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Gli arresti non placano le proteste in Iran

In Iran, martedì è stato il quarto giorno di proteste antigovernative per l'abbattimento del Boeing 737 della Ukraine Airlines e contro le iniziali dichiarazioni delle autorità della Repubblica islamica, che negavano ogni responsabilità iraniana nell'incidente in cui hanno perso la vita 176 persone mercoledì scorso. Neppure l'annuncio dei primi arresti in relazione alla vicenda sembrano poter placare i manifestanti.

Questo contenuto è stato pubblicato il 14 gennaio 2020 - 21:45
tvsvizzera.it/ATS/ri con RSI (TG del 14.01.2020)
Studenti dell'università di Teheran. Keystone / Abedin Taherkenareh

"L'Iran ha avviato un'indagine a tutto campo sull'aereo ucraino" abbattuto "e alcune persone sono state arrestate in merito nelle ultime 72 ore", ha detto il portavoce della magistratura di Teheran. Non si conosce il numero né l'identità delle persone finite in manette.

Il presidente iraniano Hassan Rohani ha ribadito di voler punire tutti i responsabili. "Per il nostro popolo è molto importante in questo incidente che chiunque abbia commesso un errore o sia stato negligente a qualsiasi livello" affronti la giustizia, ha detto durante un discorso trasmesso in tv, esortando la magistratura a formare un tribunale speciale con un giudice di alto livello e decine di esperti. Il mondo intero starà a guardare".

"Errore umano"

L'Iran, dopo averlo inizialmente negato davanti al mondo intero, ha ammesso domenica che il volo PS752 è stato colpito da un razzo lanciato dalla sua contraerea "in una situazione di guerra". 

Poche ore prima, l'esercito aveva attaccato due basi USA in Iraq come rappresaglia per l'uccisione del generale Soleimani. Temendo una contro-rappresaglia, l'aereo è stato scambiato per un missile cruise statunitense e abbattuto. Un "errore umano".

La confessione, imposta dalla guida suprema Ali Khamenei, è giunta domenica dopo le esplicite accuse del Canada, il Paese straniero con più vittime. Accuse supportate da informazioni di intelligence di molti Paesi occidentali.

Le manifestazioni di protesta erano iniziate sabato sera nella capitale Teheran, durante una veglia per le vittime della sciagura, in maggioranza iraniane. Raduni di studenti, in diverse città e università iraniane, si sono ripetuti martedì, sebbene con una partecipazione ridotta rispetto ai giorni scorsi.

Trenta fermi

I fermi in relazione alle stesse manifestazioni sono "circa 30", secondo quanto riferito dalla magistratura di Teheran, che parla di casi di proteste "illegali" e assicura invece "tolleranza per le manifestazioni legali".

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"Potremo anche morire, ma ci riprenderemo l'Iran" e "Da Teheran a Baghdad: povertà, oppressione, tirannia", sono due tra gli slogan intonati dai dimostranti, i cui cori hanno allontanato dall'università Beheshti di Teheran le milizie paramilitari Basiji, che avevano interrotto il raduno.

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