A Bologna l’acqua fa da filo conduttore tra la Svizzera e l’Italia
Bologna, con la sua storica rete di canali, ha fatto da cornice all'87° Congresso del Collegamento svizzero in Italia. Nel capoluogo dell’Emilia-Romagna si è parlato di ambiente, di prevenzione dei dissesti idrogeologici e anche di cinema.
“Non posso nascondere una certa emozione”, ha esordito Alberto Fossati, presidente del Collegamento svizzero in ItaliaCollegamento esterno, aprendo sabato l’incontro annuale della diaspora elvetica nella Penisola.
Per Fossati, sessantacinquenne residente a Milano, si è trattato del primo congresso alla testa dell’associazione che rappresenta quasi 60 istituzioni elvetiche in Italia. Nel 2025, è subentrato a Irène Beutler-Fauguel, “prima cittadina svizzera in Italia” per 14 anni.
Non si è invece trattato di una prima per Bologna, città che vanta un legame storico profondo con il Collegamento svizzero. È infatti la terza volta che il congresso si svolge nel capoluogo emiliano.
“Sono orgogliosa di accogliervi qui”, ha dichiarato Laura Andina, responsabile del Circolo svizzero di Bologna, Modena e Reggio EmiliaCollegamento esterno, rivolgendosi alle circa 160 persone riunite all’hotel Royal Carlton, nel cuore del centro storico. Con una visibile commozione, ha ricordato come le due edizioni precedenti fossero state organizzate dal nonno nel 1958 e dal padre nel 1989.
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Emigrare in età avanzata: evitare i rischi di precarietà
Durante la consueta parte istituzionale in apertura di congresso, Marianne Jenni, direttrice della Direzione consolare del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), ha spiegato che sono sempre di più i cittadini e le cittadine di nazionalità elvetica che vivono all’estero. Alla fine del 2025 le persone registrate presso una rappresentanza svizzera erano 838’600 (+1,4% in un anno). Quasi due terzi vivono in Europa, di cui circa 53’000 in Italia.
“La questione delle persone anziane è centrale”, ha detto Jenni, in riferimento agli svizzeri e alle svizzere che desiderano trasferirsi in un altro Paese in età avanzata. Con il progetto “Invecchiare all’esteroCollegamento esterno”, la Confederazione vuole evitare che le persone partano senza essersi informate sufficientemente su questioni complesse come le rendite di vecchiaia, le assicurazioni sociali e la copertura sanitaria.
“Vogliamo evitare i rischi di precarietà in età avanzata e un aumento dei rientri in Svizzera in situazioni sociali e finanziarie difficili”, ha affermato. Per questo bisognerà, tra le varie cose, migliorare l’informazione delle persone in pensione prima della partenza.
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Gli “attori essenziali” per la Quinta Svizzera sono salvi
La nuova strategia consolare 2026-2029 del Governo federale vuole continuare a offrire alla diaspora elvetica servizi amministrativi “semplici, accessibili e affidabili”, ha detto Marianne Jenni. L’accento è posto su misure concrete, una comunicazione mirata, una sensibilizzazione attiva, il richiamo alla responsabilità individuale e lo sviluppo di strumenti digitali.
La collaboratrice del DFAE ha poi ricordato che il nuovo pacchetto di sgravio del Governo, che inizialmente prevedeva tagli per circa 3 miliardi di franchi all’anno, è stato ridimensionato del 40% dopo l’esame da parte del Parlamento. Tra le entità preservate figurano “tre attori essenziali per la Quinta Svizzera, ovvero Swissinfo/tvsvizzera.it, l’Organizzazione degli svizzeri all’estero (OSECollegamento esterno) e le scuole svizzere all’estero”, ha spiegato Jenni.
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Consulenza per studiare e formarsi in Svizzera
Ruth Von Gunten, collaboratrice di educationsuisseCollegamento esterno, ha sottolineato che le scuole svizzere all’estero riconosciute dalla Confederazione sono 17, di cui quattro in Italia (Milano, Roma, Catania e Bergamo). L’organizzazione ombrello degli istituti elvetici all’estero offre consulenza, supporto e aiuto finanziari alla gioventù svizzera all’estero che desidera andare nella Confederazione per una formazione professionale o studi universitari.
Nel 2025, ci sono stati circa 750 primi contatti con svizzeri e svizzere all’estero. Oltre un decimo (83) erano con persone residenti in Italia, ha spiegato Ruth Von Gunten. “C’è un forte interesse nella Penisola, non solo per ragioni linguistiche, ma anche perché la Svizzera ha il vantaggio di offrire una formazione professionale che non esiste in Italia”. La formazione professionale svizzera si basa sul sistema duale, che combina studio in una scuola professionale – solitamente 1 o 2 giorni alla settimana – e lavoro in azienda.
Anche il presidente dell’OSE, Filippo Lombardi, si è soffermato sulle giovani generazioni all’estero, sottolineando l’importanza di una rapida diffusione del voto elettronico per rafforzare il legame con il proprio Paese di origine. L’emigrazione di oggi, ha spiegato, non è più una “partenza definitiva” come in passato.
“L’immagine attuale è quella di una comunità svizzera in continuo movimento, che va e torna dalla Confederazione. Restare ancorati ai propri diritti politici, alle assicurazioni sociali, alle possibilità di formazione e d’istruzione, così come al mondo del lavoro, è d’importanza cruciale”, ha dichiarato Lombardi.
Il Collegamento Svizzero in Italia raggruppa tutte le istituzioni private svizzere in Italia: circoli, società di beneficenza, scuole e chiese per un totale di 61 istituzioni. L’associazione ombrello si occupa di collegare le istituzioni tra di loro, favorirne la nascita di nuove e facilitare lo scambio di informazioni ed esperienze. Il Collegamento ha anche il compito di informare le cittadine e i cittadini svizzeri residenti in Italia sui principali avvenimenti nella Confederazione e sui fatti italiani di particolare interesse – tramite la Gazzetta Svizzera, i circoli e il Congresso annuale del Collegamento – e di rafforzare i vincoli tra gli svizzeri residenti in Italia e la Confederazione.
Ridurre i consumi e gli sprechi di acqua
Il congresso è quindi entrato nel cuore del tema di quest’anno – la gestione ambientale e delle risorse idriche – attraverso gli interventi di addetti al controllo e alla regolazione delle acque in Svizzera e in Italia.
Bruno Storni, responsabile dell’approvvigionamento idrico del Comune di Gordola, in Ticino, nonché deputato nel Parlamento svizzero, ha spiegato che grazie a una gestione innovativa dell’acquedotto comunale è oggi possibile offrire acqua a una popolazione in crescita, anche in periodi di siccità. Invece di potenziare l’infrastruttura, le autorità comunali hanno deciso di incentrare la strategia sulla gestione della domanda e sulla riduzione degli sprechi.
Dall’inizio degli anni 2000 Gordola ha puntato sul monitoraggio capillare della rete idrica, sul risanamento delle sorgenti, sull’individuazione sistematica delle perdite e sull’installazione di contatori digitali intelligenti. Oggi circa 1’800 contatori permettono rilevare perdite in tempo reale, consentendo interventi rapidi e mirati. Il risparmio e l’efficienza possono sostituire infrastrutture costose e rendere un sistema idrico più resiliente, secondo Storni.
La doppia sfida attorno al Lago Maggiore
La gestione delle risorse idriche passa anche dal Lago Maggiore, condiviso tra il Canton Ticino e le regioni italiane di Piemonte e Lombardia, da cui defluisce il fiume Ticino, principale affluente del Po.
Attorno alla regolazione del livello del lago si confrontano interessi contrapposti. Se da una parte l’agricoltura lombarda chiede di utilizzare il lago come riserva idrica, innalzando il livello di invaso per affrontare i periodi di siccità, dall’altro i villaggi rivieraschi temono esondazioni, con possibili ricadute negative su turismo e navigazione, oltre a danni per le zone di rilevanza naturalistica. “È una doppia sfida perché oltre a siccità sempre più frequenti dobbiamo anche fare fronte a precipitazioni estreme”, ha detto Bruno Storni.
A fine aprile, le autorità competenti di Svizzera e Italia hanno concordato l’innalzamento del livello massimo del lago di 15 centimetri rispetto alla soglia attuale. Questa misura dovrebbe garantire tra i 20 e i 30 milioni di metri cubi d’acqua in più a disposizione.
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I canali di Bologna tra siccità e precipitazioni intense
Andrea Bolognesi, direttore del Consorzio Canali di Bologna, ha illustrato la gestione del reticolo idrografico della città, realizzato tra il XII e il XIII secolo a scopi difensivi.
La rete dei canali di Bologna, oggi in gran parte interrata, è regolata da chiuse e sbarramenti a monte. In caso di siccità, le portate vengono ridotte e gestite con attenzione per garantire i flussi essenziali e limitare gli sprechi. Durante precipitazioni intense, invece, i canali funzionano come vie di sfogo, convogliando rapidamente l’acqua fuori dalla città e riducendo il rischio di allagamenti e il carico sulla rete fognaria.
I canali di Bologna sono alimentati dai fiumi appenninici che scendono a sud della città. Su scala più ampia, però, l’equilibrio idrico della pianura dipende anche dalle acque che arrivano dall’arco alpino, comprese quelle provenienti dalla Svizzera, ha sottolineato Michele Solmi, dirigente del Consorzio Bonifica Renana, che gestisce la bonifica e la sicurezza idraulica di gran parte della pianura bolognese e ferrarese. “I due Paesi sono estremamente collegati”.
Per Manuela Ronchini, Sottosegretaria alla Presidenza della Regione Emilia-Romagna con delega post-alluvione, un modo di affrontare le sfide è anche di “non dimenticare” quanto successo in passato, ha detto parlando dell’alluvione devastante che ha colpito la sua città, Faenza, nel 2023. “La gente tende a dimenticare, quando invece dobbiamo utilizzare quanto è successo come spunto per riportare la priorità della sicurezza idraulica al centro dell’azione politica e istituzionale”.
Il cinema, un’unione tra Svizzera e Italia
All’approfondimento dedicato al tema dell’ambiente e dell’acqua è seguita una conversazione sul cinema e sul suo impatto sul territorio, in particolare in termini di ricadute economiche. L’audiovisivo si è affermato come uno spazio di interconnessione, alimentato da numerose coproduzioni e collaborazioni tra Italia e Svizzera.
Diversi progetti cinematografici italiani hanno trovato in Ticino “il luogo ideale” per le riprese, ha spiegato Claudio Franscella, presidente della Ticino Film Commission. Proprio come avviene per l’acqua, anche nel cinema “non c’è un confine, ma una continuità di lingua, cultura e sensibilità tra il Ticino e Bologna”, ha detto. “Oggi, più che mai, abbiamo bisogno di storie che uniscono”.
Congresso 2027 a Torino
La condivisione delle idee è anche il senso del Congresso del Collegamento svizzero in Italia, ha sottolineato in chiusura Laura Andina del Circolo svizzero di Bologna, Modena e Reggio Emilia. “Il mio augurio è che oggi vi siate sentiti tutti un pochino più svizzeri”.
Il prossimo incontro annuale del Collegamento si terrà nel maggio 2027 a Torino, subito dopo il Salone del libro.
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