Tassa sulla salute per frontalieri, parlamentari ticinesi chiedono la sospensione dei ristorni
Non c’è pace per i ristorni. Una mozione interpartitica chiede al Consiglio di Stato ticinese di interrompere – del tutto o in parte - il versamento dei contributi previsti dall’ultimo accordo fra Svizzera e Italia, e di coinvolgere Berna. Al centro del contenzioso c’è la contestata tassa sulla salute imposta dal Governo italiano.
Al confine meridionale svizzero, continua la saga dei ristorni per frontalieri e frontaliere. I partiti di centrodestra hanno presentato mercoledì 18 febbraio al Parlamento del canton Ticino una mozione che chiede d’interrompere immediatamente – del tutto, o in parte – il versamento dei ristorni previsti dal nuovo accordo in materia fra Svizzera e Italia. Il testo è stato firmato da Alessandro Speziali (Partito liberale radicale – PLR, destra), Fiorenzo Dadò (Centro), Alain Buehler (Unione democratica di centro – UDC, destra conservatrice) e Daniele Piccaluga (Lega, destra populista).
L’oggetto del contendere è la “tassa sulla salute”, un contributo introdotto dalla Legge di bilancio italiana del 2024. Comporta per lavoratori e lavoratrici frontalieri che lavoravano in Svizzera prima del luglio 2023, i cosiddetti “vecchi frontalieri”, il versamento di una quota destinata a finanziare il sistema sanitario della loro regione di residenza. La quota è stabilita in proporzione al reddito percepito in Svizzera. La norma prevede un prelievo compreso tra il 3% e il 6% del reddito netto annuo, con un tetto minimo di 30 euro e massimo di 200 euro mensili, da versare al Servizio Sanitario Nazionale (SSN) italiano.
Protezionismo e tensioni
La questione era stata sollevata alla fine di gennaio dal Consigliere di Stato Christian Vitta (PRL). Direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE) e attuale presidente dell’Esecutivo cantonale ticinese, Vitta aveva detto in un’intervista a Il Corriere del TicinoCollegamento esterno: “La Svizzera deve far valere gli elementi tecnici e giuridici che possono giustificare una riduzione dei ristorni”.
Secondo Vitta, in un clima di crescenti e diffuse tensioni con Roma, la tassa sulla salute sarebbe un chiaro indizio di una politica protezionistica perseguita del Governo italiano a scapito degli accordi sottoscritti con Berna. Secondo il politico di lungo corso ticinese, infatti, “al di là del nome, rappresenta di fatto un’imposta introdotta dal Governo italiano a carico dei lavoratori frontalieri”. E questo costituirebbe una violazione dell’articolo 9 della Convenzione sottoscritta dai due Paesi sul tema dell’imposizione fiscale delle persone che vivono in Italia, e lavorano in Svizzera.
Bellinzona chiama Berna
In base all’accordo, poiché l’Italia non esige tasse da questa categoria di lavoratori e lavoratrici, il Paese ha diritto a ricevere i cosiddetti ristorni, importi che la Svizzera gli riconosce a titolo di compensazione. Per il Ticino si tratta di cifre elevate, pari a oltre 100 milioni di franchi che deve versare ogni anno alla regione Lombardia.
La mozione ora depositataCollegamento esterno riprende la stessa linea di ragionamento proposta poche settimane orsono dal direttore del DFE. Argomenta, infatti, che dal momento che in base all’articolo 9 anche citato da Vitta, la forza-lavoro frontaliera deve essere tassata “esclusivamente in Svizzera”, la tassa sulla salute sarebbe illegittima.
>> Il nostro dossier sul nuovo accordo fra Svizzera e Italia sull’imposizione fiscale di lavoratori e lavoratrici frontalieri
Altri sviluppi
Le conseguenze del nuovo accordo sui frontalieri
Il testo si spinge fino a chiedere la sospensione, totale o parziale, dei versamenti allo Stato italiano. Versamenti che di fatto non sono ancora iniziati, in attesa dei meccanismi applicativi che devono introdurre le Regioni italiane coinvolte. La mozione interpartitica entra dunque a gamba tesa sulla delicata materia, esigendo l’immediato intervento del Governo ticinese, chiamato a impegnarsi nei canali diplomatici e istituzionali perché la materia venga ridiscussa fra Berna e Roma.
I partiti di centrodestra fanno riferimento alla legislazione internazionale, in particolare alla Convenzione di Vienna, che permette la sospensione di un trattato in caso di infrazione grave, e chiamano direttamente in causa il Governo federale svizzero.
Vessatorio e anticostituzionale?
Sulla tassa sulla salute imposta ai “vecchi frontalieri”, c’è maretta dal primo giorno. Previsto dalla Finanziaria 2024, il provvedimento è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale italiana alla Vigilia di Natale 2025. Ma ben prima di entrare in vigore, era stato definito inaccettabile dalle organizzazioni sindacali, che lo ritengono vessatorio e in contraddizione con i termini dell’accordo siglato dai due Paesi dopo lunghe e complesse trattative.
Giuseppe Augurusa, segretario nazionale del sindacato italiano CGIL frontalieri aveva dichiarato: “Se passasse questo concetto, è evidente che saremmo di fronte alla doppia imposizione. Ricordo che questa tassa colpisce i lavoratori frontalieri sullo stesso salario che viene già tassato alla fonte. E come tutti ricorderanno, i trattati internazionali o si applicano o si abrogano, non possono essere cambiati in corso d’opera. Quindi da questo punto di vista per noi c’è anche una violazione del trattato”.
>> Il servizio del Quotidiano RSI del 22 dicembre 2025, “La tassa sulla salute preoccupa i frontalieri”
La Radiotelevisione della Svizzera italiana (RSI) aveva di recente raccolto le reazioni dei sindacati elvetici. Intervistato da RSI, Andrea Puglia, vicesegretario cantonale dell’OCST, aveva definito contestabile l’intero impianto del provvedimento, che parte dal presupposto che i “vecchi frontalieri” non contribuirebbero alla fiscalità italiana. “In realtà contribuiscono già alla fiscalità generale dello Stato, sia attraverso i famosi ristorni, sia attraverso il pagamento dell’IVA”, aveva argomentato Puglia.
Il provvedimento è riuscito negli scorsi mesi a mettere d’accordo tutti i sindacati, sia italiani che svizzeri. Come tvsvizzera.it aveva raccontato in questo dettagliato articolo sulla questione, CGIL, CISL e UIL nonché sul fronte elvetico UNIA, OCST, Syna, VPOD e Syndicom si sono dichiarati pronti a ricorrere alla Corte costituzionale italiana perché sancisca l’incostituzionalità della misura, decisione che ne comporterebbe l’abolizione.
Non resta che attendere le reazioni istituzionali: da parte del Governo ticinese, da quello federale e da quello italiano, che ancora una volta si ritrova sottoposto a un fuoco di critiche in Svizzera. In tempi già difficili per le relazioni fra i due Paesi, sulla tassa sulla salute si potrebbe presto arrivare alla resa dei conti.
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