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Più tasse per i frontalieri: “una fuga in avanti”

Per il PD lombardo l’aumento della tassazione dei frontalieri è un errore all’interno di negoziati delicati, la Camera di commercio di Varese sottolinea il "valore aggiunto" prodotto dagli italiani che lavorano in Svizzera.

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 novembre 2014 - 16:30

L'aumento del moltiplicatoreLink esterno comunale per le imposte deciso ieri dal Parlamento, che dal prossimo gennaio passerà dal 78 al 100%, non ha lasciato indifferente i lavoratori ed i politici di oltre confine, viste le implicazioni sui frontalieri. La busta paga più leggera, come è già stata definita da alcuni sindacalisti del Varesotto a poche ore dalla decisione di Bellinzona, non mancherà di scatenare polemiche nei prossimi giorni.

Per Alessandro Alfieri, segretario del Partito Democratico della Lombardia, persona notoriamente vicina a Matteo Renzi, "la decisione assunta dal Ticino, pur essendo su un piano diverso, non tiene conto degli accordi bilaterali che stanno portando avanti Italia e Svizzera. Questa fuga in avanti arriva all'interno di una trattativa difficile - ha dichiarato - in un negoziato internazionale aperto".

Pur rispettando la decisione politica, rammenta che è stata prese in un paese dove taluni hanno creato un clima di denigrazione nei confronti dei frontalieri che accedono ad un mercato che richiede la loro manodopera.

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