritti di legnatico e di pascolo oggi non hanno ragione di esistere. Nella storia del confine, si legge in controluce la storia economica, e di riflesso anche quella politica”.
Secoli di controversie ci hanno lasciato in eredità cippi, e molti territori e laghi tagliati a metà. Nonché casi assai speciali come il valico della Pignora, dove il confine è un cancello aperto due volte l’anno per consentire dalla Svizzera di visitare il Santuario di Somazzo, una storia curiosa da assaporare in questo articolo del Corriere del TicinoCollegamento esterno. E poi, migliaia di cippi. Da scoprire in questo sito a loro dedicatoCollegamento esterno oppure gambe in spalla, per avventurarsi alla scoperta dei 13 chilometri del sentiero dei cippi di StabioCollegamento esterno.
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