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Superare i cliché per raccontare il Medio Oriente

Come presentare un'immagine del Medio Oriente che non sia quella stereotipata veicolata ad esempio da molti film hollywoodiani e occidentali? La Radiotelevisione svizzera ne ha discusso con un regista palestinese, un giovane editore dell'Oman e un curatore di mostre d'arte contemporanea iraniano.

Questo contenuto è stato pubblicato il 22 agosto 2018 - 21:08
tvsvizzera.it/mar con RSI (Quotidiano del 20.08.2018)

Al Middle East Mediterranean Summer SummitLink esterno (MEM) in corso a Lugano fino al 26 agosto non si parla solo di politica e di sviluppo economico, ma anche di cultura, di come viene rappresentato il Medio Oriente e di come è possibile cambiare un'immagine spesso stereotipata.

"Le persone che non hanno una conoscenza diretta della regione finiscono per pensare che siamo tutti terroristi, senza un'educazione e oppressivi nei confronti delle donne, ma non è la realtà che viviamo", afferma Said Almaskery, giovane editore dell'Oman.

Michel Khleifi è un regista palestinese con 40 anni di carriera alle spalle. Nel servizio spiega qual è il suo approccio al cinema e come cerca di evitare di cadere in narrazioni ideologiche.

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Per favorire gli scambi e il dialogo tra culture, l'arte in generale può essere uno strumento importante, poiché il suo linguaggio universale può creare dei ponti, afferma in sostanza Mazdak Feiznia, curatore di mostre d'arte contemporanea iraniano:

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