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Fine dello stato d'emergenza in Turchia

La Turchia, dopo due anni e più di 160 mila arresti, ha detto addio allo stato d'emergenza post tentato golpe, preparandosi tuttavia a introdurre inedite quanto severe norme per "continuare la lotta al terrorismo". 

Questo contenuto è stato pubblicato il 19 luglio 2018 - 16:45
tvsvizzera.it/fra con RSI
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Le misure straordinarie approvate all'indomani del fallito colpo di Stato del 15 luglio 2016 sono infatti scadute a mezzanotte, come promesso dal presidente Recep Tayyip Erdogan in campagna elettorale.

Ma il Governo di Ankara, già forte dei nuovi poteri del presidenzialismo, promette di non cambiare la ricetta per “eliminare fino all'ultimo terrorista”. Così, già nelle prossime ore in Parlamento (dove l'AKP di Erdogan ha la maggioranza assoluta) è atteso il “sì” a un pacchetto che renderà ancor più dura una norma antiterrorismo giudicata dall'UE non in linea con gli standard sullo Stato di diritto.

La proposta rafforza i poteri di prefetture e polizia, limitando le libertà di manifestazione, riunione e movimento per i prossimi tre anni. L'opposizione ha dichiarato che è un modo per "rendere lo stato d'emergenza permanente" mentre se ne afferma l'abolizione.

Liberi i cittadini turco-svizzeri

L'ambasciatore di Turchia a Berna ha comunicato che le sette persone con doppia nazionalità svizzera e turca attualmente trattenute da Ankara saranno presto libere di muoversi, grazie alla fine dello stato d'emergenza.

Le autorità avevano imposto ai sette il divieto di lasciare la Turchia poiché ritenuti sostenitori del predicatore Fethullah Gülen oppure legati a organizzazioni fuorilegge, in particolare curde, secondo rivelazioni giornalistiche poi confermate dal Dipartimento federale degli affari esteri DFAELink esternoLink esterno.


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