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A Raqqa si rischia una carneficina

I combattimenti per riprendere la città siriana controllata dallo Stato islamico impazzano; ma a Raqqa sono intrappolati anche circa 20'000 civili. Amnesty International lancia l’allarme.

Questo contenuto è stato pubblicato il 26 agosto 2017 - 15:00
tvsvizzera/mar con RSI (TG del 26.8.2017)
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Da una parte i miliziani dello Stato islamico, che li usano come scudi umani, dall’altro le Forze democratiche siriane, a maggioranza curda, sostenute dagli Stati Uniti, e l’esercito governativo siriano, appoggiato dalla Russia: i civili intrappolati a Raqqa sono sotto il fuoco di tutte le parti in conflitto.

In un rapportoLink esterno pubblicato due giorni fa e basato sulle testimonianze di chi è riuscito a fuggire, Amnesty International afferma che “centinaia” di civili sono stati finora uccisi o feriti nella ‘capitale’ siriana dell’Isis.

I miliziani dello Stato islamico usano trappole esplosive e cecchini per fermare chiunque tenti di fuggire dalla città, mentre continuano incessanti i bombardamenti di artiglieria e aerei della coalizione internazionale.

Intervistato dalla Radiotelevisione svizzera, uno degli autori del rapporto, Ben Walsby, denuncia anche l’utilizzazione di bombe a grappolo da parte delle forze governative siriane sostenute da Mosca; bombe che sono vietate dalle norme internazionali.

Per bocca di Jan Egeland, l’ONU ha intanto lanciato un appello per una tregua. Il consigliere per gli affari umanitari in Siria ha affermato che è necessario fare "tutto il possibile per permettere ai civili di fuggire", in particolare "le barche sull'Eufrate non devono essere attaccate", ha insistito.

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