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I margini spettacolari dei grandi distributori Coop e Migros

loghi coop e migros
Anche se da qualche anno sono confrontati con la concorrenza di discounter come Aldi e Lidl, Coop e Migros continuano a dominare il mercato della grande distribuzione in Svizzera. © Keystone / Jean-christophe Bott

La Radiotelevisione svizzera di lingua francese RTS ha indagato sui margini applicati sui prodotti alimentari da parte delle due più grandi catene di supermercati elvetici. Il risultato: derrate vendute dal 50 al 110% in più di quanto vengono pagate a chi le produce.

Tre franchi e quaranta centesimi: è quanto si pagava per un chilo di zucchine svizzere lo scorso luglio se si faceva la spesa in un negozio di Coop di Ginevra. Di questa cifra, 1,50 franchi sono andati all’azienda distributrice. Si tratta di un margine lordo – la differenza tra il prezzo pagato dal distributore per acquistare la merce e il prezzo pagato dal consumatore – del 79%.

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Un’inchiesta condotta per diversi mesi dal programma A Bon Entendeur della RTS rivela le discrepanze a volte impressionanti tra i prezzi pagati da Coop e Migros e quelli esposti sugli scaffali. Centinaia di indagini sui prezzi e una serie di informazioni fornite in forma anonima da chi opera nel mercato rivelano cifre tenute segrete dai due giganti della distribuzione e di cui agricoltori e agricoltrici raramente osano parlare. “Provate a mettervi nei panni dell’agricoltore, che spesso è isolato, che ha poco potere, che è solo di fronte a un duopolio che ha il controllo su tutti i nostri alimenti. È difficile opporsi a questo duopolio e osare esporre i propri prezzi”, spiega Vanessa Renfer, allevatrice e segretaria del sindacato Uniterre.

Produttore di carne suina in rosso

Jean-Marc Nicolet è uno dei pochi produttori che lavorano con il settore della grande distribuzione a voler esprimersi. Questo allevatore di suini di Les Verrières, nel Canton Neuchâtel, è confrontato con una situazione finanziaria critica. “Nel 2022, per la prima volta, sarò in rosso e questo mi fa arrabbiare”, afferma. “Passiamo ore nelle nostre fattorie, arriviamo di notte per caricare i maiali. Tutto il lavoro merita di essere pagato. Le spese generali non sono diminuite, l’elettricità è aumentata, il prezzo del mangime è aumentato. Ho perso 22’000 franchi dopo aver detratto tutti i costi nel 2022”, spiega.

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Lo scorso marzo, il macello pagava i suoi suini 3,20 franchi al chilo. Jean-Marc Nicolet ritiene che il prezzo dovrebbe salire a 4,50 franchi per poter generare un reddito. Il motivo principale è lo squilibrio del mercato, in cui l’offerta supera la domanda. Come altri, tuttavia, Jean-Marc Nicolet critica il ruolo svolto da Coop e Migros. I due distributori hanno un peso enorme nella commissione che stabilisce i prezzi con gli agricoltori. Insieme, rappresentano il principale sbocco della carne prodotta in Svizzera e possiedono i due principali trasformatori: Micarna appartiene a Migros, mentre Coop è l’azionista di maggioranza di Bell.

Un maiale venduto a tre volte tanto

Per documentare i margini combinati dei due distributori e delle rispettive filiali, sono stati registrati i prezzi di tutti i tagli di carne suina degli assortimenti Coop e Migros. Con l’aiuto di specialisti e specialiste, questi elementi sono stati assemblati e sommati come pezzi di un grande puzzle. Il risultato è stato che, mentre gli allevatori sono stati pagati in media 287 franchi per suino lo scorso marzo, i grandi distributori sono stati in grado di rivendere i tagli per un minimo di 1’000 franchi, ovvero 3,5 volte di più.

Questi risultati non hanno sorpreso Mathias Binswanger, professore di economia presso la Scuola universitaria professionale della Svizzera nord-occidentale e autore di uno studio sulla carne svizzera. “Bisogna rendersi conto che questo è un mercato che funziona a cicli, con ampie variazioni. A volte c’è un eccesso di offerta, che fa crollare i prezzi. Gli stessi prezzi poi tornano a salire per alcuni anni”, spiega. “Attualmente ci troviamo in un periodo di prezzi relativamente bassi. Ma tradizionalmente su questo mercato della carne suina, il prezzo pagato agli agricoltori è basso e i margini per Migros e Coop sono elevati”.

Margini record per la carne biologica

Il suo studio ha inoltre evidenziato margini ancora più elevati per la carne biologica. “Migros e Coop pagano prezzi più alti ai produttori di carne biologica per compensare le condizioni speciali di questi allevamenti. Ma stanno aumentando ancora di più i prezzi applicati ai consumatori e alle consumatrici. Il risultato è che i margini ancora più alti per i distributori”.

“Con il calo dei consumi, la carne di maiale si trova in una situazione particolare: non possiamo obbligare i clienti a mangiare questa carne”, commenta Tristan Cerf, portavoce di Migros. “Dietro a questo prodotto, che non può essere venduto per intero, c’è un’enorme quantità di lavorazione industriale e tutto un processo di gestione. In particolare, per quanto concerne la carne bio, c’è un’intera parte del maiale che non può essere venduta con questo label”.

Prendendo posizione per iscritto, Coop ha sottolineato che le cifre fornite non sono corrette e che il margine indicato è “decisamente troppo alto”. “I costi aggiuntivi per le fasi di produzione presso Bell, in particolare per la carne di maiale trasformata, non sono presi in considerazione”, ha aggiunto.

Pesce venduto al doppio del prezzo

Negli ultimi anni, l’allevamento di pesci e crostacei in Svizzera si è ampliato e diversificato: trote, persici, storioni, gamberi e persino salmoni sono ora allevati a livello industriale. Nel 2019, questa produzione ittica ha rappresentato 2’100 tonnellate, più del doppio della quantità pescata nei laghi svizzeri.

Anche in questo caso, i margini dei distributori sono fonte di preoccupazione. Il 1° settembre, i filetti di pesce persico svizzero d’allevamento costavano 88,50 franchi al chilo alla Coop di Ginevra e 85 franchi alla Migros. Il programma A Bon Entendeur è riuscito a individuare il prezzo al quale i due distributori hanno acquistato questi pesci la stessa settimana. Il risultato: per ogni chilo venduto, il margine lordo di Coop era di 38,50 franchi, mentre quello di Migros Ginevra di 45 franchi. In altre parole, quando un cliente acquista questo prodotto, più della metà di quanto paga va a Migros.

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Secondo David Morard, presidente dell’Associazione svizzera di acquacoltura, questi margini sono normali nel settore. “Tra il prezzo del produttore e quello del supermercato c’è un multiplo di due, cioè un margine del 100%”, spiega. E aggiunge: “La trota biologica, ad esempio, viene pagata 27 franchi al chilo al produttore, ma viene venduta a 60 franchi sullo scaffale del supermercato”. A suo avviso, questi margini sono aumentati negli ultimi anni. Anche in questo caso, Migros e Coop sono attori chiave, in particolare attraverso le rispettive filiali: Micarna per Migros e Bell Seafood per Coop.

Commentando il prezzo dei filetti di pesce persico acquistati sui suoi scaffali, Migros Ginevra, ha dichiarato: “In genere abbiamo un prezzo inferiore a quello del nostro principale concorrente, ma stiamo cercando attivamente di migliorare i nostri prezzi e contiamo di arrivare presto a una soluzione favorevole alla clientela”.

Questa politica dei prezzi ha un impatto diretto sui pescicoltori. Margini elevati significano prezzi elevati in negozio. Non abbastanza per incoraggiare i consumatori e le consumatrici ad acquistare i filetti di pesce persico svizzeri. “Semplicemente, mette a rischio la produzione indigena”, spiega David Morard. “Pagare 89 franchi al chilo di filetto di pesce persico è un prezzo elevato, e il pesce sarà difficile da vendere”.

Coop ha scritto ancora una volta per dire che gli importi citati dalla RTS non sono corretti e che i margini calcolati sono troppo alti.

Margini fluttuanti per le verdure

Per quanto concerne gli ortaggi, tra metà giugno e fine agosto sono stati analizzati i margini lordi di pomodori, zucchine e melanzane svizzere. Una serie di indagini ha rivelato che questi vanno dal 20% al 79% (vedi grafico). Per le melanzane, Migros applicava un sovrappiù del 52%, mentre Coop per i pomodori del 60%.

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Il portavoce di Migros Tristan Cerf dettaglia così la ripartizione del margine lordo sulla verdura: “Su un prodotto acquistato per 1 franco e venduto a 2, ci sono 50 centesimi per i costi del negozio (stipendi, condizioni di lavoro eque, elettricità, affitto, ecc.), 20 centesimi per i costi di marketing (ad esempio, le pubblicità sulla rivista Migros), 2 centesimi per la percentuale culturale (…), 4 centesimi per il programma cumulus, le tasse… alla fine, ci ritroviamo con 2 centesimi di profitto. Quindi si può dire che Migros si mette in tasca 2 centesimi”.

Coop, dal canto suo, sottolinea per iscritto il numero di passaggi che intercorrono tra l’acquisto della verdura da chi la coltiva e la sua messa in vendita: “Una singola melanzana passa attraverso una ventina di mani prima di raggiungere gli scaffali del negozio. Tutte queste fasi generano costi. Inoltre, tra il prezzo di acquisto e quello di vendita, dobbiamo aggiungere i costi del personale dei nostri punti vendita, l’affitto delle aree di vendita, i costi informatici del sistema di ordinazione e di cassa, nonché i costi operativi dell’amministrazione, dell’energia e della manutenzione dei nostri punti vendita, senza dimenticare le tasse e gli altri costi finanziari”.

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Margini più alti per i prodotti biologici

Migros ha accettato di rivelare i dati relativi a un ortaggio: le cipolle. I dati evidenziano che i margini lordi ottenuti con la vendita di prodotti biologici sono 4 volte superiori rispetto a quelli associati ai prodotti convenzionali.

In marzo, il distributore vendeva un chilo di cipolle convenzionali a 1,75 franchi, mentre le aveva acquistate a 1,32 franchi. Si tratta di un margine di 43 centesimi.

Le cipolle biologiche venivano proposte invece a 5 franchi al chilo, per un prezzo d’acquisto di 3,40 franchi. Il margine era quindi di 1,60 franchi.

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