Berna contro Roma: poca collaborazione sui trasferimenti dei migranti
La Svizzera accusa l’Italia di continuare a ostacolare la cooperazione Dublino e chiede a Roma di tornare ad accettare le persone trasferite. Nonostante le risposte negative delle autorità italiane, la SEM prepara una ripresa graduale dei trasferimenti, in applicazione del nuovo regolamento europeo, nel tentativo di sbloccare 652 dossier ancora pendenti.
I trasferimenti Dublino di richiedenti asilo dalla Svizzera verso l’Italia non sono ancora iniziati. Dopo quasi quattro anni di stop, la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) prepara una ripresa graduale, inizialmente limitata a singoli casi, ma non indica né la data del primo trasferimento né una cadenza settimanale o mensile delle operazioni.
“La ripresa dei trasferimenti verso l’Italia dovrebbe avvenire inizialmente in modo graduale e progressivo. I trasferimenti previsti riguarderanno, per il momento, singoli casi. I preparativi sono attualmente in corso”, ha dichiarato a tvsvizzera.it Anne Césard, portavoce della SEM.
La precisazione aggiorna le indicazioni emerse a metà agosto, quando la SEM aveva segnalato che i primi voli erano stati prenotati e che i trasferimenti potevano partire entro la fine del mese di agosto.
“L’Italia reagisce negativamente all’annuncio dei trasferimenti Dublino da parte di tutti gli Stati europei. La Svizzera ha tuttavia deciso di procedere con i primi trasferimenti, poiché il nuovo Regolamento AMMR non consente a uno Stato di rifiutare un trasferimento”
Anne Césard, portavoce SEM
Una ripresa da testare
Secondo la SEM, il riavvio dovrà essere sostenibile per entrambi i Paesi. “È nell’interesse della Svizzera che la ripresa dei trasferimenti verso l’Italia sia organizzata in modo sostenibile e accettabile per entrambe le parti, affinché il sistema possa funzionare a lungo termine senza essere sovraccaricato”, spiega Césard.
I primi dossier scelti per testare le nuove procedure riguarderebbero persone arrivate in Svizzera dopo il 12 giugno 2026, data dalla quale si applica il nuovo Regolamento sulla gestione dell’asilo e della migrazioneCollegamento esterno (AMMR), che ha sostituito Dublino IIICollegamento esterno e mantiene il principio secondo cui ogni domanda di protezione internazionale è esaminata da un solo Stato competente.
La scelta di procedere non equivale tuttavia a un pieno ripristino della cooperazione con Roma. “Attualmente l’Italia reagisce negativamente all’annuncio dei trasferimenti Dublino da parte di tutti gli Stati europei. La Svizzera ha tuttavia deciso di procedere con i primi trasferimenti, poiché il nuovo Regolamento AMMR non consente a uno Stato di rifiutare un trasferimento”, aggiunge Césard.
Il Regolamento (UE) 2024/1351 sulla gestione dell’asilo e della migrazione, noto come AMMR, si applica dal 12 giugno 2026 e abroga Dublino III. Mantiene il principio di un solo Stato competente per l’esame di ogni domanda di protezione internazionale, ma aggiorna i criteri di competenza e alcune procedure.
Il regolamento introduce inoltre un meccanismo di solidarietà permanente, obbligatorio ma flessibile per gli Stati membri dell’UE. I contributi possono assumere la forma di ricollocamenti, contributi finanziari o altre misure di sostegno. Per la Svizzera il meccanismo non è giuridicamente vincolante: Berna applica le parti dell’AMMR relative ai criteri di competenza tra Stati Dublino e può partecipare alle misure di solidarietà soltanto su base volontaria.
Questa scelta operativa va tuttavia distinta dalle disposizioni transitorie dell’AMMR: ai fini dell’applicazione del nuovo sistema, il criterio determinante è in linea di principio la data di registrazione della domanda di protezione internazionale e non quella dell’ingresso nel Paese. Anche un ingresso avvenuto prima del 12 giugno 2026 può essere preso in considerazione nell’ambito del nuovo regolamento, purché la domanda d’asilo sia stata registrata dopo tale data, mentre per quelle registrate prima continua a trovare applicazione il sistema di competenza previsto da Dublino III.
Il punto ancora irrisolto riguarda i casi aperti prima del 12 giugno 2026. Non è chiaro se l’Italia accetterà anche questi trasferimenti o se limiterà la ripresa ai nuovi dossier.
In Germania, secondo quanto riferito da SRFCollegamento esterno sulla base di un’inchiesta della Frankfurter Allgemeine ZeitungCollegamento esterno, il trasferimento di tre richiedenti verso l’Italia è fallito perché Roma non avrebbe dato il proprio consenso per persone entrate in Germania prima di quella data. La SEM ribadisce di non avere concluso con l’Italia un accordo che escluda automaticamente i casi precedenti.
Quasi quattro anni di blocco
Il contenzioso tra Berna e Roma nasce nel dicembre 2022, quando l’Italia ha sospeso le riammissioni previste dal sistema Dublino, richiamando il forte numero di sbarchi e il sovraccarico del sistema di accoglienza. La sospensione ha riguardato tutti gli Stati aderenti al sistema, non soltanto la Svizzera.
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Migranti, braccio di ferro tra Berna e Roma
Nei mesi successivi Berna ha sollevato più volte la questione con Roma. Nel 2023 l’allora consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider aveva ottenuto segnali di disponibilità che non si sono tradotti in una ripresa concreta. Nell’autunno 2024, dopo un incontro tra il consigliere federale Beat Jans e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, l’Italia si era detta nuovamente pronta a discutere il dossier, senza fissare una data per la revoca del blocco. La Svizzera ha poi continuato a sollecitare una soluzione anche con gli altri Stati Dublino e con la Commissione europea, escludendo misure di ritorsione.
“Le autorità italiane continuano a mostrarsi poco collaborative. La Svizzera non accetta questo atteggiamento e si attende che l’Italia torni ad adempiere ai propri obblighi”
Anne Césard, portavoce SEM
La posizione della SEM resta tuttavia critica. Contrariamente a quanto annunciato, le autorità italiane continuano a mostrarsi poco collaborative nell’ambito della cooperazione Dublino nei confronti di tutti gli Stati europei. La Svizzera non accetta questo atteggiamento e “si aspetta che l’Italia torni ad adempiere ai propri obblighi in materia di trasferimenti Dublino, accettando nuovamente le persone trasferite”, dichiara Césard.
Il mancato ripristino delle riammissioni ha avuto una conseguenza concreta: allo scadere, di regola, del termine di sei mesi previsto per eseguire un trasferimento, la Svizzera è diventata competente per l’esame della domanda d’asilo. Per questo, dal dicembre 2022 al 16 agosto 2026, Berna ha dovuto riesaminare nella procedura nazionale 3’784 persone che l’Italia non aveva accettato di riprendere, secondo i dati aggiornati forniti dalla SEM a tvsvizzera.it.
I 652 casi ancora potenzialmente trasferibili
Delle 3’784 persone interessate, 1’499 hanno finora ottenuto protezione in Svizzera e 1’367 domande sono ancora in corso. Per altre 652 persone, precisa la SEM, il termine per un eventuale trasferimento verso l’Italia è tuttora aperto.
Il dato di 652 non equivale quindi a un contingente pronto a partire. Prima dell’esecuzione, ciascun dossier può richiedere ulteriori verifiche, una decisione, l’esame di eventuali ricorsi e il coordinamento materiale con le autorità italiane. La SEM non ha fornito a tvsvizzera.it il dettaglio degli altri esiti amministrativi dei casi riesaminati e, continua Césard, “non comunicherà informazioni sui singoli casi né sulle modalità con cui verranno eseguiti i relativi trasferimenti”.
“Nelle prossime settimane la Commissione europea presenterà un rapporto sulla prima fase della cooperazione Dublino nel quadro del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Successivamente, anche la SEM informerà in merito alla prima fase di attuazione della nuova cooperazione Dublino”, precisa Césard.
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“L’Italia ci prende per idioti”
La distanza tra richieste e trasferimenti effettivi emerge anche dalle statistiche europee. Nel 2025 i Paesi dell’UE hanno inoltrato 111’708 richieste di trasferimento in uscita nel sistema Dublino, ma hanno eseguito 16’620 trasferimenti. Eurostat precisa che, per il 2025, i dati relativi all’Italia sono stati stimati attraverso le statistiche speculari comunicate dagli altri Paesi.
La sospensione italiana è stata inoltre al centro di un passaggio giudiziario. Nella sentenza TudmurCollegamento esterno del 19 dicembre 2024 la Corte di giustizia dell’UE ha stabilito che la sospensione unilaterale della presa o ripresa in carico dei richiedenti asilo da parte dello Stato competente non dimostra, di per sé, l’esistenza di carenze sistemiche tali da impedire un trasferimento Dublino.
Il contesto europeo: la crisi di Ceuta
Il quadro europeo resta nel frattempo segnato anche dalla crisi di Ceuta e dallo scontro tra Roma e Madrid sui controlli alle frontiere interne. Dopo l’afflusso di decine di migliaia di persone nell’enclave spagnola, l’Italia ha reintrodotto dal primo agosto controlli sugli arrivi dalla Spagna, dichiarando di voler prevenire ulteriori movimenti secondari verso il proprio territorio. La Spagna ha risposto con controlli sui viaggiatori in arrivo dall’Italia. Roma considera tuttavia questa misura e la ripresa dei trasferimenti nel sistema Dublino due dossier distinti.
Per ora, Berna non ha ancora riavviato i trasferimenti verso l’Italia: prepara una prima fase limitata a singoli casi e senza un calendario pubblico, pur denunciando la persistente scarsa collaborazione di Roma. Dopo quasi quattro anni di stop, resta da vedere se la ripartenza produrrà trasferimenti effettivi, quanti dei 652 dossier ancora aperti potranno essere eseguiti e se l’Italia tornerà ad adempiere agli obblighi Dublino anche per i casi pendenti risalenti agli anni del blocco.
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