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pannelli solari galleggianti in laghetto alpino

Oggi in Svizzera

Care lettrici, cari lettori, 

In qualunque emisfero del pianeta vi troviate, preparatevi: l'Organizzazione meteorologica mondiale ha diffuso un comunicato nel quale ci dice che i prossimi cinque anni saranno i più caldi di sempre. La responsabilità è in parte nostra (crisi climatica, riscaldamento globale, effetto serra, ecc.), ma anche di Madre Natura: arriva el Niño, un fenomeno di origine naturale che, a scadenze regolari, porta al riscaldamento delle acque dell'Oceano Pacifico centro meridionale e orientale.  

Non so voi, ma io non mi sento pronta ad affrontare tutto questo caldo… Quasi quasi mi offro volontaria per lavorare all'Orca in Islanda (leggendo le notizie che trovate qui di seguito capirete di cosa sto parlando). 

Buona lettura! 

bandiera pride
Keystone / Daniel Irungu

Le aggressioni ai danni di persone appartenenti alla comunità LGBTIQ in Svizzera sono aumentate e hanno raggiunto un livello record nel 2022

La helpline di Pink Cross – associazione mantello nazionale per gli uomini gay e bisessuali in Svizzera – ha fatto sapere di aver ricevuto 134 segnalazioni di aggressioni o discriminazioni nel 2022, ossia quasi il 50% in più rispetto all’anno precedente. Non ci sono mai state finora così tante richieste d’assistenza di questo tipo nella Confederazione. 

Le cifre e le considerazioni che emergono dal rapporto annuale 2022 di Pink Cross, pubblicate oggi, in occasione della giornata interazionale contro l’omo-, bi-, inter- e trans- fobia, descrivono una situazione poco incoraggiante: l’80% dei 134 casi segnalati riguarda delitti perpetrati contro persone LGBTIQ – come per esempio quello di ingiuria – e casi di discriminazioni. Il 20% restante include crimini violenti, che in alcuni casi hanno causato danni fisici anche duraturi. I due terzi delle persone che hanno contattato l’assistenza hanno inoltre riportato conseguenze psicologiche. Questi “hate crime” (o “crimini d’odio”) vengono inoltre segnalati alla polizia solamente nell’11% dei casi: i dati raccolti potrebbero quindi essere solo la punta dell’iceberg. 

Le organizzazioni LGBTIQ chiedono quindi ai politici e alla società civile d’intervenire con urgenza. Per raggiungere gli obiettivi auspicati, dicono, la Confederazione e i Cantoni non devono solo promettere misure, ma anche attuarle: “Un anno fa è stato adottato un postulato per un piano d’azione nazionale contro i crimini anti-LGBTIQ. Il primo scambio con l’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo (UFU) per l’attuazione di questo testo ha già avuto luogo. Speriamo di sviluppare questa collaborazione in futuro”, ha dichiarato Salomé Trafelet dell’associazione svizzera delle lesbiche (LOS). 

loghi ubs e credit suisse
© Keystone / Georgios Kefalas

Grazie all’acquisizione di Credit Suisse (CS), UBS si appresta a realizzare un utile record, perlomeno a livello contabile. Stando a quanto comunicato dalla banca alla SEC, l’autorità americana di vigilanza dei mercati finanziari, si parla di 35 miliardi di dollari (31 miliardi di franchi).  

Secondo il documento di circa 100 pagine consegnato alla SEC, ad acquisto completato, gli attuali azionisti di CS deterranno circa il 5,1% della nuova UBS, mentre i vecchi azionisti di UBS controlleranno il 94,9%. 

Secondo UBS le cifre affidate alla SEC sono preliminari e potrebbero ancora differire in modo significativo fino al completamento dell’acquisizione. A titolo di confronto, UBS ha realizzato un utile di 2,1 miliardi di dollari nel secondo trimestre dello scorso anno e l’intero esercizio 2022 è stato chiuso con un guadagno di 7,6 miliardi

Stando al quotidiano svizzero-tedesco Tages-Anzeiger gli investitori non dovrebbero comunque farsi abbagliare dall’utile contabile storico, che non dice nulla sulla redditività di entrambi gli istituti. Al contrario, secondo le sue stesse informazioni, UBS sta rilevando una grande banca che continua a essere in perdita: inoltre la scissione in varie parti e l’integrazione rischiano di assorbire ingenti somme e di costare migliaia di posti di lavoro. 

impianto per l aspirazione del co2
© Kestone / Anthony Anex

Svizzera e Islanda intendono cooperare più strettamente per la protezione del clima e per questo motivo i due Paesi hanno costruito in Islanda una sorta di “aspiratore” di CO2, denominato “Orca”. Lo hanno annunciato il presidente della Confederazione Alain Berset e la premier islandese Katrín Jakobsdóttir martedì a Reykjavik.  

L’impianto, inaugurato nel 2021 a Hellisheiði, si trova a 30 km a sud-est della capitale islandese. È il primo al mondo del suo genere e i suoi promotori lo considerano una “pietra miliare nella lotta al cambiamento climatico“. L’aria viene aspirata utilizzando decine di grandi ventilatori e fatta passare attraverso un filtro, che rimuove il CO2 utilizzando il calore del sottosuolo vulcanico. Il gas a effetto serra viene quindi mescolato con acqua e iniettato nella roccia a diverse centinaia di metri di profondità, dove si fossilizza. L’impianto è gestito dalla società svizzera Climeworks, spin-off del Politecnico federale di Zurigo (ETHZ) fondata nel 2009. 

L’Islanda è ideale per questo tipo di sistemi, ha spiegato a Keystone-ATS il professor Marco Mazzotti dell’ETHZ. L’isola principale è la più grande isola vulcanica del mondo e, grazie alle sue numerose rocce basaltiche, presenta condizioni favorevoli allo stoccaggio di anidride carbonica. Il sottosuolo vulcanico fornisce anche l’energia termica a basso costo necessaria per il funzionamento del sito. 

I progetti di filtraggio e stoccaggio sotterraneo di CO2 dimostrano quanto la Svizzera possa essere innovativa, ha dichiarato Berset all’agenzia Keystone-ATS durante una visita al sito. Non è l’unica soluzione decisiva per ridurre le emissioni di gas serra, ma è un elemento promettente che fa parte di un “pacchetto” di misure.  

pannelli solari galleggianti in laghetto alpino
Keystone / Valentin Flauraud

Le cittadine e i cittadini vallesani si recheranno alle urne per dire la loro sui megaprogetti solari alpini: il referendum contro il decreto su questi progetti lanciato da Pro Natura, dai Verdi del Vallese e da altre sette organizzazioni ha infatti raccolto quasi 6’000 firme, ossia il doppio rispetto alle 3’000 richieste dalla legge. Di queste, 5’501 sono state autenticate dai Comuni, hanno fatto sapere Pro Natura e i Verdi del Vallese in una nota congiunta. 

Durante la sessione di febbraio, il Gran Consiglio del Vallese aveva aperto la via a megaprogetti solari alpini, accettando un decreto volto a facilitare e accelerare notevolmente le procedure di costruzione al di fuori delle zone edificabili

Questo provvedimento, spinto dalla prospettiva di ingenti sussidi federali e dal clima di panico legato all’approvvigionamento energetico, costituisce una grave minaccia per le Alpi, lamentano le associazioni referendarie. Centinaia di ettari di pascoli alpini potrebbero essere sacrificati per costruire enormi parchi solari. 

Il Consiglio di Stato ha un anno di tempo dal voto del Gran Consiglio, ovvero fino al 17 febbraio 2024, per sottoporre il testo alla cinsultazione popolare, si legge nel comunicato. 

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