Patente d'immunità Arriva il test che dovrebbe permettere alla Svizzera di ripartire

Di Riccardo Franciolli

Gli scienziati di tutto il mondo sono concordi sul fatto che semmai si troverà un vaccino contro il Covid-19 ci vorranno mesi, ma più probabilmente anni. Nell'attesa, il mondo scientifico e quello politico devono dare delle risposte ai cittadini affinché possano tornare alla vita quotidiana di sempre il più presto possibile. E la risposta può darcela il test sierologico che in Svizzera sarà pronto entro fine aprile.

Una ricercatrice in laboratorio

Un test sierologico affidabile al 100% sarà a disposizione entro la fine di aprile.

© Keystone / Gaetan Bally

In attesa di un vaccino e di terapie risolutive per combattere il Covid-19, il mondo scientifico sta puntando anche su una terza via, la diagnostica. Tra questi strumenti, oltre al famoso tampone, c’è il test sierologico.

Di cosa si tratta?

Il nostro organismo combatte le malattie infettive attraverso il sistema immunitario: produciamo anticorpi in risposta agli agenti esterni, per affrontarli e debellarli (speriamo). Dopo aver vinto contro una malattia infettiva, conserviamo nel sangue una sorta di “memoria” del virus che ci ha attaccati, in modo da combatterlo al meglio e in maniera più veloce in caso dovesse ripresentarsi. Questa memoria sono gli anticorpi, il risultato finale è l’immunità.

Il test sierologico è in grado di rilevare la presenza di questi anticorpi nel siero del sangue. Considerato che questi ultimi vengono prodotti dal nostro corpo dopo diversi giorni o settimane, il test serve per capire non se la malattia è in corso (per questo c’è il famoso tampone) ma se l'abbiamo sviluppata: e qui pensiamo soprattutto agli asintomatici che non sanno di essere stati infettati.

In breve, con il test sierologico si vuole identificare le persone che sono guarite dopo l’infezione e capire se sono immuni dal Covid-19. Sono due aspetti fondamentali per chi deve decidere a livello politico come agire nelle prossime settimane o mesi. Se continuare, insomma, con le restrizioni dei diritti fondamentali di ogni individuo o se invece far ripartire il paese, in sicurezza però.

Test sierologico

Il test di per sé è facile e veloce da fare, spiega Giuseppe Togni. Una macchina fa gocciolare il siero del sangue su una soluzione contenente l'antigene derivato dal virus, che è contenuto in una piccola provetta. Dopo un breve periodo di incubazione, la macchina legge automaticamente il risultato: una reazione colorata significa "positivo", gli anticorpi sono presenti nel siero. La macchina da sola può eseguire 400 test all'ora, in modo completamente automatico e, se necessario, 24 ore su 24. 

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Test in Svizzera

Nei laboratori di tutto il mondo si sta sviluppando questo test ed è una corsa contro il tempo. Una sfida che vede impegnata in prima linea anche la Svizzera, patria della ricerca scientifica in ambito biomedico.

Già oggi sono presenti sul mercato diversi test. I migliori portano a un’identificazione dei pazienti positivi dell’85-90%. Un dato insufficiente per Giuseppe Togni, responsabile scientifico del laboratorio centrale di UnilabsLink esterno a Coppet, nel canton Ginevra: “L’affidabilità è l’aspetto essenziale di questi test. Attualmente nei nostri laboratori siamo arrivati al 99% di affidabilità. Ma non basta. Dobbiamo arrivare ad essere certi al 100%. Sarebbe pericoloso se qualcuno si sentisse al sicuro a causa di un test sbagliato”. 

Il passo decisivo per raggiungere l'affidabilità totale dovrebbe essere fatto nelle prossime settimane. “Fino a poco giorni fa non avrei osato dare una tempistica – ammette Togni che è a capo di una task force internazionale – ma visti i risultati ottenuti sono molto fiducioso. Un test sierologico affidabile sarà pronto entro la fine di aprile”. In questa corsa verso il test, l'equipe di Giuseppe Togni collabora con le università di Ginevra e Zurigo.

Per raggiungere questo risultato di totale affidabilità, la verifica viene fatta attraverso due test combinati: “Per semplificare, dobbiamo identificare quelli che sono positivi sicuramente come positivi e quelli negativi assolutamente come negativi. Sembra banale detta così – racconta Togni – ma è un aspetto essenziale”.

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Patente di immunità

Rintracciare gli anticorpi è essenziale. Capire se una volta sviluppati questi anticorpi si diventi immuni è l’altro aspetto altrettanto essenziale.

Come ci spiega Giuseppe Togni, “l’importante è sapere se questi anticorpi siano o meno ‘neutralizzanti’. Ci sono anticorpi protettori (una volta sviluppati si diventa immuni dalla malattia) ma ci sono anche anticorpi che non lo sono, uno su tutti quello che combatte  l’HIV”.

Attualmente è ancora presto per etichettare questi anticorpi come neutralizzanti “Non ci sono ancora studi definitivi. Per esperienza – aggiunge Togni – questi anticorpi dovrebbe essere protettivi. Il Covid-19 è molto simile agli altri coronavirus che già conosciamo. Sono fiducioso”.

Cosa significa tutto ciò? Chi ha superato l’infezione in maniera sintomatica o asintomatica è protetto. È come ricevere una patente d'immunità.

Scienza e politica

Se con assoluta certezza si può individuare le persone immuni, ecco che queste ultime potrebbe tornare a lavorare, minimizzando i rischi di contagio.

“La domanda da porsi però è un’altra – sottolinea Togni – cioè dobbiamo chiederci per chi sono questi test. Non ha senso fare test a tappeto su tutta la popolazione. Ad esempio, in Ticino, secondi studi attendibili, le persone infettate sono tra il 5 e il 10%. Fare il test a tutti sarebbe folle”.

Chi deve essere sottoposto al test? Giuseppe Togni non ha dubbi: “In primis il personale medico. Poi tutte quelle persone attive in professioni necessarie, infine si può eventualmente allargare ad altri settori”. Ma attenzione, avverte Togni, “in questi giorni è nata una grande solidarietà tra le persone, soprattutto tra le generazioni. Se si inizia a scegliere chi può fare il test e chi no, questa solidarietà inevitabilmente viene a cadere”.

Il test sarà disponibile entro la fine di aprile, proprio quando la crisi di Covid-19 raggiungerà il suo apice in Svizzera. Spetterà poi alla politica farne il corretto uso. 

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