Claudio Zali non si dimette e sfida il Governo ticinese
Nonostante la richiesta di dimissioni immediate da parte del Governo ticinese e di tutti i partiti a causa di un'inchiesta penale, Claudio Zali ha respinto le accuse e ha deciso di non lasciare subito il suo incarico, creando una crisi istituzionale.
Claudio Zali respinge le accuse che hanno portato all’apertura di un procedimento penale nei suoi confronti per reati contro l’integrità sessuale e annuncia che non intende lasciare immediatamente il Governo. In una nota diffusa martedì, il consigliere di Stato afferma che l’inchiesta sarebbe nata da una segnalazione “mendace” della donna di 52 anni morta a Melide lo scorso 18 agosto e sostiene che la persona indicata come presunta vittima abbia escluso qualsiasi comportamento illecito da parte sua.
Zali ribadisce la propria innocenza, si dice fiducioso che il procedimento sarà presto chiuso e ritiene che un passo indietro immediato verrebbe interpretato come un’ammissione di responsabilità. Per questo motivo conferma la volontà di restare in carica fino alla data delle dimissioni già annunciata.
Il servizio del Quotidiano della RSI del 2 settembre 2026:
La sua presa di posizione arriva dopo che, “a tutela delle istituzioni e della loro credibilità”, il Consiglio di Stato ticinese ha chiesto a “Claudio Zali di rendere effettive da subito le dimissioni già annunciate”: è quanto si legge in un comunicato diramato martedì pomeriggio al termine di una riunione straordinaria del Governo, indetta dopo la notizia dell’apertura di un nuovo procedimento penale per reati contro l’integrità sessuale nei confronti del capo del Dipartimento del territorio (DT). Zali, si precisa, non ha dato seguito alla richiesta. Il Consiglio di Stato tornerà a “riunirsi mercoledì, in seduta ordinaria, e, in assenza di un passo in questa direzione, procederà alla ridefinizione della conduzione del DT”.
Gli ultimi aggiornamenti nel TG 12.30 della RSI del 2 settembre 2026:
Nella nota si legge infine che “richiamando la dichiarazione pubblica della presidente del Consiglio di Stato Marina Carobbio Guscetti, il Governo ribadisce che in questo momento è fondamentale rispettare scrupolosamente la separazione dei poteri e i principi sui quali si regge lo Stato di diritto. Fra questi principi, vi è anche la presunzione di innocenza che è dovuta a ogni cittadino, indipendentemente dalla sua posizione”.
Chieste le dimissioni di Zali (Il Quotidiano della RSI del 1. settembre 2026):
Anche i partiti chiedono le dimissioni
Anche da parte dei partiti politici sono arrivate richieste di immediate dimissioni di Claudio Zali dal Governo ticinese, e non a fine settembre. “È una brutta notizia in un momento particolarmente delicato per il sistema istituzionale del nostro Cantone”, ha commentato il presidente cantonale del PLR Alessandro Speziali. “La magistratura deve chiarire ogni millimetro di questa vicenda e auspichiamo che sia fatta chiarezza nel minor tempo possibile”.
Laura Riget, copresidente del PS, ha insistito inoltre sulla tipologia di reato di cui è accusato Zali. “Come donna e femminista”, ha affermato, “sono particolarmente preoccupata che ancora una volta il presunto reato riguardi la piaga della violenza di genere, estremamente diffusa in Ticino”. Ha chiesto quindi che vengano messi a disposizione più mezzi per combatterla.
Le reazioni dei partiti (Il Quotidiano della RSI del 1. settembre 2026):
“Il vaso non è solo colmo, ma è straboccato di un bel po’, se si vuole minimamente bene a questa istituzione e salvaguardare quel poco di credibilità rimasto, penso che l’onorevole Zali debba dare le dimissioni immediate”, ha detto dal canto suo a nome del Centro Fiorenzo Dadò. Altrimenti il Governo deve togliergli tutte le competenze, ha aggiunto, “è il minimo”.
Dimissioni immediate sono richieste anche dai Verdi. “In un contesto di crisi e sfiducia istituzionale” restare in carica un altro mese “non è più sostenibile”. Sulla stessa linea anche il Movimento per il socialismo, che ha criticato inoltre il fatto che non tutti i gruppi parlamentari siano stati tempestivamente informati.
La Lega: “Spetta a Zali valutare se ci siano le condizioni per restare fino a settembre”
Reazioni, queste, trasmesse in comunicati o raccolte da SEIDISERA prima che il Governo si esprimesse. Dopo il comunicato del Consiglio di Stato, invece, il coordinatore leghista Daniele Piccaluga ha dichiarato che “spetta a Claudio Zali valutare se esistano le condizioni per restare in carica fino a fine settembre. È una riflessione da compiere con senso di responsabilità, nell’interesse delle istituzioni e del movimento”. Piccaluga ha ribadito che a prescindere da chi è coinvolto, la Lega condanna ogni forma di violenza.
Il nuovo procedimento riguarda gli articoli 191 e 193 del codice penale. Il primo punisce chi approfitta di una persona incapace di discernere, ovvero che non è in grado di capire il valore di quello che sta subendo, oppure che non può resistere, ad esempio per ubriachezza o per le sue condizioni fisiche o mentali.
Il secondo entra invece in gioco quando si sfrutta lo stato di bisogno di una persona oppure si sfruttano i rapporti, come per esempio quelli di lavoro. Le pene previste possono arrivare fino ai dieci anni di carcere.
Nei confronti del consigliere di Stato uscente c’è un altro procedimento penale aperto per abuso di autorità e tentata coazione.
Per Claudio Zali, lo ricordiamo, vale la presunzione di innocenza.
Piero Marchesi pronto a entrare subito in Governo
Piero Marchesi (Unione democratica di centro – UDC, destra conservatrice) si è detto pronto a entrare in carica anche immediatamente come consigliere di Stato.
“Farò quello che è nell’interesse del Cantone. Dunque se sarà necessario entrare prima mi organizzerò per farlo”, ha indicato il primo subentrante sulla lista ai microfoni della RSI. “Bisogna assolutamente fare qualcosa, perché questa situazione fa del male alle istituzioni, fa del male al Paese. E spero che con la collega e i colleghi saremo capaci di raggiungere questo obiettivo”.
Martedì sera Zali non si era ancora espresso, ma il Governo ha fatto sapere che se oggi, mercoledì, il leghista non si dimetterà, gli verrà tolta la conduzione del Dipartimento del territorio. Questo significa rimanere in carica senza potere per i prossimi 28 giorni.
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