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frontalieri e delocalizzazioni Gucci trasferisce 400 impieghi dal Ticino al Novarese

Lo stabilimento logistico di Kering-Luxury Goods Int.

Lo stabilimento logistico di Kering-Luxury Goods Int. inaugurato a Sant'Antonino nel 2014.

(Keystone)

Non sono emerse sostanziali novità in questi mesi sul fronte delle relazioni italo-svizzere, come è stato confermato nell’incontro di mercoledì a Bellinzona tra i deputati ticinesi alle Camere federali e il governo cantonale. 

Continuano le tergiversazioni di Roma sull’accordo fiscale riguardante i frontalieri, particolarmente inviso alla nuova maggioranza giallo-verde, e non sono all’orizzonte sviluppi in tema di accesso al mercato italiano da parte degli operatori finanziari elvetici e blacklist. L’imminente appuntamento elettorale per le legislative europee ha inoltre contribuito a distogliere le residue attenzioni su questi argomenti al di là della frontiera. 

In agenda c’è però un incontro il prossimo 16 giugno tra i parlamentari ticinesi e il ministro degli Esteri Ignazio Cassis nel quale potrebbero emergere novità. Nelle prossime settimane dovrebbe infatti giungere una presa di posizione ufficiale da parte dell’esecutivo italiano sull’intesa fiscale, su cui le delegazioni dei due paesi avevano raggiunto un accordo nell’ormai lontano dicembre 2015: affossamento, correttivi o rinegoziazione totale sono le ipotesi che si affacciano in merito al documento che resta chiuso nei cassetti dei ministeri dei rispettivi paesi.

In Ticino si fa affidamento alla roadmap siglata con le autorità lombarde per dare un nuovo impulso alla modifica del regime fiscale dei lavoratori transfrontalieri che attratti dalle vantaggiose aliquote cantonali sono fonte di oggettive pressioni sul mercato del lavoro ticinese (dumping salariale, sostituzione della manodopera indigena).

“Non sono molto ottimista – ha detto il presidente dei parlamentari ticinesi Marco Chiesa - ma ritengo che ogni volta sia necessaria da parte della deputazione premere sul consigliere federale (Ignazio Cassis) e che il consigliere poi prema sulle autorità italiane, che però in questo momento sono molto impegnate nelle elezioni europee”.

400 impieghi partono per l'Italia

A margine della riunione ha tenuto però banco la questione Kering. Il gruppo del lusso francese cui fanno capo marchi come Gucci e Yves Saint Laurent ha infatti confermato nell’incontro con il personale la sua strategia di drastico ridimensionamento delle sue attività in Ticino, con conseguenti tagli di personale, dove opera da un ventennio.

In particolare, il gruppo, nel quadro della riorganizzazione e semplificazione della sua rete logistica, non ritenuta più adeguata all’incremento dei volumi, ha annunciato il trasferimento nei prossimi tre anni di 400 degli 800 impieghi del magazzino di Sant’Antonino (e in parte anche a Bioggio) – praticamente tutti lavoratori frontalieri - nel nuovo stabilimento di Trecate nel Novarese.

La ventina di strutture di dimensioni medio-piccole esistenti in Ticino non sono infatti in linea con la crescita del gruppo, hanno fatto sapere gli amministratori di Kering. Le strutture logistiche oggi presenti in Ticino, indica una nota della società, continueranno ad operare, seppur con una sostanziale riduzione delle attività con conseguente ridimensionamento del personale impiegato.

Ma dubbi sulla sorte del magazzino di Sant’Antonino, inaugurato solo 5 anni fa, serpeggiano tra dipendenti e sindacati. Anche perché l’anno scorso erano già stati delocalizzati 150 impieghi amministrativi dalla sede di Cadempino, nel Luganese.

“Prendiamo atto di una riduzione dell’attività in Ticino – ha indicato il responsabile del governo cantonale Christian Vitta -. Da parte nostra si tratterà nei prossimi mesi di capire quali sono le attività che restano, come saranno consolidate a livello cantonale mentre per quelle attività per le quali si prevede uno spostamento come sarà gestito questo spostamento che dovrebbe avvenire su più anni”.

Riguardo al previsto buco nel gettito cantonale (Kering è tra i migliori contribuenti ticinesi) Christian Vitta precisa che le autorità cantonali non si sono fatte trovare impreparate, considerato anche che il gruppo aveva già annunciato negli scorsi mesi le sue intenzioni.

Aspetto fiscale importante per le casse cantonali (secondo la RSI il minore gettito è stimato in 50 milioni per Cantone e comuni) che però, a detta dei vertici di Kering, non è all’origine della decisione del gruppo. In proposito va ricordato che proprio nelle scorse settimane la società aveva patteggiato con l’Agenzia delle Entrate il pagamento di 1,25 miliardi di euro per sanare l’evasione orchestrata proprio attraverso la sua controllata svizzera Luxury Goods International.

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