L’università svizzera più amata in Italia diventa più cara
Il 49% delle persone iscritte all’USI (Università della Svizzera italiana) arrivano dall’Italia contro il 31% di studenti e studentesse svizzeri. Chi non è domiciliato e non ha la cittadinanza svizzera dovrà però presto pagare di più per studiare a Lugano.
Negli scorsi mesi abbiamo parlato della decisione dell’Università della Svizzera italiana (USI) di introdurre il numero chiuso sulle nuove iscrizioni a partire dall’anno scolastico 2026-2027, appena iniziato allo scopo di contenere. Alla fine del mese di agosto, l’ateneo e la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI) hanno anche annunciato “adeguamenti nelle rispettive rette universitarie” con effetto dall’anno 2027-2028. Per l’USI si tratta del primo aumento delle tasse universitarie dalla sua fondazione nel 1996, mentre la SUPSI non adatta le rette da 15 anni.
Gli istituti stanno quindi agendo su più fronti ed è su più fronti che anche i finanziamenti vengono ridotti. Nel corso del mese di aprile, il Consiglio di Stato ticinese (Governo cantonale) ha annunciato che il contributo annuale all’USI verrà ridotto di 5,5 milioni di franchi. A questi si aggiunge 1 milione di franchi di tagli resi noti, sempre dal Cantone, alla fine dello scorso anno. Nel complesso, l’Università dovrà fare a meno di 6,5 milioni di franchi all’anno di contributi cantonali su un totale di 130 milioni.
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Ma non ci sono solo questi. Anche i finanziamenti federali subiranno adattamenti. Nel pacchetto Sgravio 27Collegamento esterno approvato dal Parlamento federale in marzo, sono infatti previsti ulteriori tagli: le università svizzere perderanno 60 milioni di franchi (dei 120 milioni previsti).
Una situazione complessa, soprattutto se si considera la necessità di mantenere alto il livello formativo, sia nell’offerta dei corsi, sia nell’infrastruttura. “Le recenti decisioni riguardanti il finanziamento pubblico della formazione e della ricerca hanno prodotto effetti più rapidi di quanto previsto nella pianificazione delle due istituzioni, rendendo necessari ulteriori interventi sul fronte delle entrate”, si legge in una nota dei due istituti.
Ecco spiegata dai vertici la decisione di aumentare le tasse di iscrizione. I due istituti auspicano che nel futuro le decisioni che incidono sul loro budget possano essere più prevedibili “e che tengano conto delle conseguenze di lungo periodo sulla formazione, sulla ricerca e sul tessuto sociale ed economico del territorio”. Ma vediamo cosa cambia nel dettaglio.
Cosa cambia per l’USI
Dall’anno accademico 2027-2028, la tassa semestrale per i programmi di bachelor (laurea triennale) e master (laurea magistrale) ammonterà a 5’000 franchi, con un aumento di 1’000 franchi rispetto ad oggi. Il Consiglio dell’USI ha però stabilito che l’aumento non interesserà le studentesse e gli studenti svizzeri e quelli che al momento del conseguimento della maturità erano domiciliati in Svizzera, così come le persone straniere non domiciliate ma già immatricolate secondo le vecchie regole: per tutte queste categorieCollegamento esterno la retta semestrale rimarrà di 2’000 franchi.
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La decisione, infine, non si applica alle tasse della Facoltà di teologia di Lugano, affiliata all’USI, che ha una gestione amministrativa separata.
Cosa cambia per la SUPSI
Per quanto concerne le e gli iscritti alla Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana, la retta ammonterà a 1’000 franchi per chi è residente (200 in più rispetto a oggi); e a 2’000 franchi per chi non è residente (400 in più).
Per contribuire a un accesso equo agli studi, il Consiglio SUPSI ha inoltre reso nota la decisione di destinare un’importante quota finanziaria, derivante dall’aumento delle tasse semestrali, al fondo interno per gli studenti e le studentesse in difficoltà. L’aumento sarà di 200’000 franchi.
Chi ne sarà toccato
Su chi peserà questo aumento nel concreto? Se la maggioranza di chi si iscrive alla SUPSI vive in Svizzera, l’USI è invece una delle università più internazionali della Svizzera. La sua componente straniera supera di regola il 60% degli iscritti e il gruppo nettamente più numeroso proviene dall’Italia.
Guardando alla tendenza degli ultimi anni, parliamo di circa il 45-50% di persone iscritte totali in arrivo dall’Italia; 30-35% dalla Svizzera; 15-20% da altri Paesi europei e 5-10% da Paesi extra-europei.
Nell’anno scolastico 2025-2026, per esempio, gli studenti e le studentesse che frequentavano l’USI erano 4’750, con un incremento di 214 iscrizioni rispetto all’anno precedente. Il 21% delle iscritte e degli iscritti proviene dal Canton Ticino, il 10% dal resto della Svizzera, il 49% dall’Italia e il 20% da altri Paesi.
Nell’analisi dei dati 2025-2026 sulla provenienza dei nuovi iscritti (al primo anno di bachelor e di master), l’USI rilevava già un aumento della percentuale di studentesse e studenti ticinesi e di altri Cantoni svizzeri in confronto al precedente anno accademico. Il tempo mostrerà se questa tendenza verrà esacerbata dall’aumento delle rette per coloro che arrivano da fuori.
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