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La scuola svizzera tra eccellenza, traguardi mancanti e diseguaglianze

L'università e il Politecnico di Zurigo.
L'Università di Zurigo e il Politecnico federale (cupola). Keystone / Christian Beutler

Il sistema educativo svizzero è considerato un’eccellenza, capace di garantire salari elevati e un’alta occupabilità. Dietro questa solidità, però, emergono sfide meno visibili: l’obiettivo del 95% di diplomati è ancora distante e le disuguaglianze sociali continuano a pesare fortemente sull’accesso al liceo.

Il nuovo Rapporto sul sistema educativo svizzero 2026Collegamento esterno delinea un quadro complessivamente solido della scuola elvetica, ma mette anche in luce sfide cruciali: le persistenti disparità sociali che influenzano le traiettorie dei giovani, l’alto tasso di abbandono universitario e la rapida obsolescenza dei diplomi e dei titoli accademici.

Il Rapporto, pubblicato dal Centro svizzeroCollegamento esterno di coordinamento della ricerca educativa, offre una panoramica su tutti i livelli del sistema formativo. In un contesto in cui le competenze sono distribuite tra Confederazione e Cantoni, il documento valuta il grado di raggiungimento degli obiettivi comuni della politica formativa, definiti nel 2011 e aggiornati regolarmente.

L’obiettivo mancato e l’accesso all’università

Uno degli obiettivi centrali della politica formativa svizzera è che il 95% dei giovani di 25 anni ottenga un titolo di livello secondario II, sia esso una formazione professionale di base o una scuola di cultura generale. Un traguardo ritenuto essenziale per un buon inserimento nel mondo del lavoro, ma che ancora sfugge. Come rileva il Rapporto, a livello nazionale la quota è scesa dal 91,5% del 2016 al 90,1% nel 2022. Le donne raggiungono il 91,6%, superando gli uomini, fermi all’88,5%. Marcato anche il divario tra svizzeri e stranieri: i primi arrivano al 92,1%, mentre i secondi si attestano attorno all’85%.

Il livello secondario II comprende tutte le formazioni che seguono la scuola dell’obbligo e precedono il livello terziario. Vi rientrano sia i percorsi di formazione generale, come la maturità liceale e i certificati delle scuole specializzate, sia la formazione professionale di base, che porta al Certificato federale di formazione pratica (CFP), all’Attestato federale di capacità (AFC) o alla maturità professionale.

Si tratta di un passaggio cruciale nel sistema educativo svizzero, perché rappresenta la soglia minima per accedere al mercato del lavoro o proseguire gli studi verso un titolo terziario.

Un altro obiettivo centrale è garantire ai titolari della maturità liceale l’accesso diretto all’università, senza esami di ammissione. Questo principio ha portato a una revisione completa delle basi legali: le nuove normative, adottate nel 2023, e il piano quadro degli studiCollegamento esterno, introdotto nel 2024, mirano a uniformare e rafforzare la qualità della maturità liceale in tutta la Svizzera, preservando così l’accesso automatico alle università e alle alte scuole pedagogiche.

Sul lungo periodo, la riforma della maturità liceale dovrebbe contribuire anche a ridurre il numero di interruzioni degli studi universitari, un altro obiettivo condiviso. Al momento, però, il Rapporto indica che la quota di abbandoni resta stabilmente elevata: circa il 24% dei nuovi iscritti non ottiene un bachelor entro otto anni dall’immatricolazione. Un dato che necessita di essere contestualizzato, poiché include anche chi cambia tipo di scuola universitaria e consegue il titolo in un’altra istituzione.

I dati riportati nello studio dimostrano inoltre che il valore sul mercato del lavoro di un percorso universitario interrotto risulta quasi nullo.

Disparità sociali, strutture familiari e passaggio al liceo

Le disparità sociali nel sistema educativo svizzero emergono già nei primissimi anni di vita. Nel 2023, ricorda lo studio, il 5% delle economie domestiche era costituito da famiglie monoparentali. Per questi nuclei con figli tra 0 e 17 anni, il rischio di povertà raggiunge il 33,4%. Di conseguenza, i bambini provenienti da contesti socioeconomici svantaggiati crescono spesso con minori stimoli educativi e opportunità di sviluppo. 

Inoltre, l’accesso al liceo resta fortemente determinato dal livello di istruzione dei genitori, segnalando una selettività sociale marcata. Il fenomeno è particolarmente evidente nei Cantoni che adottano il cosiddetto liceo lungoCollegamento esterno (sei anni) diffuso soprattutto nella Svizzera tedesca. Qui, la probabilità di essere ammessi cresce in modo proporzionale al percorso formativo dei genitori: secondo i dati raccolti, il 58% degli studenti e delle studentesse che accedono al liceo lungo proviene da famiglie con almeno un titolo terziario, mentre solo il 5% ha genitori la cui istruzione si è fermata alla scuola dell’obbligo. 

Livello di formazione della popolazione e benefici monetari

La Svizzera ha conosciuto un forte processo di terziarizzazione. Dall’inizio degli anni 2000, la quota di 25-34enni in possesso di un titolo terziario è raddoppiata, raggiungendo circa il 50%, un valore che supera la media OCSE, ferma al 47%. Una caratteristica distintiva del sistema svizzero è la capacità di formare un’ampia fascia della popolazione a livello terziario grazie al solido pilastro della formazione professionale superiore: le scuole universitarie professionali (SUPCollegamento esterno) rilasciano infatti ogni anno circa un terzo di tutti i titoli terziari del Paese.

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La formazione porta con sé benefici economici significativi. In Svizzera, ogni anno di studio in più si traduce in un incremento salariale medio compreso tra il 7,5% e l’8,5%. Chi possiede un master universitario può aspettarsi un reddito superiore di circa il 40% rispetto a chi entra nel mercato del lavoro subito dopo la maturità. Le differenze salariali non dipendono solo da una maggiore produttività o dalla capacità di affrontare compiti complessi: le persone con un livello d’istruzione più alto riescono anche a valorizzare meglio l’esperienza professionale accumulata nel corso degli anni.

Opportunità sul mercato del lavoro

Lo studio conferma che un livello di formazione più elevato aumenta sensibilmente le probabilità di trovare lavoro. Il sistema duale svizzero facilita inoltre un ingresso rapido delle persone giovani nel mercato occupazionale. Ma c’è un rovescio della medaglia: diverse ricerche mostrano che le competenze acquisite attraverso la formazione professionale tendono a diventare obsolete più rapidamente rispetto alle qualifiche più generali, rendendo questi lavoratori più vulnerabili in caso di disoccupazione. 

Anche una laurea, tuttavia, invecchia velocemente. Il Rapporto cita un calcolo volutamente provocatorio relativo alla svalutazione del capitale umano: le competenze di un laureato perderebbero circa il 3,5% di valore ogni anno. Per compensare tale erosione, un accademico dovrebbe teoricamente dedicare 300 ore annuali alla formazione continua. In realtà, ne accumula in media appena 12. Senza aggiornamento costante, la produttività tende a diminuire in modo sensibile già a partire dai 45 anni. 

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Docenti troppo omogenei

Oltre agli aspetti strutturali, lo studio mette in luce alcune tendenze inattese. Una delle più sorprendenti riguarda l’omogeneità del corpo docente. Mentre le classi svizzere diventano sempre più multiculturali, gli insegnanti restano sorprendentemente simili tra loro. La distanza culturale tra il personale docente e la popolazione svizzera autoctona risulta infatti molto più ridotta rispetto a quella rilevata in altri settori professionali, come quello infermieristico o finanziario. Gli esperti e le esperte avvertono che un corpo docente più diversificato aiuterebbe a gestire in modo più efficace classi sempre più eterogenee. 

Una curiosità finale. Lo studio rileva che il valore di una persona sul mercato del lavoro non dipende soltanto da voti e diplomi. Anche la personalità conta. Le cosiddette competenze non cognitive influiscono in modo diretto sulle retribuzioni: estroversione e stabilità emotiva sono associate a stipendi più alti. Al contrario – ed è l’aspetto più sorprendente – tratti come una marcata accondiscendenza, una gentilezza eccessiva o persino una forte apertura mentale tendono, a parità di professione, a essere correlati a salari inferiori. 

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