Ristorni frontalieri, bufera dopo la mozione al Parlamento ticinese
Non si sono fatte attendere le reazioni sull’iniziativa in canton Ticino di alcuni parlamentari del centro-destra. La mozione interpartitica propone di sospendere almeno in parte i ristorni, in risposta alla tassa sulla salute imposta dal Governo italiano ai “vecchi frontalieri”.
Una gragnuola di reazioni, ai due lati del confine. All’indomani della mozione al Parlamento ticineseCollegamento esterno che chiede di sospendere almeno in parte i ristorni in segno di protesta contro la “tassa sulla salute” voluta dall’Esecutivo italiano, si sono espresse pubblicamente varie personalità coinvolte da vicino nella vicenda. Il testo, che sta suscitando vivaci discussioni, è stato firmato da Alessandro Speziali (Partito liberale radicale – PLR, destra), Fiorenzo Dadò (Centro), Alain Buehler (Unione democratica di centro – UDC, destra conservatrice) e Daniele Piccaluga (Lega, destra populista).
L’unica voce che si è alzata in sostegno della proposta è quella del direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE), Christian Vitta, che era d’altronde stato il primo a suggerirla nello scorso gennaio. Dalle altre parti in causa, con le dovute differenze, giunge un giudizio di fondo unanime. L’iniziativa interpartitica è riuscita a sollevare l’attenzione su una questione importante, dicono. Ma la richiesta di sospendere in tutto o in parte i rimborsi sarebbe fuori luogo.
Berna: disinnescare il conflitto
Il programma Seidisera della Radiotelevisione della Svizzera italiana (RSI) ha intervistato VittaCollegamento esterno (PLR). Che non ha certo cambiato idea. Alla RSI, esprime dunque preoccupazione per le prime reazioni filtrate da Berna: le autorità politiche federali sarebbero orientate a disinnescare il conflitto, e avrebbero avvertito il Cantone che un blocco dei ristorni violerebbe gli accordi faticosamente raggiunti con l’Italia.
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Christian Vitta non si tira indietro e sottolinea l’impressione che Berna voglia evitare attriti con Roma, a costo di penalizzare gli interessi del Ticino e “anche della Svizzera”. L’auspicio, ha aggiunto, è che nelle discussioni si tengano in debito conto le esigenze del cantone a sud delle Alpi, “anche se questo implica momenti di tensione con la controparte”.
Due errori da correggere
Tiepida la reazione del mondo sindacale. Sia Andrea Puglia dello svizzero OCST, che Giuseppe Augurusa dell’italiana CGIL si esprimono criticamente sulla proposta di bloccare i ristorni. Augurusa usa una metafora calcistica: la mozione costituirebbe un “fallo di reazione”, che giudica sproporzionato. Il sindacalista auspica che scenda la pace a cavallo del confine, ricordando che “siamo di fronte a un errore svizzero e uno italiano” ed esprimendo la speranza che “due errori si trasformino in una cosa corretta”.
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Puglia ha detto a RSI di apprezzare l’intento politico dell’iniziativa, ma ha rilanciato l’elemento del dialogo fra Svizzera e Italia, sottolineando che chiudere i rubinetti dei contributi finanziari sarebbe sbagliato. Anche perché si finirebbe per punire i Comuni italiani interessati, che d’altronde si sono schierati a fianco del sindacato nella sua battaglia – che dura da oltre due anni – sul contenzioso attorno alla tassa sulla salute.
Abbassare la tensione
Proprio ai Comuni italiani interessati dà voce La Regione. Massimo Mastromarino, sindaco di Lavena Ponte Tresa e presidente dell’Associazione Comuni di frontiera, riepiloga il loro impegno sulla controversa imposta, citando in particolare una lettera inviata al presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Nelle dichiarazioni che rilascia al quotidiano ticineseCollegamento esterno, anche Mastromarino sostiene la necessità di un abbassamento della tensione. I ristorni ticinesi sono essenziali per i bilanci dei Comuni di frontiera, ricorda, e cita l’articolo 6 dell’intesa italo-svizzera: i due Paesi “faranno del loro meglio per risolvere per via amichevole qualsiasi questione inerente all’interpretazione o applicazione dell’accordo”. Conclude Mastromarino: “Prima di sfasciare tutto, percorriamo le strade istituzionali”.
>> Le reazioni nel servizio del Quotidiano RSI del 19 febbraio 2025:
La Regione riporta inoltre il giudizio del senatore varesino Alessandro Alfieri (PD), che non esita a definire la tassa sulla salute voluta dalla maggioranza “sgangherata”, “improvvisata”, “inapplicabile” – e in contraddizione con i termini dell’intesa fiscale fra i due Paesi. Il quotidiano di Lugano, infine, prende atto dell’assordante silenzio della Regione Lombardia.
Chi lavora paga il conto?
L’osservazione del foglio ticinese non è peregrina. La Lombardia è l’unica, fra le Regioni toccate dal provvedimento, che intende applicarlo. Nei mesi scorsi, infatti, Piemonte, Val d’Aosta e Trentino-Alto Adige hanno comunicato che non avrebbero aderito all’iniziativa del Governo Meloni sul prelievo del discusso contributo, come ha raccontato questo articoloCollegamento esterno pubblicato da Il Fatto Quotidiano.
Il media online dell’Alto Varesotto Luinotizie raccoglie lo sfogo del sindaco di LuinoCollegamento esterno, Enrico Bianchi, che si toglie i guanti di velluto e tuona: “Qui non siamo più davanti a un semplice disaccordo tecnico, ma all’ennesimo scontro politico sulla pelle dei frontalieri. L’Italia introduce una nuova tassa su lavoratori che, per accordo internazionale, dovrebbero essere tassati solo in Svizzera; il Ticino risponde minacciando di trattenere i ristorni. Due Stati che si rimpallano responsabilità mentre chi lavora paga il conto”.
Su un punto sembrerebbero tutti d’accordo: Roma dovrebbe fare un passo indietro e abolire la misura che sta esacerbando le tensioni fra i due Paesi. Resta solo da attendere la risposta dell’Esecutivo italiano. E c’è da scommetterci che il tema sarà oggetto di un incontro bilaterale fra i due Paesi nell’ambito dell’apposita Commissione prevista dall’accordo fiscale.
Carenza di manodopera
Il Corriere del Ticino ha intervistato il presidente della Camera di commercio cantonale (Cc-Ti), Andrea Gehri. L’articolo coglie l’occasioneCollegamento esterno per fare il punto sui numeri della forza-lavoro frontaliera. Si continua a registrare un leggero calo, fatto che suscita diffusa preoccupazione perché da effetto stagionale o contingente, viene ormai unanimemente considerato una consolidata tendenza. La flessione, iniziata nel 2023, viene almeno in parte messa in relazione proprio con l’intesa sottoscritta con l’Italia. Analisi confermata da Gehri, che non esita a dire al CdT che: “il nuovo accordo sta impattando in maniera importante”. Risultato: carenza di manodopera, soprattutto qualificata, in particolare nei settori manufatturiero e delle costruzioni.
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Quanto alla mozione della discordia, Gehri difende la reazione del Governo cantonale e di Christian Vitta. L’imprenditore fa riferimento alla necessità di alzare la voce quando le cose non vanno nella giusta direzione, ma poi si fa pure lui portatore di un messaggio conciliatorio: “Con i muscoli non si risolve nulla e un innalzamento dei toni non porta giovamento a nessuno”, anche perché “alla fine occorrerà sedersi tutti attorno a un tavolo per trovare soluzioni”.
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