Università in Svizzera, arrivano tagli ai contributi pubblici e numero chiuso
Numero chiuso all’Università della Svizzera italiana e rette universitarie in crescita in molti Cantoni, in particolare per chi viene a studiare in Svizzera da altri Paesi. I tagli dei contributi pubblici stanno provocando cambiamenti epocali negli atenei della Confederazione.
L’Università della Svizzera italiana (USI) si è vista decurtare a dicembre un milione di franchi di contributo annuale del Cantone. E proprio in questi giorni, ha preso atto che il Consiglio di Stato, nell’ambito delle iniziative legate all’applicazione delle iniziative popolari sulle casse malati, le verserà ulteriori 5,5 milioni in meno ogni anno. Il totale? Meno 6,5 milioni, un taglio che su un budget di 130, ha detto al Corriere del TicinoCollegamento esterno il rettore ad interim Gabriele Balbi, “si fa sentire, eccome”.
Il relativamente giovane ateneo, scelto anche da molte persone che arrivano dall’Italia, sembrerebbe vittima del suo successo. L’USI è ormai giunta a 4’749 studenti tra bachelor, master e dottorandi, con infrastrutture che pur costantemente adeguate, potrebbero presto non riuscire a far fronte al crescente corpo studentesco. Così Balbi ha annunciato che tra le novità previste già per settembre c’è l’introduzione del numero chiuso per alcuni corsi di laurea.
Saranno massimo così 190 i posti per il bachelor in Economia in lingua italiana e 150 per quello in Comunicazione. Misure che toccheranno in misura maggiore chi viene dall’estero, “dato che tutti gli studenti che provengono da una scuola superiore svizzera hanno accesso garantito”, ha ricordato il rettore. Sempre da settembre, numero chiuso anche per i master in Finanza e in Management: massimo 70 posti ognuno.
La stagione delle economie
Ai tagli cantonali, si aggiunge il piano di risparmio della Confederazione. Nel pacchetto Sgravio 27Collegamento esterno sono rientrati anche i finanziamenti pubblici alla formazione superiore, con tagli che entreranno in vigore nel 2027. I due rami del Parlamento ne hanno discusso durante la sessione invernale 2025 e in quella primaverile 2026 e li hanno approvati, anche se in misura inferiore a quanto aveva proposto il Governo federale. Così il settore dei politecnici passerà da 78 milioni a undici (Misura 6) mentre per le università cantonali la Misura 26 prevede che dagli attuali 120, ci saranno solo 60 milioni di franchi ogni anno.
Tre le soluzioni suggerite agli atenei da chi governa a livello cantonale e federale c’è risparmiare, nonché incrementare le entrate attraverso l’aumento delle rette. Un onere che dovrebbe ricadere in particolare sul corpo studentesco che sceglie di venire a studiare in Svizzera dall’estero. Il Governo cantonale ticinese ha scrittoCollegamento esterno a chiare lettere che l’USI “dovrà implementare delle misure di contenimento della spesa e/o di incremento delle entrate, ad esempio tramite un aumento delle rette per studentesse straniere e studenti stranieri”.
La faccenda è particolarmente delicata per l’USI, che fin dalla sua fondazione prevede una retta differenziata, grazie alla quale chi arriva da un’altra nazione paga il doppio. Si tratta già ora, d’altronde, dell’ateneo più costoso del Paese.
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Tendenza nazionale
Un simile provvedimento è già stato implementato dall’autunno 2025 dai due politecnici federali di Zurigo: chi arriva dall’estero paga 2’190 franchi a semestre invece che 730. A Berna, la Scuola universitaria professionale ha pure ritoccato le tariffe: ora gli studenti svizzeri pagano 850 franchi a semestre, mentre quelli esteri fino a 2’350.
L’università di San Gallo è l’unica che dal 1963 prevede un tetto alla percentuale di studenti e studentesse dall’estero: possono essere al massimo il 25% del totale. Per loro un semestre costa 3’300 franchi – 1’310 per il loro compagno di banco svizzero. Anche il Politecnico di Losanna ha indirettamente introdotto un limite al numero di studenti stranieri. A partire dall’anno accademico in corso, a Losanna massimo 3’000 persone possono iscriversi al primo anno di Bachelor e dato che chi è svizzero deve essere accettato in ogni caso, si riduce giocoforza la quota di chi viene da altre nazioni.
C’è chi dice no
La tendenza preoccupa da tempo l’Unione svizzera degli e delle Universitari-e (USU), l’organizzazione nazionale degli enti studenteschi che rappresenta gli interessi di oltre 140’000 studenti. L’USU è contraria agli aumentiCollegamento esterno, ai numeri chiusi e alla discriminazione di chi viene dall’estero, e chiede di intervenire per conservare un sistema di istruzione superiore equo e finanziato pubblicamente. La co-presidente Sophie Wang ha scritto in un comunicato, che “le misure di austerità derivano da una visione di breve termine, che non potrà che rivelarsi controproducente”. L’organizzazione studentesca denuncia l’attacco “contro le pari opportunità”, sottolineando di ritenere “inaccettabile di escludere una parte della popolazione a causa delle sue risorse finanziarie”. In ottobre 2025, il movimento è sceso in piazza in molte città svizzere per protestare contro i tagli, per una delle proteste studentesche più partecipate dell’ultimo ventennio.
Nell’ambito della complicata partita del finanziamento di politecnici e università, l’USU ha pubblicato un corposo documento programmaticoCollegamento esterno, nel quale fa le pulci alle politiche cantonali e federali per l’istruzione superiore. Nel documento è presente anche un’analisi, stilata in base a dati ufficiali, di quanto sia aumentato il costo complessivo per un anno di studio universitario in Svizzera, prendendo come esempio il politecnico di Zurigo. Analisi che riproduciamo nella grafica che segue.
Bilaterali dietro l’angolo
La partita riguarda pure gli accordi con l’Unione Europea. In particolare, i cosiddetti Bilaterali IIICollegamento esterno, che devono essere ancora approvati dal Parlamento svizzero. Del pacchetto fa parte il capitolo “Libera circolazione delle persone”, dove si legge cheCollegamento esterno “la Svizzera si impegna tuttavia a garantire in futuro agli studenti UE lo stesso trattamento riservato agli studenti svizzeri per quanto riguarda le tasse delle scuole universitarie e delle scuole universitarie professionali finanziate prevalentemente da fondi pubblici”. La cosiddetta “clausola di non discriminazione” sarà bilaterale: a chi dalla Svizzera andrà a studiare in un Paese UE, saranno applicate le stesse rette di chi ci vive da sempre.
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Svizzera e UE hanno trovato un accordo
Nel corso della procedura di consultazione, l’organizzazione mantello delle università svizzere si era espressa a favore della non discriminazione e delle misure di accompagnamento come proposte dal Governo federale. L’USI era stato l’unico ateneo elvetico ad avere espresso la sua contrarietàCollegamento esterno. A domanda di tvsvizzera.it, l’ufficio stampa precisa che l’USI si sarebbe allineata alla presa di posizione di Swissuniversities, “evidenziando però alcune criticità rispetto al tema specifico della parificazione delle tasse e dei meccanismi di compensazione”. Poiché l’USI dipende più di altri atenei dalle tasse pagate dal corpo studentesco e accoglie una quota significativa di studenti UE, “in caso di dimezzamento delle loro tasse per parificarle a quelle degli studenti svizzeri, subirebbe un impatto finanziario più marcato rispetto al resto delle università svizzere”. L’USI evoca inoltre l’impatto delle misure di risparmio federali, concludendo che “l’operatività dell’università sia già ora condizionata da un forte grado di incertezza e dalla difficoltà di elaborare e perseguire obiettivi strategici a medio e lungo termine”.
Per certo, la questione si annuncia complessa. Laddove queste provvisioni dei Bilaterali III fossero approvate dal Parlamento e magari anche da un referendum popolare sull’intero pacchetto, si tornerebbe punto a capo. Gli istituti che già prevedono, o stanno introducendo rette più alte per chi viene dall’estero, sarebbero costretti in punta di legge ad azzerare tutto, per garantire parità di condizione a studenti UE.
L’ateneo più meridionale del Paese si allinea, insomma, alla tendenza nazionale. La questione, c’è da scommetterci, continuerà a dar luogo a infuocati dibattiti. In Svizzera, circa un terzo delle iscrizioni alle università vengono tradizionalmente dall’estero. Gli attuali processi di cambiamento rischiano di modificare in profondità quello che è considerato un fiore all’occhiello del Paese.
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