Frontalieri, il Ticino blocca i ristorni, Roma e Berna cercano il dialogo
Il vertice di Roma tra la consigliera federale Karin Keller-Sutter e il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti si è svolto all’ombra della decisione del Canton Ticino di trattenere in via cautelativa parte dei ristorni fiscali destinati alla Lombardia (50,2 milioni di franchi). Nonostante le tensioni, i due ministri hanno escluso un impatto sui rapporti bilaterali e aperto al dialogo sulla “tassa sulla salute”, con Giorgetti pronto a fare da ponte con Milano.
La consigliera federale svizzera Karin Keller-Sutter e il Ministro dell’Economia e delle finanze italiano Giancarlo Giorgetti si sono incontrati martedì 30 giugno a Roma per fare il punto sulle questioni fiscali aperte tra i due Paesi, a partire dalla revisione dell’accordo sulla doppia imposizione del 1976 e dall’applicazione del nuovo Accordo sui frontalieri. Il vertice, durato circa tre quarti d’ora, si è però tenuto in un clima reso improvvisamente incandescente da una mossa del Canton Ticino: il blocco parziale dei ristorni fiscali destinati all’Italia.
Bloccati dal Ticino 50,2 milioni per la Lombardia
Poche ore prima dell’incontro romano, il Governo ticinese ha annunciato la decisione di trattenere in via cautelativa una parte dei ristorni dell’imposta alla fonte destinati all’Italia. Si tratta di una compensazione finanziaria storica: i frontalieri pagano le imposte in Svizzera e una quota del gettito – circa il 38,5% – viene trasferita ogni anno ai Comuni italiani di confine.
Il servizio del Quotidiano della RSI del 30 giugno 2026:
Nel dettaglio, il blocco riguarda il 46% dell’ammontare complessivo: 50,2 milioni di franchi destinati alla Lombardia, ossia la quota della seconda metà dell’anno. Il Piemonte, invece, non subirà trattenute (incasserà circa 8,6 milioni), avendo rinunciato ad applicare la contestata “tassa sulla salute” che ha innescato la controversia.
Il casus belli è la cosiddetta “tassa sulla salute” introdotta dall’Italia per i “vecchi frontalieri”, cioè coloro che lavoravano in Svizzera prima del 17 luglio 2023. La misura prevede un contributo al Servizio sanitario nazionale (SSN) compreso tra il 3% e il 6% del reddito netto percepito in Svizzera; la Lombardia ha scelto l’aliquota minima del 3%.
Secondo Roma, il provvedimento è legittimo: i vecchi frontalieri continuano a beneficiare del sistema sanitario pubblico italiano, finanziato dalla fiscalità generale, senza versare contributi diretti. Nelle intenzioni della Lombardia, le risorse raccolte dovrebbero anche sostenere il personale sanitario, con aumenti salariali fino a 10’000 euro annui per i medici e 5’400 per gli infermieri, per contrastare la fuga verso la Svizzera.
Di tutt’altro avviso il Canton Ticino, secondo cui la misura violerebbe il nuovo Accordo sui frontalieri configurandosi come una doppia imposizione su redditi già tassati in Svizzera. Berna mantiene invece una posizione più prudente: ha finora qualificato il prelievo come “tassa” vincolata a uno scopo specifico, e non come vera e propria imposta, ritenendolo compatibile con il quadro dei trattati internazionali.
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Il Canton Ticino, ha precisato il direttore delle finanze Christian Vitta, prevede di sbloccare i fondi solo se la Lombardia non darà seguito alla misura. “Ci attendiamo dalla Confederazione rinnovati sforzi nella ricerca di una soluzione politica o, in alternativa, un intervento sull’Italia per denunciare la violazione dell’accordo internazionale”, ha dichiarato il presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali.
Le reazioni a Roma: “Nessuna crisi tra i due Paesi”
Keller-Sutter è arrivata a Roma con il peso della decisione ticinese, che ha irritato le autorità italiane. L’ambasciatore svizzero Roberto Balzaretti non ha nascosto il disagio: “L’Italia è ovviamente seccata dalla decisione presa unilateralmente dal Ticino. C’è un accordo in vigore, e se c’è un problema va risolto nell’ambito di quell’accordo”.
Pur riconoscendo le difficoltà create a Berna, Balzaretti ha ridimensionato la portata dell’episodio, sottolineando come l’Italia, per voce del ministro Giorgetti, si sia detta disponibile al dialogo.
Il servizio del TG 20.00 della RSI del 30 giugno 2026:
La stessa consigliera federale Keller-Sutter ha scelto un registro distensivo. “Non c’è alcuna frattura tra Berna e Bellinzona”, ha dichiarato la ministra delle finanze. “Il Canton Ticino non è dimenticato e i suoi problemi ci stanno a cuore: anch’io provengo da un cantone di frontiera [San Gallo, ndr.] e conosco bene le sfide legate alla vita di confine”. Sul merito della tassa, Keller-Sutter ha invitato alla prudenza: “La tassa sulla salute non è ancora entrata in vigore, e prendere contromisure come se lo fosse sembra prematuro. Lo Stato italiano ha dimostrato apertura ed è disposto a discutere la questione”.
La ministra ha infine escluso un deterioramento dei rapporti bilaterali: “Le relazioni con l’Italia sono solide e non saranno compromesse da questa vicenda, che resta circoscritta rispetto alla più ampia cooperazione tra i due Paesi”.
Revisione dell’accordo sulla doppia imposizione
Al di là della tensione sui lavoratori e sulle lavoratrici frontaliere, il vertice di Roma si inserisce in un’agenda più ampia che comprende la revisione della Convenzione contro le doppie imposizioniCollegamento esterno, in vigore dal 1976 e da tempo ritenuta da entrambe le parti bisognosa di aggiornamento.
Questa convenzione è il pilastro giuridico che regola la tassazione dei redditi transfrontalieri tra i due Paesi: dividendi, interessi, canoni, redditi da lavoro, pensioni e plusvalenze. Il suo obiettivo è evitare che uno stesso reddito venga tassato due volte, sia nello Stato in cui viene prodotto sia in quello di residenza del contribuente. Sebbene sia già stata aggiornata con il Protocollo del 2015Collegamento esterno – che ha introdotto lo scambio di informazioni su richiesta secondo gli standard OCSE, segnando la fine del segreto bancario nei rapporti fiscali bilaterali – la Convenzione risale a cinquant’anni fa e non riflette più pienamente la realtà economica e normativa attuale.
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Dal conflitto fiscale tra Italia e Svizzera, alla cooperazione
Uno dei principali punti di attrito riguarda la tassazione dei dividendi. Chi vive in Svizzera e riceve dividendi da società italiane paga innanzitutto un’imposta in Italia. Quando poi dichiara quel reddito in Svizzera, il meccanismo previsto per evitare la doppia imposizione non sempre elimina completamente il prelievo fiscale già subito. Per alcuni contribuenti ciò si traduce in una tassazione complessiva più elevata rispetto a quella prevista nella Convenzione.
A ciò si aggiunge la necessità di allineare il testo ai nuovi standard internazionali elaborati dall’OCSE nell’ambito del progetto BEPSCollegamento esterno (Base Erosion and Profit Shifting). L’obiettivo è impedire che le multinazionali sfruttino le differenze tra i sistemi fiscali dei vari Paesi per spostare artificialmente i profitti dove le imposte sono più basse e ridurre così il carico fiscale. Un aggiornamento permetterebbe di rafforzare il quadro giuridico per imprese e contribuenti e di allinearlo con le regole internazionali.
Dialogo aperto, Giorgetti mediatore
Nonostante lo strappo sui ristorni, Roma e Berna hanno scelto di mantenere aperto il canale politico e di puntare su una soluzione negoziata. Il ministro dell’Economia Giorgetti si è detto disponibile al confronto e pronto a svolgere un ruolo di mediazione tra il Governo italiano e la Lombardia.
Dal vertice emergono due elementi concreti. Il primo è l’avvio di un confronto diretto tra la Regione Lombardia e il Canton Ticino, chiamati a discutere nel merito l’eventuale applicazione della “tassa sulla salute”. Il secondo riguarda l’impegno, da parte italiana, a escludere qualsiasi retroattività della misura, qualora dovesse entrare in vigore.
Il messaggio politico è chiaro: pur di fronte alla linea dura adottata dal Ticino, Roma e Berna intendono evitare che il contenzioso territoriale si trasformi in una crisi diplomatica e che possa compromettere il più ampio percorso di cooperazione fiscale costruito negli ultimi anni.
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