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Territorio, mobilità e frontalierato: i temi di Piero Marchesi nel Governo ticinese

Insediamento di Piero Marchesi nel Governo cantonale.
Insediamento di Piero Marchesi nel Governo cantonale. Repubblica E Cantone Ticino

Ex sindaco di un comune di frontiera e da sempre attento ai temi transfrontalieri, il nuovo consigliere di Stato ticinese dell’UDC Piero Marchesi affronta nella nostra intervista alcune delle questioni più delicate per il Ticino: il ruolo dei frontalieri nell’economia cantonale, le possibili misure per tutelare salari e occupazione della popolazione residente e il nodo della mobilità.

Classe 1981, Piero Marchesi è stato a lungo sindaco di frontiera: dal 2012 al 2021 del comune di Monteggio, poi, dopo l’aggregazione con i paesi limitrofi, del comune lacustre di Tresa fino al 2026. Nel frattempo, ha ricoperto dal 2016 il ruolo di presidente cantonale dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) e di deputato in Consiglio nazionale dal 2019.

Gli scandali che negli scorsi mesi hanno portato l’ex consigliere di Stato leghista Claudio Zali alle dimissioni hanno aperto le porte a Marchesi in quanto primo subentrante. Un ruolo che quest’ultimo ha accettato di buon grado e che lo ha portato a rinunciare agli incarichi politici di cui era investito fino a quel momento. Con lui abbiamo affrontato alcuni dei temi di cui, da sindaco e presidente dell’UDC Ticino si è strenuamente occupato, come il frontalierato e la mobilità privata.

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Tvsvizzera.it: Quali sono dal suo punto di vista le sfide maggiori per il Dipartimento del territorio? Che posto occupa la mobilità?

Piero Marchesi: La mobilità è senza dubbio il tema più importante, soprattutto perché scontiamo un ritardo evidente nelle infrastrutture legate al traffico privato. Se sul fronte del trasporto pubblico la rete avanza – in questi giorni è partita la tappa del cantiere del tram-treno del LuganeseCollegamento esterno –, per quanto riguarda le opere viarie private siamo ancora lontani dall’avere cantieri pronti. Penso in particolare al collegamento autostradale A2-A13Collegamento esterno, al progetto PoLuMeCollegamento esterno e alla circonvallazione di Agno-BioggioCollegamento esterno. Bisognerà investire tempo e risorse per accelerare l’avanzamento di questi progetti.

Quali sono i freni a queste opere?

Opere come l’A2-A13 e il PoLuMe sono progetti federali: noi come Cantone li seguiamo e li supportiamo, ma entra in gioco anche il fattore del consenso locale. Se sull’A2-A13 c’è un sostegno popolare abbastanza netto, sul PoLuMe sono i Comuni stessi a mostrarsi molto critici.

“L’ideale sarebbe ripristinare contingenti, tetti massimi e la preferenza indigena, ma le decisioni popolari e gli accordi internazionali rendono questo percorso impraticabile”

Il Cantone, a questo punto, ha il ruolo di favorire il dialogo e comprendere le ragioni di queste criticità a fronte di investimenti federali così importanti. Proprio per questo ho deciso di istituire un tavolo di discussione: nelle prossime settimane ci sarà un incontro con i Comuni interessati dal progetto per analizzare criticità e richieste, per poi interfacciarci con USTRA (Ufficio federale delle strade, ndr.) e verificare la possibilità di trovare un comune denominatore.

Per anni ha denunciato la pressione delle lavoratrici e dei lavoratori frontalieri sul mercato del lavoro ticinese. Ritiene che sia ancora una priorità e quali misure concrete intende proporre?

Il problema esiste tuttora: abitando a Tresa, nel Malcantone, lo vivo e lo percepisco ogni giorno. Di recente, il popolo svizzero ha avuto l’opportunità di esprimersi sull’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni”Collegamento esterno – che avrebbe potuto fornire risposte sul tema – ma è stata respinta, e ne prendo atto.

Sul mercato del lavoro l’ideale sarebbe ripristinare contingenti, tetti massimi e la preferenza indigena, ma le decisioni popolari e gli accordi internazionali rendono questo percorso difficilmente praticabile. Tuttavia, all’interno dell’amministrazione pubblica, delle aziende parastatali e degli enti sussidiati, credo ci sia margine per dare maggiori opportunità alle persone residenti. Su questo sto facendo alcune riflessioni per capire se vi siano le premesse per avanzare proposte concrete. Non entro nei dettagli perché non abbiamo ancora chiuso le valutazioni, ma nelle aziende in cui il Cantone ha un controllo diretto – in quanto proprietario o azionista di maggioranza – può esercitare la propria politica del personale; indirettamente, si può capire se e come intervenire anche con i soggetti sussidiati.

Dal 7 ottobre 2026, il rappresentante democentrista è ufficialmente membro del Consiglio di Stato.
Dal 7 ottobre 2026, il rappresentante democentrista è ufficialmente membro del Consiglio di Stato. Repubblica E Cantone Ticino

Molte imprese ticinesi sostengono di avere bisogno della manodopera frontaliera e temono gli effetti combinati di una maggiore imposizione fiscale e della denatalità. Come conciliare le esigenze dell’economia con la tutela dei salari e dell’occupazione residente?

Riguardo ai timori dell’economia, l’accordo fiscale sui frontalieri ha aumentato la pressione fiscale dal lato italiano, rendendo questo profilo leggermente meno conveniente. Comprendo le imprese abituate a beneficiare di manodopera a basso costo, ma l’obiettivo deve essere ridurre il divario tra residenti e frontalieri per evitare che questi ultimi accettino condizioni non sostenibili per chi vive in Ticino. Se un’azienda sopravvive solo sottopagando i lavoratori, è legittimo chiedersi se sia questo il modello economico che vogliamo favorire. Nei settori a minor valore aggiunto i salari moderati possono essere una necessità, ma nel terziario – dove c’è un reale problema di sostituzione – dobbiamo favorire i locali riducendo l’attrattività del frontalierato.

E per quei settori in cui invece la manodopera è numericamente insufficiente in Ticino?

Comprendo che alcune aziende lamentino la mancanza di profili professionali, ma questo ci impone una riflessione di fondo: il nostro sistema di orientamento e formazione risponde davvero ai fabbisogni del mercato?

Spesso formiamo giovani in settori con scarsi sbocchi occupazionali, mentre mancano figure dove la richiesta è alta. Penso all’edilizia, all’artigianato, all’industria o alla sanità: sono comparti che offrono contratti solidi, buone prospettive di carriera e salari sopra la media, ma che vengono spesso snobbati dalle nuove generazioni. Dobbiamo interrogarci su questo e utilizzare l’orientamento scolastico e professionale per riallineare domanda e offerta.

“La risposta di Guy Parmelin al Ticino? Non ho nulla da aggiungere, la penso allo stesso modo”

Che bilancio traccia del nuovo accordo fiscale tra Svizzera e Italia? Sta producendo gli effetti sperati?

Va nella giusta direzione, pur ricordando che il minor costo della vita in Italia continuerà comunque a rendere il lavoratore frontaliere più concorrenziale sul piano salariale.

Negli ultimi tempi, il rapporto tra il Ticino e Berna sembra essersi un po’ incrinato. Il Governo ticinese ha scritto alle autorità federaliCollegamento esterno affermando, in sostanza, di sentirsi incompreso. Il ministro Guy Parmelin ha risposto invitando Bellinzona a riflettere di più sulle spese. Qual è la sua analisi della situazione?

Non trovo nulla di eccezionale nelle parole del consigliere federale. È chiaro che il Ticino debba rivendicare a Berna le risorse e la perequazione che gli spettano, ma allo stesso tempo è doveroso che il Cantone si interroghi sull’efficienza della propria spesa pubblica. Ha espresso un’ovvietà: non ho nulla da aggiungere, la penso allo stesso modo.

Per quanto concerne il suo partito, l’UDC Ticino è passato dal 5% di una quindicina di anni fa al 10% e, alle federali, ha anche sorpassato la Lega, superando il 15%. A cosa attribuisce questa ascesa?

Il risultato è il frutto di una strategia chiara avviata nel 2016, quando ho assunto la presidenza del partito cantonale, portata avanti assieme a una squadra capace e motivata. Abbiamo puntato sulla chiarezza dei temi e sulla coerenza politica: la cittadinanza sa esattamente cosa pensa l’UDC. Questa trasparenza paga.

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Il movimento si è unito alla sezione cantonale dell'UDC per creare "un progetto politico comune, solido e credibile".

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Lega e UDC, l’alleanza è cosa fatta

Questo contenuto è stato pubblicato al In Ticino, le due fazioni di destra correranno insieme per le elezioni cantonali previste nel mese di aprile 2027, ricucendo così uno strappo in corso da mesi e cercando di dare maggiore stabilità futura alla destra nella Svizzera italiana.

Di più Lega e UDC, l’alleanza è cosa fatta

I presupposti per crescere ancora ci sono tutti. Sono entrato in Consiglio di Stato con l’intento di dare il mio contributo al Cantone e dimostrare che l’UDC ha le competenze per governare. La crescita continuerà se il partito manterrà il modello applicato a Berna: perseguire i propri valori ma cercare il compromesso e il comune denominatore con i colleghi, operando nel rispetto della collegialità e della concordanza, anche quando significa difendere decisioni prese a maggioranza. Dall’altra parte, il partito e il gruppo parlamentare devono mantenere la propria libertà, facendo opposizione costruttiva e sapendo dire di “no” al proprio consigliere di Stato quando necessario. Il Governo ha un ruolo, il Parlamento ne ha un altro: guai se il partito si appiattisse sull’esecutivo.

Il Governo al completo.
Il Governo cantonale al completo. Repubblica E Cantone Ticino

Come sono oggi i rapporti con la Lega dei Ticinesi? L’uscita di scena di Claudio Zali ha agevolato il dialogo?

I rapporti sono buoni. Siamo due realtà distinte che condividono gran parte dei temi e la volontà di fare fronte comune. Abbiamo sottoscritto una lettera d’intenti che punta a definire, entro giugno 2028, un’entità unica sotto lo stesso cappello organizzativo, con l’UDC Svizzera come referente a livello federale. Nel frattempo, continueremo a presentare liste congiunte per le elezioni cantonali e federali.

Come intendete gestire, all’interno di quest’unica entità, eventuali profili che si dovessero rivelare meno trasparenti e pertinenti nelle idee e nelle esternazioni rispetto a quanto siete abituati nell’UDC Ticino?

Eventuali differenze interne non mi preoccupano: ci saranno statuti chiari e regole condivise definite dalla base. Del resto, le sfumature esistono in tutti i partiti: nel PLR ci sono liberali di destra e radicali molto vicini a posizioni di sinistra; ne Il Centro convivono conservatori e anime sindacali. All’interno dell’area di destra l’unità d’intenti sarà senz’altro più naturale. È bene ribadire che questa nuova realtà, pur avendo come solido ancoraggio nazionale l’UDC Svizzera, manterrà la propria autonomia cantonale nella linea politica.

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