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Lotta alla criminalità organizzata: l’obbligo del casellario giudiziale fa scuola 

I diversi permessi di soggiorno.
Per ottenere un permesso di soggiorno nel Moesano (Canton Grigioni) fino alla fine dell'anno si dovrà presentare anche il casellario giudiziale. KEYSTONE/Gaetan Bally

Fino al 31 dicembre 2026, nella Regione Moesa i cittadini UE/AELS che chiedono un nuovo permesso di soggiorno dovranno presentare un estratto del casellario giudiziale. Il progetto pilota dei Grigioni, ispirato alla prassi ticinese, segue il caso Roveredo e incrocia due mozioni già discusse a Berna. 

Il Canton Grigioni ha annunciato il 3 agosto un adeguamento temporaneo della procedura per il rilascio di nuovi permessi nella Regione Moesa. La richiesta dell’estratto del casellario giudiziale riguarda i cittadini degli Stati dell’Unione Europea e dell’Associazione europea di libero scambio (UE/AELS) che presentano una domanda per un permesso L (dimora temporanea), B (dimora con o senza attività lavorativa) o G (frontalieri). La misura è limitata al 31 dicembre 2026. In seguito, il Cantone ne valuterà l’efficacia e le conseguenze pratiche.  

Le autorità cantonali presentano la nuova prassi come uno strumento di sicurezza e prevenzione, destinato a contribuire al contrasto della criminalità organizzata nella regione. Si applicherà alle domande inoltrate sia tramite i Comuni sia attraverso lo sportello online. Gli uffici del controllo abitanti della Regione Moesa saranno coinvolti maggiormente nell’esame degli incarti, affinché i loro accertamenti e le loro valutazioni confluiscano sistematicamente nella decisione cantonale.  

L’Ufficio della migrazione e del diritto civile dei Grigioni (UMDCCollegamento esterno) prevede un onere supplementare, tempi di trattazione più lunghi e un aumento dei dossier pendenti, ma considera sostenibile questo costo alla luce della durata limitata del provvedimento. 

Il caso Roveredo all’origine del cambiamento

La decisione si inserisce nella scia dell’operazione internazionale di polizia che, alla fine di febbraio, ha portato all’arresto di sette persone in Francia e in Italia. Quattro degli arrestati, cittadini stranieri con presunti legami con la criminalità organizzata, risiedevano a Roveredo con permessi B. Uno di loro, un cittadino italiano, aveva ottenuto il permesso nei Grigioni dopo che il Ticino gli aveva negato la stessa autorizzazione a causa di precedenti penali.  

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La vicenda ha così messo in luce le differenze tra le prassi cantonali e ha posto una domanda al centro del dibattito: quali controlli devono precedere il rilascio di un permesso di dimora?  

Nei mesi successivi, il Municipio di Roveredo e il deputato mesolcinese Samuele Censi hanno portato la questione anche a livello grigionese. In aprile, il consigliere di Stato Peter Peyer ha annunciato una modifica della procedura: i richiedenti avrebbero dovuto dichiarare eventuali precedenti penali o procedimenti in corso, aprendo la strada a ulteriori accertamenti.  

Il Ticino come riferimento

Il Ticino rappresenta da oltre un decennio un caso particolare nel panorama svizzero. Dal 2015 le autorità cantonali richiedono sistematicamente l’estratto del casellario giudiziale anche ai cittadini UE/AELS che chiedono un permesso di soggiorno. Nel dibattito seguito al caso Roveredo, questa prassi è stata più volte citata come possibile modello per rafforzare i controlli. La decisione grigionese di introdurre la misura nel Moesano nasce infatti in stretto coordinamento con il Ticino e costituisce, almeno per ora, una sua applicazione circoscritta a livello regionale. 

Due mozioni ticinesi a Berna

La questione è arrivata anche alle Camere federali. Il 19 marzo 2026 il consigliere agli Stati ticinese Marco Chiesa e il consigliere nazionale ticinese Piero Marchesi, entrambi esponenti dell’Unione democratica di centro (UDC, destra sovranista), hanno depositato due mozioni convergenti sull’obbligo di consultare il casellario giudiziale prima del rilascio di un permesso di soggiorno.  

La mozione ChiesaCollegamento esterno chiede di modificare le basi legali affinché le persone con precedenti penali non ottengano un permesso di dimora e affinché l’autorizzazione sia rilasciata solo dopo la consultazione degli estratti del casellario del Paese d’origine e di provenienza. Il testo richiama il modello ticinese e il caso della Mesolcina.  

La proposta di MarchesiCollegamento esterno chiede invece di obbligare tutti i Cantoni a richiedere sistematicamente il casellario del Paese d’origine o di provenienza per il rilascio dei permessi. Prevede inoltre la richiesta dell’estratto svizzero al momento del rinnovo e affida al Consiglio federale la definizione dei criteri applicativi.  

Il 16 giugno il Consiglio nazionale ha approvato la mozione Marchesi con 121 voti contro 71 e 4 astensioni. Il giorno successivo, il Consiglio degli Stati ha accolto la mozione Chiesa con 26 voti contro 11.  

Il parere contrario del Consiglio federale

Il Consiglio federale si oppone a un obbligo generalizzato. Nei pareri allegati alle mozioni, il Governo ricorda che per i cittadini di Paesi terzi la legge consente già alle autorità di chiedere l’estratto del casellario del Paese d’origine o di provenienza. Rendere automatica questa possibilità, secondo l’Esecutivo, aumenterebbe il carico amministrativo e la durata delle procedure.  

Per i cittadini che beneficiano dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC) o della Convenzione AELS, il margine è più ristretto. Le autorità migratorie possono chiedere informazioni sui precedenti quando lo ritengono indispensabile o in presenza di sospetti, ma una richiesta sistematica non sarebbe compatibile con l’ALC, secondo il Consiglio federale.  

Il Governo ha indicato due piste di lavoro: colloqui esplorativi con l’Unione Europea in vista di un’eventuale adesione della Svizzera ai sistemi ECRISCollegamento esterno, che consente alle autorità giudiziarie degli Stati membri di scambiarsi elettronicamente informazioni sui precedenti penali, ed ECRIS-TCNCollegamento esterno, banca dati collegata che permette di individuare in quali Paesi UE risultano eventuali condanne di cittadini di Paesi terzi. Il Governo intende inoltre esaminare un possibile accordo bilaterale con l’Italia per lo scambio di dati del casellario giudiziale. 

La misura del Moesano resta un test regionale e a tempo determinato. Alla scadenza del periodo di prova, il Cantone dovrà valutarne gli effetti. Nel frattempo, il modello ticinese, il caso Roveredo e le due mozioni hanno trasformato una questione locale in un tema nazionale: come garantire la sicurezza rendendo più omogenei i controlli sui permessi, senza uscire dal quadro della libera circolazione.

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