Il lago Maggiore sale e crescono i timori per l’ambiente
L’Autorità di bacino del fiume Po ha comunicato che il nuovo livello massimo raggiungibile sarà di +1,40 metri sullo zero idrometrico. Quindici centimetri in più della soglia attuale. Il punto sui possibili effetti, dalle Bolle di Magadino alle riserve naturali piemontesi.
Il lago Maggiore si alza: dieci, al massimo 15 centimetri in più di quanto è stato fino a oggi, ma che equivalgono a 20 o 30 milioni di metri cubi di acqua. Un tesoretto che fa comodo all’agricoltura della pianura Padana – circa 170’000 ettari dipendono direttamente dalle acque del lago diviso tra Svizzera e Italia – e all’industria idroelettrica, che a valle del bacino produce a pieno regime 500 gigawattora all’anno, l’equivalente del fabbisogno elettrico di quasi duecentomila famiglie.
Ad annunciare l’innalzamento sperimentale della soglia massima è stata, il 29 aprile, l’Autorità di bacino distrettuale del fiume PoCollegamento esterno (ADBPO). L’ente pubblico italiano pianifica, sotto la vigilanza del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, la gestione delle acque nel bacino del principale fiume italiano e stabilisce il livello del lago Maggiore. Il livello viene poi materialmente controllato da un altro ente, il Consorzio del Ticino, attraverso la diga della Miorina, a Golasecca (Varese): alzando o abbassando le paratie dello sbarramento si trattiene acqua, o la si cede a valle.
Il nuovo livello massimo raggiungibile è stabilito a +1,40 metri sopra lo zero idrometrico misurato a Sesto Calende. Finora si fermava a +1,25 metri (elevabile a +1,35 “in caso di crisi idrica severa”, circostanza che non si è mai verificata). Soprattutto, all’orizzonte rimane l’idea di raggiungere il +1,50 metri: se ne parla da anni e anche nel documento relativo alla nuova “sperimentazione”, che abbiamo potuto consultare, si parla di “un percorso graduale di innalzamento verso il limite di +1,50 metri”.
Dal 1943, anno di entrata in funzione della diga della Miorina, e fino al 2006, i limiti massimi sono stati pari a +1,5 metri sullo zero idrometrico di Sesto Calende per il periodo compreso tra il 16 novembre e il 14 marzo e a +1,0 metri per il periodo compreso tra 15 marzo e il 15 novembre. Una prima deroga al livello estivo, dovuta a un’emergenza idrica, è stata concessa dal Governo italiano nel 2007. Nel 2015 l’Autorità di bacino del fiume Po ha dato avvio a fasi di sperimentazione che hanno portato il livello estivo a +1,25 metri.
La nuova regolazione a finestre temporali
D’ora in avanti verrà adottata una “modulazione stagionale articolata in quattro periodi”:
- +1,50 metri in inverno, tra il 15 novembre e il 28 febbraio;
- +1,00 metri in primavera, tra il primo marzo e il 15 aprile, “per tutelare gli ecosistemi lacustri nel periodo riproduttivo critico”;
- +1,35 metri tra il 16 aprile e il 31 luglio, elevabile a +1,40 metri “in caso di particolari periodi di stress idrico”;
- +1,00 metri dal primo agosto al 14 novembre, “per garantire la capacità di invaso disponibile prima degli eventi di piena”.
La sperimentazione dovrebbe articolarsi su due anni, fino cioè alla fine del 2027. L’Autorità di bacino del Po ha definito “storica” la decisione di innalzare il livello estivo fino a +1,40 metri, spiegando che la “modifica consentirà di incrementare la capacità di accumulo dell’acqua in particolare nella stagione primaverile per renderla poi disponibile nei momenti di maggiore fabbisogno irriguo, contribuendo così a rafforzare la resilienza del sistema agricolo di valle”.
Nel 2022 l’ADBPO aveva annunciato che, sempre nel quadro di una “sperimentazione”, il livello massimo del lago sarebbe potuto essere portato a +1,5 metri. Anche per la decisa opposizione delle Amministrazioni locali, l’ente era poi ritornato sui propri passi, fermandosi a +1,25 metri. Ma l’obiettivo resta quello: nel documento che abbiamo potuto consultare vengono riportate le proiezioni climatiche al 2070 del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc), secondo cui nei prossimi decenni sull’arco alpino diminuirà la neve e aumenterà la pioggia.
Tradotto: meno acqua disponibile in estate dallo scioglimento tardivo della neve d’alta quota, più precipitazioni liquide invernali dirette. “In questo contesto – si legge – il percorso graduale verso il limite estivo di +1,50 metri assume una rilevanza che trascende il solo biennio sperimentale, configurandosi come risposta strutturale all’evoluzione attesa del regime idrologico alpino”.
Al momento, prosegue il testo, “la scelta di fissare il limite estivo a +1,35 metri anziché al +1,50 metri originariamente proposto rappresenta una soluzione di mediazione nell’ambito del confronto tecnico con la componente svizzera della sperimentazione, e si configura come primo passo di un percorso graduale verso il limite di +1,50 metri. Il biennio sperimentale 2026–2027 produrrà gli elementi conoscitivi necessari a valutare l’eventuale innalzamento al termine della sperimentazione”.
Chi ci guadagna e chi ci perde?
Se aumentare la quantità di acqua nel lago – usarlo cioè come serbatoio – può rispondere alle esigenze dell’agricoltura e dell’industria a sud del lago, a soffrirne sono le località turistiche, sia in Svizzera sia in Italia, dove più acqua significa meno spiaggia disponibile. Secondo alcune stime, un aumento di dieci centimetri del livello dell’acqua corrisponde grossomodo a un metro in meno di litorale a disposizione dei e delle bagnanti: per questo motivo, alberghi e imprese del settore ricettivo sono in allerta.
E poi c’è il tema del pericolo di esondazioni: fenomeni meteorologici sempre più estremi e imprevedibili, con precipitazioni intense concentrate in poche ore, possono rappresentare un pericolo per le popolazioni che abitano le località rivierasche, oltre che provocare danni economici alle infrastrutture.
Ma dal punto di vista ambientale, cioè dell’ecosistema lacustre, quali conseguenze possono esserci?
Un documentoCollegamento esterno illustra gli effetti della variazione dei livelli di regolazione del lago Maggiore rispetto alla soglia storica estiva di +1 metri, stabilita nel 1943 e in vigore fino a prima che iniziassero le “sperimentazioni”. Il documento è stato messo a punto nell’ambito di un progetto Interreg Italia Svizzera che si è chiuso nel 2023, chiamato ‘Parchi Verbano Ticino’Collegamento esterno, finanziato con 1,9 milioni di euro e oltre 200’000 franchi. Tra i partner del progetto c’era la Fondazione Bolle di Magadino, che gestisce l’omonima area protetta ticinese.
“La problematica maggiore è legata alle morie del canneto che si verificano se si trova sommerso dall’acqua nel periodo in cui germoglia”, spiega Nicola Patocchi, direttore scientifico della Fondazione. La conseguenza è l’“arretramento spondale”, cioè il progressivo spostamento della vegetazione verso la riva.
Quanto canneto è a rischio? Stando ai dati del già citato documento, tra il 2007 (primo anno in cui il livello superò il +1 metri) e il 2019 il canneto della riserva naturale di Dormelletto, in Italia, ha subito una riduzione complessiva del 38,2%, mentre quello di Fondotoce a Verbania si è ridotto dell’11,8% tra il 2006 e il 2020.
Dei canneti svizzeri (Bolle di Magadino e Foce della Maggia) non sono disponibili dati sui danni, ma solo stime: si ipotizza che con un aumento a +1,25 metri nella fase più critica di crescita, cioè tra fine inverno e inizio primavera, finisca allagato il 25% della superficie, mentre con un aumento di 1,50 metri ne vada sott’acqua un terzo (il 33%).
Le Bolle di Magadino sono un’area protetta che si estende su circa 660 ettari, nei pressi della confluenza del fiume Ticino, nel lago Maggiore. L’area, oggetto anche della Convenzione di Ramsar – un trattato per la conservazione e la gestione degli ecosistemi naturali firmato in Iran nel 1971 – è ritenuta un importante luogo di sosta per uccelli di palude e sito di nidificazione per uccelli acquatici e altre specie.
La riserva di Fondotoce, a Verbania, si sviluppa su una superficie di circa 360 ettari. Si trova nel punto in cui il fiume Toce si getta nel Lago Maggiore. Nota per la presenza di un ampio canneto, è un importante punto di sosta e di nidificazione per molte specie di uccelli.
Le conseguenze dell’innalzamento non riguardano soltanto il canneto. “Un innalzamento dei livelli idrici prolungato, in particolare nel periodo inizio-primaverile tra marzo e aprile, inficia il valore dell’habitat come sito di sosta per l’avifauna migratrice”, si legge nel rapporto Interreg. Spiega Nicola Patocchi: “Avere le paludi inondate all’inizio della stagione di migrazione fa sì che gli habitat non siano disponibili per gli uccelli migratori” che qui, normalmente, trovano le condizioni ideali per sostare e rifornirsi durante il viaggio primaverile tra il continente africano e l’Europa settentrionale.
Proprio per evitare effetti potenzialmente dannosi di questo genere, nella nuova sperimentazione il livello massimo del lago tra l’inizio di marzo e la metà di aprile è stato fissato con prudenza a +1 metri: un livello più basso rispetto a quanto sperimentato negli ultimi anni, ma che rappresenta un punto di partenza dal quale si ritiene possibile raggiungere il livello di +1,35 in “tre o quattro giorni”.
“Riteniamo interessante questo abbassamento”, ammette Patocchi. “Speriamo che sia efficace. L’effettiva applicazione dipenderà da tante cose: dal tipo d’inverno, se c’è neve sulle montagne, dalla presenza di tanta o di poca acqua, se si prevede siccità. Penso che sia una valutazione che si farà passo a passo, ma se non saremo in periodo di emergenza si dovrebbe poter riuscire a regolare il livello in questo modo”.
Ma se per l’avifauna i rischi più gravi potrebbero essere scongiurati, altri possibili effetti delle alterazioni nel livello del lago riguardano la capacità riproduttiva della fauna ittica come il luccio e l’agone (che si riproducono nei canneti, che come abbiamo visto rischiano di ridursi di estensione), l’integrità degli habitat di meiofauna e macrofauna (organismi che vivono a stretto contatto con il fondale) o la sopravvivenza delle popolazioni di molluschi bivalvi. Si tratta di effetti talvolta indiretti, nel senso che un aumento del livello dell’acqua potrebbe avere conseguenze positive nel breve termine, ma negative nel medio-lungo.
Secondo Patocchi, in ogni caso, “lentamente e nel rispetto dei vari portatori di interesse sembra che si stia entrando nell’ottica di gestire il lago ottimizzandolo sulla base di situazioni e bisogni, in una dinamica dove la regolazione viene decisa tendenzialmente passo a passo, senza utilizzare soglie bloccate” come successo in passato.
Rimane, questo sì, la criticità legata all’arretramento spondale, dovuto all’innalzamento della soglia di regolazione nella fase tra metà aprile e luglio. Lo conferma anche Angela Boggero, biologa ricercatrice dell’Istituto di ricerca sulle acque del Consiglio nazionale delle ricerche di Verbania: ai tavoli tecnici “era stato chiesto di tenerlo basso almeno fino alla fine di maggio, ma non so se questo verrà preso in considerazione”.
Pipistrelli e zanzare
Se da Magadino traspare un leggero ottimismo, sul fronte italiano sembra prevalere il timore per le conseguenze ambientali. “È evidente che una sperimentazione condotta in questi termini richiede un monitoraggio continuo e puntuale, al fine di prevenire possibili ripercussioni sugli ambienti naturali, in particolare sui canneti e sulle formazioni a Littorella uniflora, specie rara e fortemente localizzata, che potrebbero essere compromesse anche in modo irreversibile”, sostiene Monica Perroni, direttrice dell’Ente di gestione delle aree protette Ticino Lago Maggiore, al cui interno ricadono i canneti di Fondotoce a Verbania e di Dormelletto.
La ricercatrice Boggero è ancora più critica: “In Italia siamo famosi per la bellezza dei nostri paesaggi e per la bellezza della nostra architettura, non si riesce a capire perché poi facciamo di tutto per distruggere uno e l’altra”. Anche Boggero, come Patocchi, sottolinea le problematiche relative ai canneti: “Innalzare il livello del lago nel momento in cui si stanno riproducendo è assolutamente negativo perché i polloni devono poter fuoriuscire dall’acqua per sopravvivere, altrimenti marciscono e il canneto non si riproduce e arretra. L’arretramento e la scomparsa dei canneti portano a una perdita di biodiversità legata all’avifauna, ai rettili, ai pesci, agli anfibi che usano il canneto per nutrirsi, riprodursi e nascondersi dai predatori”.
Un altro aspetto sollevato dalla ricercatrice riguarda una popolazione di pipistrelli che vive sull’isola Bella, di fronte a Stresa: nelle fondamenta del Palazzo Borromeo vive “una delle più grandi colonie a livello europeo, famosa perché composta da specie rare a rischio di estinzione. Una volta che si eleva il livello del lago, i pipistrelli non hanno più modo di uscire dai sotterranei, e di conseguenza muoiono”.
Al contrario, rischiano di proliferare le zanzare: “Nel periodo primaverile-estivo – si legge nello studio Interreg – l’innalzamento dei livelli del lago crea le condizioni idonee alla deposizione di uova da parte delle zanzare, generando la necessità di effettuare trattamenti per il loro contenimento”.
Anche per Vittorio Brignardello, dirigente del Comune di Verbania che si occupa della gestione associata del demanio idrico lacuale, il bicchiere è più vuoto che pieno: “Le nuove finestre di regolazione sono un passo avanti, ma la logica utilizzata resta quella del ‘più acqua c’è, meglio è’”.
Di fronte all’ennesima “sperimentazione” e dopo tanti anni trascorsi a occuparsi della materia relativa ai livelli del lago Maggiore, si nota un certo scoramento nelle sue parole: “Significa soltanto voler portare avanti il progetto di invasare più acqua, aggirando il sistema e riducendo i costi. Sotto il cappello della sperimentazione, ad esempio, non occorre fare la Valutazione di incidenza ambientale (una procedura prevista dalle norme europee, ndr). E non sta in piedi il fatto di valutare gli effetti nel giro di un anno: la natura ha tempi e modi completamente diversi”.
Servirebbe, insomma, prudenza. Lo conferma Boggero: “Siccome la sperimentazione è in atto, potrebbero esserci anche conseguenze a cui sinora non si è pensato. E non potendo prevedere tutte le conseguenze si dovrebbe usare un principio precauzionale”.
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Se volete segnalare errori fattuali, inviateci un’e-mail all’indirizzo tvsvizzera@swissinfo.ch.