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Conte ottiene la fiducia anche del Senato

Missione compiuta. Keystone


Dopo la Camera il governo Conte bis supera anche lo scoglio di Palazzo Madama, dove i numeri sono più esigui per la nuova maggioranza giallo-rossa, ottenendo così la fiducia del Parlamento.

Questo contenuto è stato pubblicato il 10 settembre 2019 - 20:46
tvsvizzera/afp/ats/spal con RSI (TG del 10.9.2019)

Nel pomeriggio l'esecutivo ha incassato 169 voti (di M5S, Pd e Leu) contro 133 (Lega, FdI e FI) e 5 astenuti (tra cui il renziano Richetti e il grillino ex leghista Paragone).

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Nel corso del dibattito si è radicato lo scontro tra l'ex vicepresidente Matteo Salvini, che ha accusato gli ex alleati di aver "fame di poltrone" e di scarsa dignità, e il premier Giuseppe Conte che ha replicato sottolineando "i voltafaccia delle ultime settimane" della Lega che con la mozione di sfiducia ha posto fine all'esperienza di governo, di cui faceva parte, per speculazioni elettoralistiche.

"Siete minoranza nel paese", ha insistito il leader della Lega, "potete fuggire per qualche mese, ma non all'infinito", evocando i prossimi appuntamenti elettorali regionali. "L'importante per voi era bloccare la Lega, per noi è importante far ripartire il paese". 

Mentre per il presidente del Consiglio, Matteo Salvini voleva solo andare alle urne per sete di potere sulla scia dei sondaggi e del risultato delle Europee. "Con una certa arroganza e con scarse cognizioni di diritto costituzionale", ha detto con tono pacato Giuseppe Conte – interrotto ripetutamente dai senatori della destra -, " (Salvini) ha ritenuto di attivare unilateralmente una crisi di governo, e questo è pienamente legittimo."


"Ma poi in più - ha continuato -ha ritenuto ancora di poter unilateralmente decidere di portare il paese alle elezioni e ancora più unilateralmente poi ha deciso di portare il paese alle elezioni e alla campagna elettorale da ministro dell'Interno. E, ancora, ha deciso, sempre unilateralmente e arbitrariamente, di concentrare definitivamente nelle proprie mani pieni poteri", alludendo volutamente a precedenti della storia italiana piuttosto inquietanti.

Poco prima, nel suo discorso programmatico, il premier aveva promesso di impegnare il suo esecutivo in una "nuova era di riforme" per rilanciare l'economia, le infrastrutture, l'innovazione, confidando anche nell'aiuto dell'UE, che indubbiamente guarda di buon occhio il nuovo governo italiano, in tema di flessibilità e immigrazione.  

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