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Svizzeri binazionali trattenuti in Turchia

Ankara sta impedendo a sette persone con la doppia nazionalità svizzera e turca, tra le quali un neonato, di lasciare la Turchia. Altri turchi domiciliati in Svizzera si trovano invece in patria senza possibilità di tornare nella Confederazione. Alcuni sono stati arrestati.  Il Dipartimento degli esteri elvetico ha confermato le rivelazioni in tal senso del quotidiano Tages Anzeiger.  

Questo contenuto è stato pubblicato il 09 luglio 2018 - 21:07
tvsvizzera.it/Zz/ats con RSI (TG del 09.07.2018)
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Gli arresti o i divieti di lasciare il paese sono una conseguenza degli eventi del luglio del 2016, quando in Turchia ebbe luogo un tentativo di colpo di Stato. Numerosissime procedure penali sono state da allora messe in atto nel paese in caso di "sospetta appartenenza a organizzazioni proibite".

Nessun commento da parte dell'ambasciata turca a Berna. RSI-SWI

Il Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae) ha confermato lunedì quanto rivelato dal quotidiano Tages AnzeigerLink esterno, senza tuttavia fornire dettagli sull'identità delle persone interessate. 

La Turchia considera i binazionali come esclusivamente turchi e questo complica la protezione consolare.

Sul suo sito, il Dfae sottolinea come lo Stato di emergenza in vigore in Turchia permette al governo di limitare alcuni diritti fondamentali quali la libertà di riunione, di stampa o di circolazione. Degli arresti senza mandato possono essere effettuati così come dei divieti di lasciare il paese.  

La rivelazione avviene proprio nel giorno in cui Erdogan presta giuramento ad Ankara. Solo ieri 18'000 impiegati dell’amministrazione pubblica sono stati licenziati. 

La fine dell' stato di emergenza potrebbe non essere lontano ma non si sa se questo sbloccherà la situazione per le persone ancora bloccate in Turchia.

Sono passati quasi due anni dal tentativo di colpo di Stato contro il governo di Recep Tayyp Erdogan. Il governo turco indica come responsabile il predicatore in esilio negli Stati Uniti Fethullah Gülen.

Dopo il tentato golpe Erdogan ha decretato lo stato di emergenza. Da allora sono stati licenziati oltre 100'000 funzionari per presunti legami con Gülen. Più di 70'000 persone sono state arrestate, e diversi media sono stati chiusi, così come molte associazioni. 

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