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Il nuovo accordo fiscale dei frontalieri preoccupa il Ticino

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Con il nuovo accordo fiscale, i salari elvetici diventano meno interessanti per frontaliere e frontalieri. Keystone / Elia Bianchi

A seguito del nuovo accordo fiscale, il mercato del lavoro svizzero è meno attraente per frontaliere e frontalieri italiani. L'economia ticinese è ora preoccupata per l'urgente necessità di forza lavoro dall'Italia.

Il nodo della questione è questo: da sei mesi a questa parte, i nuovi frontalieri italiani pagano molte più tasse su quanto guadagnano in Svizzera. Questo rende meno interessante dal punto di vista finanziario per frontaliere e frontalieri italiani lavorare in Svizzera. L’economia ticinese, che dipende fortemente da queste lavoratrici e lavoratori teme ora per la forza lavoro italiana, di cui ha urgente bisogno.

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Auto in coda al valico doganale di Ponte Chiasso.

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Ecco cosa cambia tra vecchi e nuovi frontalieri

Questo contenuto è stato pubblicato al Per conoscere le nuove regole abbiamo chiesto l’aiuto a Kathrin Egli Arginelli, vicedirettrice della Divisione delle contribuzioni del Canton Ticino.

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Le conseguenze sono evidenti: dal settore industriale e dalla ristorazione giungono già voci che dicono che ci sono meno candidate e candidati per alcune posizioni. “Abbiamo notato un certo calo delle candidature”, afferma Massimo Suter, presidente di Gastro Ticino. L’economia ticinese dipende fortemente dalle lavoratrici e dai lavoratori lombardi. Ogni giorno circa 80’000 persone attraversano il confine per recarsi al lavoro in Ticino. Quasi una persona su tre che lavora nel cantone italofono proviene dall’Italia. Il motivo: i salari sono solitamente il doppio di quelli italiani.

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La situazione potrebbe cambiare con il nuovo accordo fiscale, teme Piero Poli, titolare di un’azienda di Manno. “È molto probabile che ora le persone valuteranno maggiormente se vogliono lavorare in Svizzera. Pagando più tasse in Italia, il loro stipendio diminuisce, ma dovranno comunque fare due ore e mezza di macchina ogni giorno”. A causa del grande numero di frontaliere e frontalieri, ogni giorno si formano ingorghi sulle strade che dall’Italia portano in Ticino e viceversa. Con grande irritazione della popolazione locale.

Politica contro i bassi salari: il nuovo accordo fiscale con l’Italia non è nell’interesse dei datori di lavoro, ma è politicamente auspicabile, afferma Luca Albertoni, direttore della Camera di commercio ticinese: “La politica voleva penalizzare i frontalieri, nel senso che guadagnando meno la Svizzera sarebbe diventata meno attraente. L’obiettivo è quello di ridurre il divario salariale tra i lavoratori locali e i frontalieri, e probabilmente è proprio quello che ne risulterà.”

Dal momento che i frontalieri pagano più tasse, hanno meno soldi nel portafoglio. Potrebbero non essere più disposti a lavorare per il salario minimo in Ticino, che attualmente è di 19,75 franchi all’ora. L’industria in particolare, che compete a livello internazionale, ha poco margine di manovra per aumentare i salari, spiega Luca Albertoni: “È molto probabile che il Ticino diventerà meno attraente per certe aziende”. Tuttavia, a suo avviso, le conseguenze del nuovo accordo fiscale saranno evidenti solo tra qualche anno.

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Carenza di manodopera qualificata oltre confine

La popolazione ticinese invecchia a un ritmo superiore rispetto alla media svizzera. Negli ultimi anni, l’economia ha colmato il vuoto di forza lavoro con lavoratrici e lavoratori frontalieri.

Il bacino quasi illimitato di manodopera proveniente dall’Italia non è messo in discussione solo dall’accordo fiscale. Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), il tasso di disoccupazione in Lombardia è significativamente inferiore a quello del canton Ticino.

L’Italia vuole ora attirare il personale sanitario dal Ticino attraverso un premio salariale – pagato dai frontalieri. La concorrenza per i lavoratori qualificati si sta intensificando, afferma Luca Albertoni: “La pressione fiscale e il fatto che l’Italia stia adottando una politica più aggressiva a favore dei suoi e delle sue connazionali potrebbero rendere più difficile per noi trovare personale”.

Questo depone a favore dei lavoratori italiani: l’imprenditore Piero Poli, presidente dell’Associazione ticinese dell’industria farmaceutica, è tranquillo. Finché il franco è forte rispetto all’euro, il vantaggio è dei lavoratori transfrontalieri. Oltre al salario, anche le opportunità di sviluppo e altre componenti remunerative giocano un ruolo importante nell’occupazione. Massimo Suter ritiene che i salari svizzeri rimarranno interessanti per i frontalieri che vivono vicino al confine svizzero: “La paura di guadagnare meno diminuirà”.

Traduzione a cura di Marija Milanovic

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