5G in Italia, l’alleanza strategica tra Swisscom e TIM
Un accordo preliminare destinato a ridisegnare la mappa del 5G in Italia è stato annunciato il 7 gennaio 2026. Protagoniste le filiali italiane di Swisscom - Fastweb e Vodafone - e il principale gruppo di telecomunicazioni nazionale, TIM.
L’intesa mira ad accelerare in modo significativo lo sviluppo della rete di quinta generazione in Italia, con particolare attenzione alle aree a minor densità di popolazione, promettendo di migliorare l’inclusione digitale.
L’accordo assume una valenza ancora più strategica se si considera il recente consolidamento del mercato. Il 31 dicembre 2024, Swisscom ha completato l’acquisizione di Vodafone Italia per otto miliardi di euro, dando vita a “Fastweb + Vodafone”. Questa operazione ha creato un nuovo gigante nel panorama delle telecomunicazioni italiane, unendo la forza di Fastweb nella connettività fissa con la forza trainante di Vodafone nei servizi mobili.
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L’accordo di RAN Sharing
L’alleanza italo-svizzeraCollegamento esterno, che dovrebbe essere formalizzato in un contratto definitivo entro il secondo trimestre del 2026, si concentra sulla condivisione delle infrastrutture. Questo approccio strategico permetterà di evitare la duplicazione di infrastrutture, ottimizzando gli investimenti e riducendo l’impatto ambientale.
La Rete di Accesso Radio (RAN) è la parte della rete mobile che permette al tuo telefono di connettersi a Internet ed effettuare chiamate. Funziona attraverso le antenne che vedi sui tralicci o sui tetti: queste inviano e ricevono segnali radio dal tuo dispositivo e li trasformano in dati che viaggiano verso la rete centrale dell’operatore. Con il 5G, questa tecnologia diventa più veloce e flessibile, grazie a nuove soluzioni che rendono le reti più aperte e interoperabili.
In pratica, ogni operatore costruirà e gestirà la rete in dieci regioni italiane, concentrandosi sui Comuni con meno di 35’000 abitanti. Una volta realizzate, le antenne e gli apparati radio di un operatore potranno essere utilizzati anche dall’altro nelle rispettive aree di competenza. Il risultato è una copertura più ampia con un’unica infrastruttura fisica condivisa, con l’obiettivo di raggiungere una rete di circa 15’500 siti per operatore entro la fine del 2028.
Lo stato della copertura 5G in Italia
L’intesa si inserisce in un contesto di rapida, ma non uniforme, espansione del 5G in Italia. Secondo i dati del DESICollegamento esterno 2024 (Indice di digitalizzazione dell’economia e della società dell’UE), il 5G in Italia copre il 99,5% delle zone abitate, un dato che posiziona il Paese al di sopra della media europea dell’89,3%. Tuttavia, questa percentuale elevata non racconta tutta la storia: il dato include infatti anche la copertura ottenuta con tecnologie di transizione che permettono di utilizzare le frequenze esistenti in modo più efficiente, ma che non offrono ancora le prestazioni complete del 5G.
La situazione reale è più articolata. A settembre 2024, la copertura con tecnologia 5G vera e propria raggiungeva oltre il 75% della popolazioneCollegamento esterno. Ma il dato più significativo riguarda l’utilizzo effettivo: solo il 17% degli utenti italiani con dispositivi e piani tariffari 5G trascorre la maggior parte del tempo connesso a reti di quinta generazione. Questo valore colloca l’Italia nella parte bassa della classifica mondiale, evidenziando una forte disparità tra la copertura dichiarata e l’esperienza concreta degli utenti.
Gli stessi operatori, a dicembre 2024, dichiaravano di aver raggiunto una copertura del 90-95% della popolazione, ma con una copertura geografica del territorio nazionale stimata tra il 60% e il 70%, concentrata per lo più nelle aree urbane e lungo le principali arterie di trasporto.
In questo scenario, il Governo italiano gioca un ruolo attivo con il “Piano Italia 5GCollegamento esterno“, parte del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che ha stanziato 2,02 miliardi di euro per incentivare la diffusione delle reti 5G nelle aree definite “a fallimento di mercato”, finanziando fino al 90% dei costi per la realizzazione di infrastrutture nelle zone rurali dove gli operatori privati da soli non investirebbero.
Vantaggi per operatori e utenti
L’alleanza tra Swisscom e TIM promette di portare benefici significativi su più fronti. Dal punto di vista economico, si stima che TIM e Fastweb potrebbero risparmiare ciascuna fino a 250-300 milioni di euro nell’arco di dieci anni, liberando risorse per nuovi investimenti in tecnologie di nuova generazione.
L’ottimizzazione delle infrastrutture non solo accelererà l’estensione della copertura 5G ad alte prestazioni nelle aree a bassa densità e meno servite, ma contribuirà anche a una maggiore sostenibilità ambientale, riducendo il numero di impianti e il consumo energetico.
Per i consumatori, la condivisione delle infrastrutture consentirà di estendere la copertura 5G nelle aree rurali e nei piccoli Comuni, riducendo il divario digitale e garantendo una connessione più stabile e veloce anche fuori dai grandi centri urbani.
È importante sottolineare che, nonostante la condivisione delle infrastrutture, le due aziende manterranno una piena autonomia commerciale e una totale indipendenza tecnologica, continuando a competere sul mercato con le proprie offerte e servizi.
Le voci critiche non mancano
L’accordo di RAN sharing tra Fastweb + Vodafone e TIM si inserisce in un contesto caratterizzato da tensioni e posizioni contrastanti. Da un lato, l’espansione del 5G in Italia continua a incontrare resistenze significative a livello locale. Oltre 500 comuni ed enti italiani hanno adottato provvedimenti contro l’installazione di nuove antenne, basandosi sul principio di precauzione e su timori legati alla salute (nonostante le evidenze scientifiche abbiano ripetutamente dimostrato che i rischi sono estremamente bassi o assenti).
Dall’altro lato, il tema del consolidamento del mercato delle telecomunicazioni suscita un dibattito acceso e contraddittorio. Gli stessi operatori che avevano invocato la necessità urgente di fusioni e collaborazioni per sostenere gli investimenti hanno poi espresso preoccupazioni nell’istruttoria Antitrust sull’acquisizione di Vodafone Italia da parte di Swisscom.
Questo scenario complesso evidenzia la tensione tra due visioni: da una parte, quella degli operatori che sostengono la necessità di consolidare per liberare risorse e sostenere investimenti in un mercato, quello italiano, caratterizzato da tariffe tra le più basse d’Europa e costi energetici elevati. Dall’altra, quella di chi teme che una riduzione della concorrenza possa tradursi in prezzi più alti, meno innovazione e servizi di qualità inferiore per i consumatori.
Copertura in Svizzera
Per un breve confronto, va sottolineato che la Svizzera si afferma come uno dei leader europeiCollegamento esterno nello sviluppo della rete 5G, vantando un’infrastruttura digitale tra le più avanzate del continente. L’operatore dominante, Swisscom, garantisce una copertura 5G standard al 99% della popolazione e una copertura con il più performante 5G+ all’81%.
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Tecnologia 5G – a che punto è la Svizzera?
Questa leadership non è solo quantitativa: i report indipendenti di OoklaCollegamento esterno e OpensignalCollegamento esterno del 2025 confermano l’eccellenza qualitativa della rete elvetica. Con una disponibilità del 5G all’81,3% nel secondo trimestre del 2025, la Svizzera supera nazioni come Lussemburgo e Belgio che sono da sempre all’avanguardia in questo ambito.
Il risultato è frutto di ingenti investimentiCollegamento esterno, circa 1,7 miliardi di franchi svizzeri annui da parte di Swisscom, e dell’adozione di tecnologie sostenibili che ottimizzano l’efficienza energetica e riducono le emissioni.
Mossa strategica
L’accordo di RAN sharing tra Fastweb + Vodafone e TIM rappresenta una mossa strategica fondamentale per il futuro digitale dell’Italia. Accelerando lo sviluppo del 5G nelle aree meno servite, l’intesa non solo promette di colmare il divario digitale, ma anche di stimolare la competitività del sistema-Paese, in linea con gli obiettivi del Decennio digitale europeoCollegamento esterno.
Il successo di questa collaborazione, soggetta al via libera delle autorità competenti (Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Autorità antitrust italiana e Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), potrebbe segnare un punto di svolta, dimostrando come la condivisione infrastrutturale possa essere un modello virtuoso per coniugare efficienza, sostenibilità e innovazione nel settore delle telecomunicazioni.
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