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L'incubo di Kiribati, l'isola che non ci sarà più

L'atollo di Tarawa: è la più grande isola, per popolazione, e la seconda per dimensione, dell'arcipelago delle Gilbert, nonché sede della capitale amministrativa della repubblica di Kiribati. Keystone / Richard Vogel

L'intero arcipelago di Kiribati potrebbe finire sott'acqua nel prossimo futuro a causa del surriscaldamento globale. Nel frattempo molti sui abitanti sono migranti altrove: sono chiamati i 'migranti ambientali' o 'profughi climatici'.

Questo contenuto è stato pubblicato il 27 novembre 2020 - 11:38
Gilberto Mastromatteo, RSI News

L'ex presidente di Kiribati, Anote TongLink esterno, fu tra i primi a puntare il dito contro il lato ricco del pianeta. Quello che inquina di più. Il suo arcipelago rischia di sprofondare nell'Oceano Pacifico, per via dell'innalzamento del livello del mare, causato dalle emissioni di CO2.

Va da sé che gli abitanti di KiribatiLink esterno potrebbero trovarsi a sperimentare l'incubo di una migrazione di massa per motivi ambientali. Magari in Nuova Zelanda, come Ioane Teitiota, che nel 2013 divenne il primo richiedente asilo climatico al mondo. L'impedimento resta l'assenza di una giurisprudenza internazionale che regoli la materia.

Tra il 2016 e il 2018, i due ricercatori italiani Salvatore Altiero e Maria Marano hanno redatto due report per l'associazione A SudLink esterno, sullo stato delle migrazioni ambientali. Ad oggi, sono tra i primi documenti esistenti sul tema, tanto da costituire materiale probatorio da allegare alle sentenze, per i magistrati che devono decidere se concedere o meno una forma di protezione internazionale a chi migra per ragioni legate al clima.

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tvsvizzera.it/fra con RSI


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