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Lezioni (aconfessionali) di religione? No di Bellinzona

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Questo contenuto è stato pubblicato il 24 aprile 2017 - 21:05
tvsvizzera/spal con RSI (Quotidiano del 24.4.2017)

Il governo ticinese non intende introdurre, diversamente da altri cantoni svizzeri, una lezione sulle religioni di tipo aconfessionale senza il consenso delle principali chiese.

L’esecutivo cantonale, bocciando l’iniziativa del deputato liberale radicale Matteo Quadranti, opta quindi - forse per prevenire eventuali attriti con la diocesi di Lugano - per mantenere la situazione esistente nonostante il dibattito che in Ticino continua da oltre un quindicennio e l’oggettiva crisi in cui versa il corso tradizionale sulle due principali fedi in Svizzera, quella cattolica e quella evangelica-riformata.

Cosa dice l'iniziativa Quadranti

La proposta a “doppio binario”, che sarà comunque discussa dal parlamento cantonale, intende affiancare all’insegnamento confessionale facoltativo (la Costituzione federale vieta di imporre una determinata fede), lezioni obbligatorie sulle religioni con un approccio culturale e storico (e soprattutto aconfessionale).

Ma il progetto non piace soprattutto agli ambienti cattolici, sia perché ridurrebbe il numero delle lezioni del corso tradizionale, sia perché trasferirebbe i relativi oneri dalla scuola alle chiese interessate. Se il Gran Consiglio aderirà quindi all’invito del governo di Bellinzona sarà evitato il braccio di ferro con la diocesi.

Ma la crisi del corso tradizionale resterà inalterata, come testimoniano le crude cifre. In quarta media solo il 4% degli allievi frequenta la lezione di religione e nelle medie-superiori (licei e a scuole di commercio) gli studenti interessati sono solo il 3,84% (lo 0,25% quelli che seguono l’insegnamento evangelico).

La situazione in Svizzera

In Svizzera, paese che - è bene ricordarlo - al di là delle leggende e dei miti fondativi, è nata concretamente come Stato (federale) nel 1848 in seguito a una guerra civile tra cattolici e riformati, la materia è particolarmente delicata e non esiste una visione unitaria, in considerazione anche della particolare struttura istituzionale in cui i cantoni godono di estese autonomie.

In ogni caso, vista la difficoltà delle due confessioni tradizionali (in perdita verticale di consensi), oltre Gottardo si stanno affermando insegnamenti obbligatori per tutti gli studenti di tipo aconfessionale che mirano a sviluppare la conoscenza, soprattutto a livello storico, culturale ed etico, delle varie confessioni. Un fenomeno nato a Berna negli anni ’90 ma che si è ben presto diffuso nei cantoni cattolici della Svizzera Centrale.

Ma spesso incontra l’opposizione delle due chiese che preferiscono lezioni facoltative ma impartite da catechisti di loro fiducia piuttosto che da docenti cantonali di ruolo. Il parlamento ticinese dovrà decidere ora la via che intende imboccare al riguardo il cantone italofono. 

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