Le cifre di bilancio rese note oggi sono superiori alle attese degli esperti e hanno fatto impennare le azioni in Borsa (+9%). Sergio Ermotti: "Tutto procede secondo i piani, stiamo rispettando gli impegni presi al momento della fusione".
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tvsvizzera.it/MaMi/Keystone-ATS
Nel primo trimestre dell’anno, UBS è tornata alla redditività, superando nettamente le aspettative del mercato. Il nuovo gruppo, formato da UBS e dall’ormai ex Credit Suisse (CS), ha realizzato un utile netto di 1,76 miliardi di dollari, a fronte di 1,03 miliardi nei primi tre mesi del 2023, prima della fusione.
Il primo trimestre del 2024 è il terzo in cui l’acquisita CS è completamente inclusa. Nei due trimestri precedenti, si era registrata una perdita, dopo che gli utili del secondo trimestre del 2023, per motivi contabili a causa dell’acquisizione, erano esplosi a quasi 30 miliardi.
L’intervista a Sergio Ermotti al TG della RSI:
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Ermotti: “Rispettiamo gli impegni presi”
UBS sta procedendo secondo i piani, mantenendo le promesse e integrando Credit Suisse, afferma il presidente della direzione Sergio Ermotti nel suo messaggio in occasione della pubblicazione dei risultati trimestrali dell’istituto.
“Poco più di un anno fa siamo stati chiamati a svolgere un ruolo essenziale per stabilizzare il sistema finanziario svizzero e globale attraverso l’acquisizione di Credit Suisse e stiamo rispettando gli impegni presi”, afferma il 63enne, citato in un comunicato odierno.
“Questo trimestre ha segnato il ritorno all’utile netto e a un ulteriore accrescimento del capitale, confermando la forza della nostra attività e della base di clientela nonché della nostra capacità di realizzare progressi significativi rispetto ai piani di integrazione, ottimizzando attivamente le nostre risorse finanziarie”.
Raggiunto il 40% degli obiettivi per il 2026
Stando ai vertici della banca la riduzione dei costi e del bilancio procede secondo programma, favorendo il raggiungimento delle priorità dell’integrazione di CS. I risparmi totali su base annua (rispetto all’esercizio 2022) sono di circa 5 miliardi di dollari, cioè il 40% dell’obiettivo di 13 miliardi entro il 2026. Sono stati compiuti anche passi avanti significativi nella riduzione del portafoglio.
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L’istituto si aspetta di completare la fusione di UBS SA e Credit Suisse SA il 31 maggio, fatte salve le restanti approvazioni normative. La transizione a un’unica holding intermedia (Intermediate Holding Company) negli Stati Uniti dovrebbe avvenire nel secondo trimestre del 2024, e la fusione di Credit Suisse (Svizzera) SA e UBS Switzerland SA procede in linea con l’obiettivo di completarla entro la fine del terzo trimestre.
“Queste tappe cruciali, che inizieranno più avanti nel corso dell’anno, agevoleranno la migrazione dei clienti alle piattaforme UBS”, fa sapere la banca. Dopo sarà possibile avviare “la prossima fase di sinergie in termini di costi, capitale, finanziamenti e tasse”.
Anche la Borsa brinda ai risultati
Nella prima ora di contrattazione sul mercato di Zurigo, l’azione della grande banca è arrivata a guadagnare oltre il 9% rispetto a ieri, salendo a un massimo a 27,25 franchi, in un contesto generalmente orientato a un rialzo frazionale.
Le cifre di bilancio rese noti oggi sono superiori alle attese degli esperti sia in materia di ricavi che di profitti operativi e netti: l’utile ante-imposte è risultato doppio di quanto atteso, mentre il guadagno netto è stato quasi tre volte quanto pronosticato.
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Tutto questo sta facendo la gioia degli investitori, perlomeno di quelli che hanno puntato su UBS nel momento giusto: sull’arco di un anno l’azione ha guadagnato il 42%, ma dall’inizio di gennaio la performance rimane ancora negativa, pari al -5%. Il corso più alto delle ultime 52 settimane è stato osservato il 26 marzo, con il titolo a 28,62 franchi, un massimo pluriennale, cioè dai tempi della crisi finanziaria del 2008.
Da 7 a 75 franchi l’azione
All’epoca del suo massimo splendore, nel giugno 2007, il titolo UBS valeva oltre 75 franchi, mentre il punto più basso (nell’ultimo quarto di secolo) è stato toccato nel marzo del 2020, al momento dello scoppio della pandemia di Covid: allora era possibile acquistare un’azione UBS a 7 franchi.
In quei giorni per gli stessi soldi si poteva optare anche per un valore Credit Suisse (CS), ma non sarebbe stata una scelta avveduta: travolto da una crisi di fiducia CS è stata nel frattempo rilevata dalla stessa UBS e agli azionisti dell’istituto fondato da Alfred Escher sono rimaste solo le briciole.
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