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Costa troppo la strada dei frontalieri, progetto dimezzato

Code quotidiane
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Rilevante sorpasso di spesa per la circonvallazione di Agno, il Cantone prende tempo ma i Comuni, oberati dal traffico transfrontaliero tra Lugano e Varese, chiedono un "atto di coraggio".

Nel progetto iniziale doveva costare 216 milioni di franchi, ora le ultime cifre parlano di mezzo miliardo. Troppo per le autorità cantonali ticinesi che hanno deciso di posticipare i lavori del tracciato meridionale della frequentatissima strada che dalla zona industriale di Manno e Bioggio, nel Luganese, porta al valico doganale varesino di Ponte Tresa.

Continuerà quindi ancora per lungo tempo a essere irrisolto l’aggiramento dell’agglomerato di Agno, che si affaccia sul Lago di Lugano. Questo significa che sono destinate a perdurare ancora per molto tempo le lunghe code di veicoli fermi che si formano quotidianamente, soprattutto nelle fasce orarie più critiche, lungo la direttrice Lugano-Varese. E con esse i disagi per la popolazione che risiede nella regione, ostaggio del traffico veicolare, e per gli stessi pendolari d’oltre confine.

Il problema della falda

All’origine del previsto sorpasso di spesa ci sono recenti sondaggi geologici e l’affinamento del progetto – la progettazione definitiva ed esecutiva è iniziata solo nel 2021 a causa di un ricorso – che hanno fatto lievitare i costi, a causa soprattutto della falda acquifera.

Il progetto di circonvallazione ad Agno (Lugano)
A sinistra, in prossimità della riva del lago di Lugano, il tracciato doveva procedere in galleria sotto terra. ti.ch

La strada avrebbe dovuto essere interrata sotto il fiume Vedeggio, nell’area adiacente al lago, per ridurre l’impatto paesaggistico e bypassare il nucleo di Agno. Si sarebbe dovuto scavare una galleria sotto il fiume Vedeggio, a partire dalla rotonda dell’aeroporto, e in superficie sarebbe sorto un parco di 2 chilometri. Ma questa opzione si è successivamente rivelata complessa e oltremodo onerosa.

Nessuno, né il responsabile del dipartimento cantonale competente, Claudio Zali, né il team di ingegneri che avevano curato il progetto preliminare, si è voluto esprimere sulla vicenda che a questo punto potrebbe avere addirittura strascichi di natura giurisdizionale a carico dello studio di professionisti che ha firmato il progetto di massima.

Realizzazione a tappe

Di sicuro i pesanti correttivi che si sono prefigurati hanno stravolto il progetto di massima risalente al 2019, su cui si era coagulato il consenso nel parlamento cantonale. E a questo punto è tutt’altro che scontato (se non addirittura impossibile) un ulteriore via libera del legislativo, alla luce degli ultimi sviluppi, ai futuri finanziamenti dell’opera. Da parte sua il Dipartimento cantonale del territorio sta studiando alternative meno oneroseCollegamento esterno, che al contempo garantiscano un intervento il meno invasivo possibile dal profilo ambientale.

Per il momento, però, si procederà con la realizzazione del solo tracciato settentrionale, da Bioggio all’aeroporto di Lugano-Agno lungo la riva destra del Verdeggio. Tempo dei lavori: 8 anni. Dello snodo cruciale in riva al Ceresio, in cui confluiscono i transiti da e per Lugano verso Porto Ceresio, Valganna-Varese o Luino-Lago Maggiore, per un totale di oltre 27’000 veicoli quotidiani, se ne riparlerà (forse) più avanti. Ma a questo punto non sono escluse ulteriori sorprese.

Comuni scoraggiati

Una decisione che non può non lasciare insoddisfatti popolazione e amministratori e amministratrici locali confrontati con costanti blocchi e intasamenti del traffico motorizzato. L’attuazione di una sola parte del progetto non servirebbe infatti, se non in minima parte, a migliorare la viabilità locale.

“Non ci sono soluzioni alternative (come quelle allo studio evocate dal Dipartimento ticinese del territorio, ndr), quella appena bocciata era la soluzione” di questa controversia, sentenzia deciso il sindaco di Agno Thierry Morotti. “Ci avevano garantito che la strada sarebbe stata interrata, in caso contrario non accetteremo mai una carreggiata a cielo aperto in una zona così pregiata, in riva al lago.

Le argomentazioni di ordine finanziario non smuovono dai suoi propositi il dirigente comunale: “Allo stato attuale non mi risulta che siano state concretamente studiate alternative, mi sarei aspettato un atto di coraggio da parte del governo cantonale e del Gran Consiglio” (legislativo ticinese). In merito a una galleria “ridotta” da Bioggio ad Agno in zona Vallone – di cui si era parlato nel 2016 e meno onerosa (costo previsto oltre 300 milioni) rispetto a quella su cui l’elettorato ticinese si era espresso negativamente 3 anni prima – il sindaco Morotti non ha preclusioni: “Andrebbe benissimo anche quella, a questo punto sarebbe addirittura preferibile”.

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Intanto, in attesa di una soluzione, Thierry Morotti propone da subito limitazioni di velocità a 30 km/h in centro ad Agno e un sottopasso per i treni della Lugano-Ponte Tresa in Via Lugano, una linea che a suo dire costituisce un grosso problema per la viabilità locale. “Ce lo hanno sempre negato (le autorità cantonali, ndr) perché tanto arrivava la circonvallazione”, osserva sconsolato il sindaco malcantonese.

Tornare al vecchio progetto?

Si rischia insomma di restare ai piedi della scala e in questo contesto c’è addirittura chi ripropone la vecchia (e superata) idea di un’unica galleria – dai costi quasi proibitivi e citata sopra – da Manno a Ponte Tresa. È più realistico, secondo Daniel Buser, membro della Commissione regionale dei trasporti del Luganese ed ex sindaco di Ponte Tresa (Svizzera), riprendere magari il precedente progetto che prevedeva un tracciato più a est di quello che è stato poi scelto (ma che in sostanza non risolve adeguatamente la questione dell’attraversamento del nucleo di Agno).

Mentre la galleria unica da Bioggio a Ponte Tresa, con uscite ad Agno e Magliaso, non pare un’opzione praticabile, per Daniel Buser: “Ci vorrebbero almeno 20 anni e una fattura che alla fine non sarà inferiore a 1,5-2 miliardi”. Cifre snocciolate dal politico malcantonese che, se saranno confermate, si commentano da sole. “A questo punto mi attendo che il Dipartimento del territorio resusciti almeno in parte il vecchio progetto”.

Trasporto pubblico da potenziare

A questo punto c’è chi indica come unica soluzione il potenziamento del trasporto pubblico. Nel prossimo decennio l’attuale linea di Ponte Tresa sarà infatti integrata nella futura rete tranviaria del Luganese e a Lavena Ponte Tresa è stato appena aperto un ulteriore parcheggio destinato alle e ai frontalieri, in zona Dovrana, che voglio servirsi di questo servizio.

“Spero che si tratti solo di un rinvio” dei lavori, commenta il sindaco di Lavena Ponte Tresa (Italia) Massimo Mastromarino, altro comune interessato dai problemi di mobilità transfrontaliera. “Spiace questo aumento di costi che potrebbe distogliere l’attenzione su un progetto che porterebbe a migliorare la viabilità nella regione”.

Per il sindaco del Varesotto occorre “procedere per gradi, facendo un passo alla volta. “Abbiamo inaugurato proprio adesso un parcheggio con 120 posti auto, che si aggiunge a quell’altro esistente che contiene oltre 400 stalli. Quello che si sente di dire Massimo Mastromarino su questa spinosa vicenda è che occorre evitare “progetti troppo ambiziosi che rischiano di non portare a nulla”.

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