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UBS acquista Credit Suisse per tre miliardi di franchi

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Assieme alla fusione tra UBS e Società di Banche Svizzere nel 1997, quella decisa domenica è la più importante transazione nel mondo bancario elvetico dell'ultimo secolo. © Keystone / Michael Buholzer

In grosse difficoltà, Credit Suisse viene rilevata dalla sua storica rivale dopo un frenetico fine settimana per raggiungere un accordo al fine di evitare un tracollo che avrebbe messo in serie difficoltà le piazze finanziarie internazionali.

Quella che fine a pochi giorni fa sembrava essere fantafinanza è diventata realtà nello spazio di 48 ore: UBS ha acquisito Credit Suisse per 3 miliardi di franchi svizzeri.

Ogni azione di Credit Suisse viene così valorizzata al prezzo di 0,76 franchi, ben al di sotto della quotazione di chiusura di venerdì (1,86 franchi).

L’operazione comprende anche un intervento della Banca nazionale svizzera (BNS), che fornirà 100 miliardi di franchi di liquidità a UBS e Credit Suisse durante l’acquisizione. Il Governo elvetico ha accettato di fornire a UBS una garanzia fino a 9 miliardi di franchi svizzeri nel caso in cui dovessero venire a galla problemi molto specifici nel portafoglio di Credit Suisse, ha indicato domenica sera la ministra delle finanze Karin Keller-Sutter, durante una conferenza stampa a Berna.

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Il crollo del Credit Suisse, una banca “too big to fail” (troppo grande per fallire), avrebbe causato “turbolenze economiche irreparabili” in Svizzera e nel mondo, ha sottolineato Karin Keller-Sutter. L’acquisizione ha “posto le basi per una maggiore stabilità”.

“È la soluzione migliore per riportare fiducia”, gli ha fatto eco il presidente della Confederazione Alain Berset.

Il presidente del Consiglio d’amministrazione di Credit Suisse Axel Lehmann ha definito l’acquisizione un evento “storico, triste e impegnativo”. L’entità combinata sarà guidata dall’attuale amministratore delegato di UBS Ralph Hamers e dal presidente del Cda Colm Kelleher.

Secondo quanto riferito, il Governo svizzero ha spinto verso l’acquisizione mettendo nell’angolo i principali azionisti di Credit Suisse, tra cui la Saudi National Bank e il Qatar Investment Fund, che lo scorso anno hanno investito miliardi nella banca.

La fusione tra questi colossi, entrambi appartenenti all’esclusivo club delle 30 banche troppo grandi per fallire, doveva essere completata e annunciata in tempo per l’apertura dei mercati asiatici.

Ora si aspetta l’apertura delle borse

La speranza è che ciò sia sufficiente per evitare un panico generalizzato.

Il settore bancario è sotto stress da quando le principali banche centrali hanno aumentato bruscamente i tassi nel tentativo di controllare l’inflazione. Molti istituti non erano preparati dopo anni di denaro a basso costo.

Il recente fallimento della Silicon Valley Bank negli Stati Uniti e di altre banche regionali americane ha aumentato l’ansia degli investitori e li ha spinti a vendere i titoli delle banche considerate anelli deboli.

È il caso del Credit Suisse, che negli ultimi due anni è passato da uno scandalo a un altro.

La banca svizzera ha cercato di correre ai ripari, con un importante piano di ristrutturazione triennale. Ciò non sembra però aver convinto gli investitori e la banca con sede a Zurigo ha avuto difficoltà ad accedere alle liquidità a prezzi ragionevoli.

Il pacchetto di salvataggio da 50 miliardi di franchi decretato mercoledì dalla Banca Centrale Svizzera, dopo una giornata nera in borsa, ha dato alla banca solo una breve tregua.

+ Credit Suisse, cosa è andato storto?

Le autorità di regolamentazione e il Governo federale hanno dovuto affrontare un’immensa pressione da parte dei principali partner economici della Svizzera per risanare la situazione prima degenerasse e contaminasse la finanza internazionale.

Secondo il Financial Times e il Blick, i clienti della banca hanno ritirato 10 miliardi di franchi svizzeri in un solo giorno alla fine della scorsa settimana.

UBS, da paria a salvatore

UBS, che ha impiegato diversi anni per riprendersi dallo shock della crisi finanziaria del 2008 e ha potuto contare su massiccio intervento statale, sta iniziando a raccogliere i frutti dei suoi sforzi. Ci sono volute però molte pressioni da parte delle autorità prima che le sfere dirigenziali della banca accettassero di assumere il ruolo di salvatore di Credit Suisse.

Anche la Commissione per la concorrenza potrebbe sollevare dei dubbi a seconda della configurazione dell’acquisizione.

Le discussioni si sono concentrate anche sul destino del ramo svizzero del Credit Suisse, una delle parti redditizie del gruppo, che l’anno scorso ha perso 7,3 miliardi di franchi svizzeri e prevede ancora perdite “sostanziali” nel 2023.

Questo ramo comprende il retail banking e i prestiti alle PMI. Una delle strade prese in considerazione dagli analisti è la quotazione in borsa, che potrebbe limitare i licenziamenti in Svizzera a causa della duplicazione delle attività di UBS.

Domenica, il sindacato svizzero dei banchieri ha “chiesto” la partecipazione delle parti sociali alle discussioni, vista la posta in gioco “enorme” per i posti di lavoro.

Il sospiro di sollievo europeo

La presidente della Banca centrale europea (BCE) Christine Lagarde ha elogiato domenica la “rapida azione” delle autorità svizzere nel facilitare l’acquisizione del gruppo bancario Credit Suisse da parte di UBS, affermando che le decisioni “contribuiranno a ripristinare condizioni di mercato ordinate”.

Queste decisioni aiuteranno anche a “garantire la stabilità finanziaria”, ha aggiunto Lagarde in un comunicato, assicurando che “il settore bancario dell’eurozona è resistente, con forti posizioni di capitale e liquidità”.


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