Olimpiadi 2026 e turismo nei Grigioni, impatto minimo e traffico sotto controllo
Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 hanno portato qualche pernottamento in più nelle valli grigionesi confinanti, ma il bilancio è in chiaroscuro. La Valposchiavo ha difeso la sua vocazione al turismo dolce mentre l'Engadina, in piena alta stagione, non ha registrato alcun effetto olimpico. Il tanto temuto traffico, invece, non ha creato problemi.
Calato il sipario sui 25° Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026, per le valli grigionesi, a un passo dalle sedi di gara, è tempo di bilanci. Le imprese degli atleti e atlete a Livigno e Bormio, che hanno regalato alla Svizzera una pioggia di medaglie (13 sulle 23 complessive), hanno richiamato tifosi e acceso i riflettori sul territorio a cavallo fra i due Paesi. Ma l’effetto sul turismo locale è stato un mosaico complesso, nel quale le strategie di ogni valle, le bizze del mercato e la grande incognita della viabilità hanno finito per scrivere una storia inaspettata.
La Valposchiavo in chiaroscuro
In Valposchiavo – valle di passaggio per chi da nord andava a Bormio e per chi da sud andava a Livigno –, l’eco delle Olimpiadi si è sentita, ma con intensità variabile. Alcune strutture hanno registrato incrementi significativi, tra il 20% e il 30%, mentre altre hanno segnato una crescita più contenuta. A Brusio, la rassegna a cinque cerchi ha spinto alcuni operatori a scardinare la tradizionale stagionalità: “Normalmente in questo periodo siamo chiusi, quindi è difficile fare un confronto con gli anni precedenti”, ha spiegato un albergatore della zona a Keystone-ATS. Tuttavia, il bilancio delle due settimane olimpiche è stato giudicato positivo, con un afflusso “chiaramente connesso alla manifestazione”.
Meno entusiasta il bilancio che arriva da Le Prese. Nonostante un incremento dei pernottamenti stimato tra il 20% e il 30%, l’afflusso complessivo è risultato inferiore alle aspettative della vigilia. A pesare è stata soprattutto la discontinuità: “Abbiamo lavorato bene nei fine settimana, mentre durante la settimana c’è stato poco movimento”, ha osservato un operatore locale. Nel borgo di Poschiavo, i dati parlano invece di una sostanziale stabilità nei volumi di affluenza, ma con un risvolto economico differente. “Abbiamo registrato un modesto 3% in più nei pernottamenti; quindi, i volumi sono rimasti pressoché invariati”, ha dichiarato a Keystone-ATS un albergatore del centro storico. A cambiare è stata però la cifra d’affari: grazie alla possibilità di applicare prezzi maggiorati in linea con l’evento internazionale, la redditività del periodo è risultata superiore alla media stagionale.
La Valposchiavo e la sua identità da difendere
Questi numeri, tuttavia, vanno letti alla luce di una scelta precisa e consapevole. La Valposchiavo non ha cercato di cavalcare l’onda olimpica a tutti i costi. Al contrario, ha mantenuto un approccio cauto, rifiutando una collaborazione stretta con l’evento e preservando la sua identità di destinazione turistica sostenibile. La valle grigionese ha costruito il proprio marchio attorno al concetto di turismo responsabile e dolce, rivolto a un ospite consapevole che cerca qualcosa di fondamentalmente diverso rispetto a chi si reca alle gare olimpiche.
Chi sceglie la Valposchiavo come meta non è il turista degli impianti sciistici o degli eventi di massa. È, piuttosto, l’amante della natura incontaminata, dell’escursionismo, anche invernale. È il viaggiatore che spesso arriva in treno, a bordo del Bernina Express, il celebre Trenino Rosso patrimonio Unesco, e che si ferma per soggiorni prolungati, non per fugaci pernottamenti di transito.
In questo contesto, la chiusura invernale del Passo della Forcola — nonostante le pressioni italiane per un’apertura che avrebbe facilitato il collegamento con Livigno — è stata difesa come un’opportunità strategica.
L’alta stagione in Engadina rende l’effetto olimpico invisibile
Un fattore determinante che ha condizionato i flussi turistici verso i Grigioni è stata la gestione dei prezzi in Valtellina. Nei mesi precedenti le Olimpiadi, le tariffe delle strutture ricettive a Bormio e Livigno hanno raggiunto livelli esorbitanti, definiti “folli” dagli stessi operatori del settore (vedi il reportageCollegamento esterno della RSI). Su piattaforme come Booking e Airbnb, si trovavano appartamenti a Bormio proposti a oltre 11’000 euro a notte, baite a 35’000 euro per due settimane, chalet a 15’000 euro. A Livigno, stanze che normalmente costavano 300 euro a notte venivano offerte a 1’700 euro.
I datiCollegamento esterno dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori hanno fotografato con precisione questa distorsione: mediamente, una notte per una persona nelle località di gara è costata, a metà febbraio, il +162% rispetto a inizio mese. La punta massima è stata raggiunta a Livigno con un +253%, seguito da Cortina (+195%) e Bormio (+150%). Per gli hotel, i rincari sono stati ancora più marcati: +314% a Livigno e +277% a Bormio.
Una bolla speculativa che non ha però retto alla prova del mercato. La domanda reale si è rivelata inferiore alle aspettative, e molte camere sono rimaste vuote. A fronte di prenotazioni deludenti, albergatori e proprietari di seconde case sono stati costretti a una drastica correzione di rotta dell’ultimo minuto, abbassando i prezzi anche del 75% a ridosso delle gare. In Valtellina, il prezzo medio per un fine settimana olimpico è crollato da quasi 1’700 euro a circa 720 euro, pur restando il 133% più caro rispetto a un normale fine settimana di gennaio.
La bolla speculativa di Bormio e Livigno
Un fattore determinante che ha condizionato i flussi turistici verso i Grigioni è stata la gestione dei prezzi in Valtellina. Nei mesi precedenti le Olimpiadi, le tariffe delle strutture ricettive a Bormio e Livigno hanno raggiunto livelli esorbitanti, definiti “folli” dagli stessi operatori del settore (vedi il reportageCollegamento esterno della RSI). Su piattaforme come Booking e Airbnb, si trovavano appartamenti a Bormio proposti a oltre 11’000 euro a notte, baite a 35’000 euro per due settimane, chalet a 15’000 euro. A Livigno, stanze che normalmente costavano 300 euro a notte venivano offerte a 1’700 euro.
I datiCollegamento esterno dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori hanno fotografato con precisione questa distorsione: mediamente, una notte per una persona nelle località di gara è costata, a metà febbraio, il +162% rispetto a inizio mese. La punta massima è stata raggiunta a Livigno con un +253%, seguito da Cortina (+195%) e Bormio (+150%). Per gli hotel, i rincari sono stati ancora più marcati: +314% a Livigno e +277% a Bormio.
Una bolla speculativa che non ha però retto alla prova del mercato. La domanda reale si è rivelata inferiore alle aspettative, e molte camere sono rimaste vuote. A fronte di prenotazioni deludenti, albergatori e proprietari di seconde case sono stati costretti a una drastica correzione di rotta dell’ultimo minuto, abbassando i prezzi anche del 75% a ridosso delle gare. In Valtellina, il prezzo medio per un fine settimana olimpico è crollato da quasi 1’700 euro a circa 720 euro, pur restando il 133% più caro rispetto a un normale fine settimana di gennaio.
Traffico sotto controllo
Per i Grigioni, a più grande incognita della vigilia olimpica era senza dubbio il traffico. La prospettiva di migliaia di veicoli in transito attraverso l’Engadina verso Livigno aveva generato timori concreti e tensioni diplomatiche. Il Governo retico era arrivato a definire “irritante” l’atteggiamento delle autorità italiane riguardo alla condivisione dei costi per le misure di gestione del traffico, stimati in circa 5,5 milioni di franchi, a fronte di un contributo italiano prospettato di soli 600’000 euro — circa un decimo dell’importo complessivo previsto.
Altri sviluppi
Milano-Cortina 2026: le Olimpiadi non volute che i Grigioni pagano
Nonostante queste premesse difficili, la gestione sul campo si è rivelata un successo. Il piano del traffico elaborato dal Cantone, incentrato sulla priorità assoluta al trasporto pubblico, ha funzionato. Il sistema prevedeva parcheggi Park+Ride a Zernez Nord (1’030 posti), Zernez Sud (410 posti) e Müstair (630 posti), con bus navetta coordinati con gli orari della Ferrovia Retica. L’attraversamento della galleria Munt La Schera (a senso unico, alternato) era consentito solo ai veicoli con autorizzazione specifica: quelli olimpici, i frontalieri con pass prioritario e gli ospiti delle strutture ricettive di Livigno.
Il risultato finale ha superato le aspettative. Quasi 41’000 persone sono state trasportate dai bus navetta tra Zernez/Müstair e Livigno. L’85% di tutti i viaggiatori diretti alle gare ha scelto i mezzi pubblici. I parcheggi Park+Ride sono stati utilizzati in misura moderata, con soli 1’192 veicoli registrati. Ma soprattutto, durante l’intero periodo dei Giochi non si sono verificati gli ingorghi sugli assi di accesso tanto temuti alla vigilia.
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