Dopo il caso Roveredo, i Grigioni alzano la guardia contro la criminalità organizzata
Per la terza volta in sei mesi il Parlamento grigionese ha affrontato il tema della criminalità organizzata. Stavolta, però, il dibattito si è tradotto in un segnale politico forte: il Gran Consiglio ha approvato all’unanimità una mozione per rafforzare gli strumenti contro le infiltrazioni mafiose.
L’unanimità con cui il Gran Consiglio ha approvato la mozione è forse l’aspetto più significativo. Più ancora delle misure proposte, il voto segnala quanto la criminalità organizzata sia diventata una preoccupazione condivisa anche nei Grigioni.
Da tema marginale a priorità politica
La mozioneCollegamento esterno, presentata dalla deputata del Centro Sandra Maissen, chiede al Governo di sfruttare al massimo le possibilità giuridiche esistenti nei controlli legati ai permessi di soggiorno, di effettuare verifiche sistematiche nelle situazioni considerate sensibili e d’introdurre un sistema di sorveglianza per le società considerate a rischio di riciclaggio o infiltrazione criminale. Tra le richieste figura anche la valutazione di un ufficio centrale incaricato di raccogliere le segnalazioni relative a società sospette.
L’atto chiede al Governo grigionese quattro interventi principali:
Migliorare i controlli sui permessi di soggiorno, verificando sistematicamente se in altri Cantoni vi siano stati rifiuti, revoche o informazioni rilevanti sotto il profilo della sicurezza prima di concedere o rinnovare un’autorizzazione.
Affiancare l’autodichiarazione dei richiedenti con verifiche concrete, sfruttando tutte le possibilità consentite dal diritto, compresa la richiesta del casellario giudiziale nei casi previsti.
Sorvegliare maggiormente le società considerate a rischio, in particolare le società di domicilio e quelle potenzialmente utilizzabili per riciclaggio di denaro, individuando i beneficiari effettivi e contrastando le società fittizie.
Applicare in modo sistematico nei Grigioni la strategia federale contro la criminalità organizzata, con una situazione aggiornata del fenomeno, competenze chiare e un rapporto annuale al Parlamento sui risultati ottenuti.
Il fatto che la mozione sia stata approvata senza opposizioni è indicativo del clima politico attuale. La lotta alla criminalità organizzata non è più percepita come una questione confinata alle grandi città italiane o alle regioni di frontiera, ma come una responsabilità che riguarda direttamente anche i Grigioni.
Samuele Censi, granconsigliere grigionese e sindaco di Grono, è stato tra i primi a sollevare la questione in Gran Consiglio. Secondo lui, l’approvazione unanime della mozione conferma la maggiore consapevolezza maturata negli ultimi anni: “La nostra preoccupazione iniziale era che venisse percepito come un problema esclusivamente locale. Ora il Governo sa che si tratta di un problema anche cantonale”. E aggiunge: “Dalla risposta del Governo emerge che esso ha cambiato marcia sul tema. Questo significa che gli atti parlamentari che abbiamo più volte inoltrato e discusso sono serviti”.
L’ombra lunga del caso Roveredo
Dietro questo crescente interesse c’è soprattutto il caso di Roveredo, che negli ultimi anni ha attirato l’attenzione delle autorità svizzere e italiane. Le inchieste e gli accertamenti emersi attorno al villaggio mesolcinese hanno contribuito a riaccendere il dibattito sulla capacità delle organizzazioni criminali di utilizzare territori periferici e aree di confine per investimenti, attività economiche e operazioni di riciclaggio.
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Roveredo, specchio di una Svizzera vulnerabile all’infiltrazione mafiosa
Da allora il tema è tornato più volte nell’agenda politica cantonale. Prima con le domande del granconsigliere Samuele Censi, poi con un’interpellanzaCollegamento esterno dedicata agli strumenti a disposizione delle autorità e ora con una mozione che punta a trasformare la preoccupazione politica in misure concrete.
Censi considera il caso di Roveredo un punto di svolta: “Sicuramente. È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e ha sensibilizzato tutti. Il problema riguarda anche la società civile: chi affitta una casa, per esempio, ha la sua quota di responsabilità. La politica e la giustizia fanno la loro parte, ma le responsabilità dobbiamo assumercele tutti”.
I primi controlli sono già partiti
Il Governo grigionese sottolinea di non essere rimasto fermo. Da maggio chi richiede un permesso di soggiorno deve compilare un’autodichiarazione sui propri precedenti penali e su eventuali procedimenti in corso. Dichiarazioni false possono costituire un motivo per la revoca di un permesso già concesso.
Nel Moesano è inoltre in corso un progetto pilota che riguarda le cittadine e i cittadini dell’UE e dell’AELS. Chi richiede determinati permessi di soggiorno, così come stagionali e frontalieri, deve presentare un estratto del casellario giudiziale. La sperimentazione proseguirà fino alla fine dell’anno.
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Lotta alla criminalità organizzata: l’obbligo del casellario giudiziale fa scuola
Si tratta di misure che mostrano la volontà delle autorità di aumentare i controlli, pur entro i limiti imposti dal diritto federale e dagli accordi internazionali. Il consigliere di Stato Peter Peyer ha infatti ricordato che non è giuridicamente possibile esigere sistematicamente il casellario giudiziale da tutti i richiedenti del Cantone.
Censi sottolinea che la mozione intende spingere il Cantone fino ai limiti del quadro vigente: “Non possiamo fare il passo più lungo della gamba. Ora gli uffici cantonali lavorano in rete con tutti i vari attori coinvolti”. Il margine cantonale, osserva, resta decisivo: “Se ci saranno decisioni a livello federale, i Grigioni saranno pronti ad adottarle”.
Una strategia per il lungo periodo
L’aspetto forse più significativo emerso dal dibattito riguarda però il futuro. Il Dipartimento di giustizia, sicurezza e sanità sta lavorando a una strategia cantonale contro il crimine organizzato. Entro quest’anno dovrebbe essere commissionata una perizia giuridica esterna per chiarire quali siano i margini di manovra delle autorità e come migliorare lo scambio d’informazioni tra i diversi servizi coinvolti. Le prime misure sono previste nel 2028, mentre una valutazione complessiva è già stata fissata per il 2030.
“Bisogna essere consapevoli che questi fenomeni mafiosi sono sempre più avanti rispetto alla politica e alle misure che essa adotta”
Samuele Censi, granconsigliere grigionese
Secondo Peyer, l’obiettivo è fare della lotta alla criminalità organizzata un compito permanente dell’intera amministrazione cantonale e non una semplice risposta a casi isolati.
Per Censi, il Piano cantonale sulla criminalità rappresenta “una buona misura nel breve e medio termine”. Il granconsigliere mette tuttavia in guardia da aspettative eccessive: “Bisogna essere consapevoli che questi fenomeni mafiosi sono sempre più avanti rispetto alla politica e alle misure che essa adotta. Si tende ormai soltanto a reagire. È un mondo complesso. Con quello che stiamo facendo non risolviamo il problema, ma apportiamo dei miglioramenti. Ed è già qualcosa”.
Un segnale che va oltre i Grigioni
La decisione del Parlamento retico arriva in un momento in cui diversi Cantoni svizzeri stanno rafforzando l’attenzione verso i fenomeni d’infiltrazione mafiosa nell’economia legale. Anche a livello federale, negli ultimi mesi, il Parlamento ha approvato interventi di GianiniCollegamento esterno, FarinelliCollegamento esterno, ChiesaCollegamento esterno e del gruppo UDCCollegamento esterno che chiedono controlli più rigorosi sui precedenti penali di chi richiede un permesso di soggiorno, sulla scia di casi che hanno riacceso il dibattito sulla capacità delle autorità d’intercettare tempestivamente fenomeni di criminalità organizzata.
Per i Grigioni, crocevia tra Svizzera e Italia e porta d’accesso a importanti assi di transito alpini, la sfida consiste nel conciliare apertura economica e vigilanza. Il voto unanime di Coira non rappresenta una svolta investigativa né l’annuncio di nuove inchieste. Segna però un cambio di passo politico: dopo il caso Roveredo e il dibattito che ne è seguito, il contrasto alla criminalità organizzata entra stabilmente nell’agenda cantonale.
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