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Frontalieri, la Lombardia va avanti sulla tassa sanitaria, ma promette sconti

Cartello stradale che indica la direzione dell'Ospedale Civico di Lugano.
Con i fondi raccolti con la tassa sulla salute si vuole pagare meglio il personale sanitario italiano attivo vicino al confine elvetico per evitare che prendano la strada verso gli ospedali ticinesi. Nella foto l'Ospedale Civico di Lugano. KEYSTONE/Karl Mathis

Il Consiglio regionale della Lombardia ha respinto la richiesta di abrogazione del contributo sanitario per i "vecchi frontalieri". La misura dovrebbe entrare in vigore entro settembre, ma continua a suscitare polemiche tra accuse di incostituzionalità, difficoltà applicative e il rischio di uno scontro istituzionale con la Svizzera.

La cosiddetta “tassa sulla salute” per i frontalieri non sarà cancellata. È questa la notizia principale emersa dalle recenti sedute del Consiglio regionale della Lombardia, che ha bocciato una mozione presentata dal Partito democratico volta a eliminare il controverso prelievo.

La maggioranza di centrodestra ha invece approvato la mozione che impegna la Giunta a negoziare con Roma affinché il contributo venga applicato nella misura più contenuta possibile, introducendo detrazioni fiscali per attenuarne l’impatto sui lavoratori. La linea della Regione è chiara: il principio del contributo non si tocca, ma si tenta di limitarne i danni politici in un territorio di confine dove il malcontento resta palpabile.

Una vicenda che si trascina da anni: i costi e le aliquote

La questione riguarda esclusivamente i cosiddetti “vecchi frontalieri”, ovvero i lavoratori residenti nei Comuni italiani di confine che hanno prestato la loro opera nei Cantoni Ticino, Grigioni o Vallese tra il 31 dicembre 2018 e il 17 luglio 2023. A differenza dei “nuovi frontalieri”, soggetti al recente accordo fiscale bilaterale, per questa categoria il legislatore italiano ha introdotto un contributo specifico a favore del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

>>Qui tutte le informazioni sul nuovo accordo:

Il passaggio decisivo è avvenuto a ridosso delle festività natalizie 2025, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto del Ministero della Salute. Il testo prevede un contributo obbligatorio tra il 3% e il 6% del reddito netto percepito in Svizzera, con un minimo di 30 e un massimo di 200 euro al mese. La definizione delle aliquote è demandata alle Regioni di confine: Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta.

“La legge va applicata, che ci piaccia o no. Lo Stato ha demandato l’attuazione alle Regioni, e la Regione ha il dovere di applicarla”

Massimo Sertori, assessore Regione Lombardia

Mentre il Piemonte ha ribadito di non voler applicare la misura, la Lombardia ha scelto l’aliquota minima del 3%: in concreto, un frontaliere con un reddito netto mensile di 4’000 euro dovrà versare 120 euro al mese. Massimo Sertori, assessore della Regione Lombardia agli enti locali e ai rapporti con la Confederazione, non lascia spazio a dubbi: “La legge va applicata, che ci piaccia o no. Se una norma esiste, va rispettata. Lo Stato ha demandato l’attuazione alle Regioni, e la Regione ha il dovere di applicarla”.

A cosa servono i fondi

Secondo le stime fornite dalla Direzione generale Welfare di Regione Lombardia, le risorse raccolte serviranno a finanziare un aumento salariale del 20% per medici e infermieri delle zone di confine, con l’obiettivo di arginarne la fuga verso i più remunerativi ospedali svizzeri. Questo intervento interesserà circa 7’000 operatori sanitari, per un investimento complessivo stimato in 45 milioni di euro.

Sertori conferma le cifre in gioco: “Parliamo di circa 10’000 euro lordi all’anno in più per i medici e di 5’400 euro lordi per gli infermieri”. Quanto all’efficacia reale della misura, l’assessore ammette i limiti della previsione: “Non possiamo sapere con certezza se questo incremento salariale sarà sufficiente per trattenere in Italia la manodopera sanitaria, poiché si tratta di una scelta molto soggettiva. Quello che è certo, però, è che l’incremento del salario ci sarà”.

La protesta sindacale e il nodo giuridico

Una posizione che non convince i sindacati. “La nostra posizione non cambia di una virgola: continuiamo a sostenere che si tratti di una vera e propria imposta e, in quanto tale, risulta incostituzionale e non conforme agli accordi sulla doppia imposizione”, afferma Andrea Puglia, sindacalista dell’OCST. A loro avviso, il contributo si configura come una tassa sul reddito applicata su somme già assoggettate a tassazione alla fonte in Svizzera.

>>Ecco la posizione dei sindacati italiani e svizzeri:

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Protesta sindacale davanti al Palazzo della Regione Lombardia.

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“La tassa sulla salute per i vecchi frontalieri è incostituzionale”

Questo contenuto è stato pubblicato al Secondo i sindacati italiani e svizzeri, la “tassa sulla salute”, che dovrebbero pagare i vecchi frontalieri per partecipare al finanziamento del servizio sanitario nazionale italiano, sarebbe incostituzionale.

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Il fulcro della contestazione giuridica ruota attorno all’articolo 9 dell’accordo fiscale tra Italia e Svizzera. Il Dipartimento federale degli Affari esteri svizzero (DFAE) ha ribadito che l’Accordo sui frontalieri è un trattato internazionale che prevale sul diritto interno degli Stati contraenti e mira esclusivamente all’eliminazione della doppia imposizione.

Sertori respinge però questa lettura: “Non è così. Fin dal 1974 [firma del primo accordo, ndr.] la parte sanitaria non fa parte dell’accordo, e non vi rientra neppure in quest’ultima intesa. Il frontaliere ha la possibilità di scegliere tra la sanità svizzera e quella italiana. Se opta per quella svizzera, stipula un’assicurazione privata che copre esclusivamente il lavoratore. Se invece opta per quella italiana, dal 1999 il servizio è gratuito per tutta la famiglia”. In altri termini, i vecchi frontalieri, pur lavorando e pagando le tasse in Svizzera – possono accedere gratuitamente al Servizio sanitario nazionale (SSN) insieme ai propri familiari, senza versare alcun contributo diretto al suo finanziamento: una disparità di trattamento rispetto ai lavoratori residenti in Italia, che finanziano il SNN attraverso l’IRPEF. “La Legge di Bilancio 2024 è intervenuta per colmare questo vuoto”.

Le criticità applicative

Restano aperte diverse questioni applicative. La più contestata riguarda la retroattività: il decreto ministeriale fa riferimento ai redditi del 2024, introducendo di fatto un onere fiscale a posteriori, ritenuto problematico sia sul piano dell’equità sia su quello della legittimità giuridica.

“La Regione non ha mai chiarito come intenda applicare questa misura in modo uniforme, considerando che non dispone dei dati necessari”

Andrea Puglia, sindacato OCST frontalieri

Su questo punto Sertori annuncia una correzione di rotta: “Il decreto attuativo ministeriale è del 2025. Noi applicheremo questa tassa sulla salute a partire dal 2026, calcolandola sui redditi percepiti nel 2025. L’anno 2024, di conseguenza, non verrà preso in considerazione”.

Dubbi emergono anche sulle modalità di riscossione. “La Regione non ha mai chiarito come intenda applicare questa misura in modo uniforme, considerando che non dispone dei dati necessari”, osserva Puglia. “Le risposte fornite finora sono state del tutto fumose, con vaghi riferimenti alla banca dati dell’Agenzia delle Entrate. Resta il forte interrogativo su come possano concretamente ottenere e gestire tali informazioni”.

Il pagamento avverrà tramite una piattaforma online basata sull’autocertificazione del reddito, resa necessaria dal rifiuto delle autorità svizzere di trasmettere i dati salariali dei vecchi frontalieri, con evidenti rischi di contenzioso tributario.

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Personale medico.

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Tassa sulla salute, la Svizzera nega i dati dei frontalieri

Questo contenuto è stato pubblicato al Fa fatica a trovare un’applicazione la tassa sulla salute che dovrebbero pagare i vecchi frontalieri per partecipare al finanziamento del servizio sanitario nazionale italiano. La Svizzera per ora nega i loro dati ma la Lombardia ha pronto un “piano B”.

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Scontro istituzionale e rischio ritorsioni

Di fronte a queste obiezioni, il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha replicato sostenendo che l’Amministrazione regionale non ha il potere di disapplicare una norma statale. I sindacati, dal canto loro, hanno già annunciato ricorsi legali non appena verranno recapitate le prime richieste di pagamento ai lavoratori.

“Questa è e resta una tassa scellerata che non dovrebbe esistere”

Andrea Puglia, sindacato OCST frontalieri

La vertenza rischia inoltre di innescare pesanti ripercussioni diplomatiche ed economiche. Nel Canton Ticino, una mozione parlamentare sostenuta dalla maggior parte delle forze politiche ha chiesto al Consiglio di Stato di valutare la sospensione dei ristorni fiscali versati annualmente all’Italia (128 milioni di euro nel 2025), come possibile misura di ritorsione contro la tassa sulla salute. Questo scenario alimenta il timore di un deterioramento complessivo dei rapporti bilaterali tra Roma e Berna generando un paradosso evidente: il nuovo accordo fiscale, faticosamente negoziato per anni, avrebbe dovuto garantire maggiore stabilità e chiarezza per i lavoratori transfrontalieri, ma rischia ora di trasformarsi in un terreno di scontro permanente, in un clima già segnato dalle tensioni diplomatiche seguite alla strage di Capodanno a Crans-Montana, dove 41 persone persero la vita nell’incendio del bar “Le Constellation”, tra cui sei cittadini italiani.

La Regione Lombardia ha più volte parlato di un dialogo in corso con le autorità svizzere e con il Canton Ticino. Un’affermazione che l’OCST smentisce con decisione. “Smentiamo categoricamente le affermazioni della Regione Lombardia in merito a un presunto dialogo in corso con il Canton Ticino e la Svizzera per l’implementazione della misura: si tratta di una vera e propria menzogna”, afferma Puglia. Per il sindacalista la conclusione è netta: “Questa è e resta una tassa scellerata che non dovrebbe esistere”.

Tempi incerti

Nonostante le dichiarazioni politiche, l’iter amministrativo non è ancora concluso.

“Tecnicamente siamo pronti. Spero che per settembre potremo rendere operativa la legge”

Massimo Sertori, assessore Regione Lombardia

“Al momento ci troviamo di fronte a mere dichiarazioni pubbliche di un assessore, non a un decreto attuativo”, sottolinea Puglia. “Si parla di un’entrata in vigore per settembre, ma lo ritengo altamente improbabile: i tempi sono troppo stretti per predisporre il decreto e l’apposita piattaforma online”. Sertori si dice invece fiducioso: la piattaforma informatica sarebbe già pronta e il sistema di autocertificazione online già predisposto. “Tecnicamente siamo pronti e la procedura sta andando avanti. Spero davvero che per settembre potremo rendere operativa la legge”, conclude l’assessore.

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