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Vita da frontaliere

La storia di Armando, uno tra i tanti pendolari residente a Verbania e impiegato nel Locarnese

Questo contenuto è stato pubblicato il 27 ottobre 2014 - 17:09

Sono oltre 2'500 i frontalieri che dalla regione di Verbania si recano quotidianamente nel Locarnese per lavorare. Migliaia di persone che si ritrovano ogni giorno sulle strade con le loro auto, costretti ad affrontare non pochi disagi per poter raggiungere un cantiere o un ufficio.

Tra loro c'è pure Armando, un imbianchino che da 25 anni lavora oltre confine e che abita nel capoluogo. La scelta di diventare frontaliere, ci racconta, è stata fatta per obbligo poiché "in Italia il lavoro scarseggia e gli stipendi sono molto più bassi rispetto a quelli svizzeri". Per poter contare su una busta paga più alta, che consenta a lui e alla famiglia di vivere meglio, Armando, come tanti altri concittadini, è costretto a non pochi sacrifici.

Una strada stretta, dissestata, a strapiombo sul lago, frequentemente invasa da smottamentiLink esterno, le colonne interminabili, la paura di incappare in uno dei tanti incidenti che si verificano con allarmante periodicità e la fatica supplementare che si accumula in oltre due ore di viaggio quotidiano non sono però sufficienti per indurre il nostro interlocutore a far capo a un altro mezzo di trasporto che non sia l'auto.

Tra le alternativeLink esterno proposte dalle autorità locali figura l'aliscafoLink esterno, che tuttavia non sembra raccogliere consensiLink esterno tali da giustificare un collegamento sistematico. Da più parti, infatti, questo servizio di trasporto via lago sperimentale viene criticato soprattutto per la poca praticità. Un servizio annunciato e rinviato più volteLink esterno che, a Verbania assicurano, sarà inaugurato al più tardi all'inizio del prossimo mese di novembre. Guarda il reportage.

Lino Bini

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