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Il boccalino verso il capolinea

Questo contenuto è stato pubblicato il 19 marzo 2019 - 18:57
Simone della Ripa, RSI News

Un mastro ceramista che da 40 anni li produce, svela la storia dei boccalini ticinesi e, forse, la fine della produzione.

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Tazzini e boccalini, forse non tutti lo sanno, da circa 40 anni vengono prodotti per il Ticino e per il resto della Svizzera anche da maestri della ceramica italiani, abruzzesi per essere precisi. Questi artigiani hanno prima operato in Ticino e, con la chiusura delle poche ditte attive nel settore, hanno proseguito all'interno di "ceramiche" installatesi a ridosso del confine.

Per produrre un boccalino ci vogliono tre giorni di lavoro. RSI-SWI

La fine del settore in Ticino è dovuta per lo più ad alti costi di produzione e manodopera ed una minore richiesta. A salvare questi oggetti tipici dalla produzione "seriale cinese" è rimasta in sostanza una sola azienda a Cunardo, a 4 chilometri dal confine di Ponte Tresa che, non senza sforzi, continua a produrre ogni oggetto manualmente secondo antiche tradizioni.

Per un singolo boccale ci vogliono tre giorni di lavoro tra colatura, cottura e decorazioni. Dai fratelli Di Nino si servono crotti, ristoranti, enti, organizzatori di feste, negozi di souvenir, almeno fino a quando questa ultima ceramica del territorio insubrico resterà aperta, visto che i giovani non desiderano più imparare questo antico mestiere.

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