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Fisco e frontalieri: Giorgetti e Keller-Sutter a confronto a Roma

Il valico doganale di Chiasso Brogeda.
I frontalieri potrebbero diventare terreno di scontro tra Italia e Svizzera. Keystone / Gaetan Bally

L'Accordo sui frontalieri rischia di diventare il nuovo terreno di scontro tra Roma e Berna. La "tassa sulla salute" lombarda, la minaccia ticinese sui ristorni e un clima diplomatico deteriorato spingono i due ministri Giorgetti e Keller-Sutter a incontrarsi a Roma per tentare di ricucire. 

Svizzera e Italia hanno avviato un dialogo volto ad approfondire alcune questioni fiscali d’interesse bilaterale, con l’obiettivo di discuterne gli aspetti applicativi e individuare soluzioni concrete. L’iniziativa, spiega un comunicatoCollegamento esterno del Dipartimento federale delle finanze, si inserisce nel quadro della consolidata collaborazione tra i due Paesi, e vedrà un passaggio cruciale nel prossimo incontro a Roma, previsto martedì 30 giugno, tra la Consigliera federale svizzera Karin Keller-Sutter e il Ministro dell’Economia e delle finanze italiano Giancarlo Giorgetti. I due ministri, sempre secondo il comunicato, faranno il punto sul lavoro svolto finora e indirizzeranno i prossimi passi per superare le criticità emerse nel tempo. 

Tra i temi principali sul tavolo figurano gli aspetti applicativi legati all’Accordo sui frontalieriCollegamento esterno entrato in vigore nel 2023 con l’obiettivo di migliorare l’imposizione fiscale del lavoro di frontiera, e altre questioni connesse – come il lavoro da casa e gli assegini familiari – che potrebbero avere un impatto sull’area di frontiera.  

Il nodo della “tassa sulla salute”

Al centro delle tensioni recenti vi è la cosiddetta “tassa sulla salute” introdotta dall’Italia per i “vecchi frontalieri”, ovvero coloro che lavoravano in Svizzera tra il 31 dicembre 2018 e il 17 luglio 2023. La Legge di Bilancio italiana 2024 ha previsto un contributo obbligatorio a favore del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) compreso tra il 3% e il 6% del reddito netto percepito in Svizzera (da 30 a 200 euro mensili). La Lombardia ha deciso di applicare l’aliquota minima del 3%, con l’intenzione di rendere operativa la misura dal settembre 2026 sui redditi del 2025. 

>>Così verrà applicata la tassa sulla salute:

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Cartello stradale che indica la direzione dell'Ospedale Civico di Lugano.

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Frontalieri, la Lombardia va avanti sulla tassa sanitaria, ma promette sconti

Questo contenuto è stato pubblicato al Il Consiglio regionale della Lombardia ha respinto la richiesta di abrogazione del contributo sanitario per i “vecchi frontalieri”. La misura dovrebbe entrare in vigore entro settembre.

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Il punto cruciale è se il contributo sanitario sia una tassa mascherata sul reddito – e quindi una violazione dell’accordo – oppure un prelievo legittimo legato a un servizio.

Secondo Roma, si tratta di un contributo legato al finanziamento del Servizio sanitario nazionale: i vecchi frontalieri, pur lavorando e pagando le imposte in Svizzera, continuano a beneficiare del sistema sanitario pubblico italiano, finanziato dalla fiscalità generale – in primis dall’IRPEF – senza versare alcun contributo diretto al suo finanziamento. Le autorità italiane ritengono quindi legittimo un prelievo destinato a coprirne i costi. Una parte delle risorse, nelle intenzioni della Regione Lombardia, dovrebbe essere utilizzata anche per sostenere le retribuzioni nel settore sanitario di confine – con aumenti fino a 10’000 euro lordi annui per i medici e 5’400 per gli infermieri – e contenere così la fuga di personale verso gli ospedali svizzeri.

Diversa la posizione del Canton Ticino e dei sindacati, che considerano la misura in contrasto con il nuovo Accordo sui frontalieri: il contributo finirebbe per iIl punto cruciale è se il contributo sanitario sia una tassa mascherata sul reddito – e quindi una violazione dell’accordo – oppure un prelievo legittimo legato a un servizio. 

Secondo Roma, si tratta di un contributo legato al finanziamento del Servizio sanitario nazionale: i vecchi frontalieri, pur lavorando e pagando le imposte in Svizzera, continuano a beneficiare del sistema sanitario pubblico italiano, finanziato dalla fiscalità generale – in primis dall’IRPEF – senza versare alcun contributo diretto al suo finanziamento. Le autorità italiane ritengono quindi legittimo un prelievo destinato a coprirne i costi. Una parte delle risorse, nelle intenzioni della Regione Lombardia, dovrebbe essere utilizzata anche per sostenere le retribuzioni nel settore sanitario di confine – con aumenti fino a 10’000 euro lordi annui per il personale medico e 5’400 per gli infermieri e le infermiere – e contenere così la fuga di personale verso gli ospedali svizzeri. 

Diversa la posizione del Canton Ticino e dei sindacati, che considerano la misura in contrasto con il nuovo Accordo sui frontalieri: il contributo finirebbe per incidere su redditi già tassati esclusivamente in Svizzera, configurandosi di fatto come una doppia imposizione. ncidere su redditi già tassati esclusivamente in Svizzera, configurandosi di fatto come una doppia imposizione.

La minaccia sui ristorni e la posizione di Berna

In risposta alla tassa italiana, il Canton Ticino ha minacciato di bloccare o ridurre i “ristorni” fiscali, ovvero la quota di gettito (circa il 38,5%) che la Svizzera trasferisce all’Italia per i Comuni di confine, che ammonta a circa 120 milioni di franchi per il 2025. Il Governo cantonale ticinese ha recentemente incontrato il Ministro degli esteri svizzero Ignazio Cassis per chiedere l’intervento della Confederazione a tutela degli interessi del Cantone. 

>>Ticino pronto a bloccare i ristorni :

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Il presidente del Governo ticinese, Claudio Zali.

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Tassa sulla salute ai frontalieri, il Ticino pronto a bloccare il pagamento dei ristorni

Questo contenuto è stato pubblicato al Il Ticino alza la pressione su Roma. Di fronte alla “tassa sulla salute” decisa dalla Lombardia, il Cantone valuta di bloccare o ridurre i ristorni fiscali destinati all’Italia. Una mossa che aprirebbe uno scontro istituzionale su più livelli.

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L’opposizione ticinese alla tassa sulla salute si basa su tre argomenti principali. 

Il primo è giuridico: secondo una perizia del Consiglio di Stato, il prelievo sarebbe di fatto un’imposta sul reddito e quindi in contrasto con il principio di imposizione esclusiva in Svizzera per i vecchi frontalieri, previsto dall’accordo del 2023. 

Il secondo è economico: la misura rischia di rendere meno attrattivo il Ticino per i lavoratori lombardi, con possibili ricadute soprattutto sul settore sanitario, che dipende in parte dal personale proveniente dall’Italia. 

Il terzo è strutturale: la tassa è pensata per scoraggiare il lavoro negli ospedali svizzeri e finanziare incentivi salariali in Lombardia. Dal punto di vista ticinese, si tratta quindi di una misura protezionistica che altera la libera circolazione dei lavoratori e delle lavoratrici e colpisce in modo mirato il Cantone. 

Il Consiglio federale svizzero ha però chiarito che un blocco unilaterale dei ristorni costituirebbe a sua volta una violazione dell’Accordo sui frontalieri. Berna, basandosi su un’analisi della Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali (SFI) e su una perizia esterna, ritiene che il contributo italiano, essendo vincolato a uno scopo specifico, sia compatibile con gli accordi bilaterali. Il blocco dei ristorni rischierebbe non solo di isolare il Ticino a livello federale, ma anche di colpire paradossalmente i Comuni italiani di confine, che sono tra i principali oppositori della tassa sulla salute.

Un clima diplomatico da ricucire

L’incontro tra Giorgetti e Keller-Sutter si inserisce in un contesto di relazioni bilaterali che, sebbene abbiano superato la storica conflittualità legata al segreto bancario e all’inclusione della Svizzera nella blacklist italiana (rimossa dal 2024), restano segnate da diverse incomprensioni. Oltre alla fiscalità dei frontalieri, pesano sul clima diplomatico questioni come il coordinamento degli assegni familiari, le restrizioni sul telelavoro e i recenti attriti legati alla tragedia di Crans-Montana. 

Per comprendere la posta in gioco del vertice di Roma, è utile ricordare quanto lungo e accidentato sia stato il percorso che ha portato i due Paesi alla cooperazione attuale. Per decenni il confine tra Italia e Svizzera è stato soprattutto fiscale: la Confederazione, e in particolare il Canton Ticino, dagli anni Settanta ha funzionato da “cassaforte d’Italia”, attraendo enormi flussi di capitali non dichiarati grazie al segreto bancario sancito dal diritto svizzero fin dal 1934. È in questo clima che nel 1999 l’Italia inserisce la Svizzera nella propria blacklist dei Paesi a fiscalità privilegiata, un segnale politico di sfiducia che avrebbe pesato sui rapporti bilaterali per oltre vent’anni. 

>>La storia recente dei rapporti fiscali tra Italia e Svizzera:

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Cassetta di sicurezza con mazzette di franchi svizzeri.

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Dal conflitto fiscale tra Italia e Svizzera, alla cooperazione 

Questo contenuto è stato pubblicato al Per decenni, tra Italia e Svizzera il confine non è stato solo geografico: è stato soprattutto fiscale. Da una parte un Paese alle prese con evasione e fuga di capitali, dall’altra una piazza finanziaria costruita anche sulla discrezione bancaria.

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La svolta arriva nel 2015, quando i due Paesi firmano un protocollo che modifica la Convenzione contro le doppie imposizioni del 1976: il segreto bancario non può più essere opposto alle autorità fiscali italiane.  

Le conseguenze sono immediate: l’Italia avvia le procedure di Voluntary disclosure, che raccolgono oltre 129’000 istanze, con circa 59,5 miliardi di euro di attività dichiarate, di cui quasi il 70% proveniente dalla Svizzera. L’iniziativa suscita riserve a Berna, soprattutto per l’impatto sul settore finanziario e per il rischio di un deflusso massiccio di capitali non dichiarati, alimentando le preoccupazioni – e in alcuni ambienti anche una certa irritazione – sia delle autorità federali sia di quelle ticinesi. 

Dal 2018, con l’adesione al Common Reporting Standard, lo scambio di informazioni diventa automatico: dati su conti, interessi e titolari circolano ogni anno tra le autorità fiscali, rendendo il confine fiscale di fatto trasparente. Il processo si completa simbolicamente nel 2023 con la rimozione della Svizzera dalla blacklist italiana. 

Nonostante questa normalizzazione, le tensioni non sono scomparse, si sono semplicemente spostate su altri terreni. Il nuovo Accordo sui frontalieri, che ha ridisegnato la fiscalità del lavoro transfrontaliero, ha introdotto un equilibrio complesso tra interessi divergenti, oggi messo alla prova dalla controversia sulla tassa sanitaria. 

Il vertice di Roma di martedì 30 giugno rappresenta quindi un banco di prova importante. La posta in gioco non si limita alla risoluzione di singole controversie tecniche: si tratta di verificare se esista una reale volontà comune di trovare soluzioni condivise. 

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