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Israele volta pagina, inizia il dopo-Netanyahu

il leader di Yamina Naftali Bennett, a sinistra, e il centrista Yair Lapid durante una sessione della Knessett.
I due futuri premier israeliani, il leader di Yamina Naftali Bennett, a sinistra, e il centrista Yair Lapid durante una sessione della Knesset. Keystone / Ronen Zvulun

Il centrista Yair Lapid ha comunicato al presidente Reuven Rivlin la conclusione positiva delle lunghe e complicate trattative sulla formazione del nuovo governo che si presenterà a breve alla Knesset per la fiducia.

L’esecutivo, che dopo 12 anni non vedrà alla sua testa l’ex premier del Likud Benjamin Netanyahu, sarà sostenuto da un’ampia coalizione che va dalla destra di Yamina ai laburisti e ai musulmani moderati di Raam.

Per i primi due anni sarà proprio il leader di Yamina, Naftali Bennett, ad assumere la guida del governo per poi essere sostituito da Yair Lapid fino alla fine della legislatura.

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Accese discussioni hanno riguardato anche la presidenza della strategica commissione che nomina i magistrati: anche in questo caso si procederà a una staffetta tra Yamina e laburisti.

Da parte loro anche gli arabi di Raam hanno ricevuto assicurazioni sui progetti edilizi a favore della comunità islamica e l’accordo finale è stato sottoscritto da tutti gli alleati: i partiti di centro – ‘C’e’ futuro’ e ‘Blu Bianco’ (Benny Gantz) – di destra – ‘Yamina’ (Naftali Bennett), ‘Nuova speranza’ (Gideon Saar), ‘Israele Casa Nostra’ (Avigdor Lieberman) – di sinistra – Laburisti e Meretz – e Raam.

Ora spetta al presidente del parlamento stabilire la data del voto per la fiducia che deve essere accordata da almeno 61 dei 120 deputati. Un passaggio non del tutto scontato dal momento che vi potrebbero essere diverse defezioni, soprattutto tra le file di Yamina.

Sempre mercoledì la Knesset ha eletto al primo scrutinio, con 87 voti, Isaac Herzog alla presidenza dello Stato ebraico dal prossimo 9 luglio, al posto di Reuven Rivlin. L’attuale presidente dell’Agenzia Ebraica – ed esponente della aristocrazia ashkenazita sionista che ha fondato Israele – ha avuto ragione sulla sfidante Miriam Peretz, un’outsider proveniente dalla comunità sefardita costituita dagli immigrati dai paesi arabi.

Per il leader del partito di maggioranza relativa (Likud) Benjamin Netanyahu, che per tre volte aveva promosso elezioni anticipate per superare la crisi parlamentare, si prospetta invece un ineluttabile declino, accelerato dai diversi procedimenti giudiziari che lo vedono ancora protagonista.


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